Pubblicato in: Dom, Ott 6th, 2013

118. Dieci anni di vite salvate sul filo

Come intervenite quando succede qualcosa in mare?

Quando succede qualcosa in mare abbiamo un protocollo operativo del 2008 con la capitaneria di porto, in base al quale sono previsti degli inter­venti sinergici. A fine agosto, inoltre, ci sono state date in donazione tre idro­moto idonee per l’attività di rescue, cioè di recupero del paziente. L’utiliz­zo è previsto per la prossima stagione estiva, ossia nei mesi in cui sono più frequenti gli incidenti in mare.

Quali sono i mezzi e gli strumenti di cui vi avvalete per i vostri inter­venti?

A parte le ambulanze che teniamo in perfetto funzionamento e che sosti­tuiamo al raggiungimento dei 150 km, all’interno del mezzo abbiamo molti strumenti che prima non c’erano, tutti gli elettromedicali possibili da traspor­tare: elettrocardiografi, defribillato­ri, pes maker trans cutanei. Abbiamo tutta una serie di presidi che sono un piccolo, ma completo, pronto soccorso mobile. È possibile anche fare l’elet­trocardiogramma con un referto online in tempo reale presso un cardiologo di Bari che legge l’elettrocardiogramma e dà una risposta in tempo reale.

In casi gravi in cui è impossibile esercitare un intervento risolutore, e ci riferiamo nello specifico a un decesso, secondo quali modalità vi muovete?

Prima di tutto è bene precisare che l’ambulanza non trasporta perso­ne morte ma pazienti, a meno che non muoiano in itinere, e in questo caso esiste una procedura secondo la qua­le si raggiunge comunque l’ospedale e porta il defunto alla camera mortuaria, dove successivamente viene espletata l’autopsia. Di fronte a un decesso, se questo è avvenuto prima del carica­ mento del paziente sull’ambulanza, allora, come prescrive la legge, si re­gistra l’elettro-cardiogramma per venti minuti poi si consegna ai familiari, e si fa chiamare il medico di famiglia che deve stilare il modulo Istat, necessario per avviare le procedure di sepoltura. Per le morti accidentali o dove ci sono dei dubbi allora si informa la polizia giudiziaria e i carabinieri che, a loro volta, avvisano i parenti.

Se ci sono poi infortuni o decessi sul lavoro si chia­mano i carabinieri che si rivolgono al magistrato di turno che procede alle indagini, e si avvisa lo spesal che fa le indagini sulla sicurezza del cantiere, o del luogo di lavoro in generale. Quan­do ci siamo trovati in casi di decessi sospetti, omicidio o suicidio, che poi si potrebbero trasformare in procedi­menti verso terzi, avvertiamo l’autorità giudiziaria esponendo i nostri dubbi sul decesso di quella persona, e compi­liamo la cosiddetta “crime card” che è un documento interno che ha la funzio­ne di promemoria, e permette una descrizione ­dettagliata di tutto quello che il sanitario trova sul luogo, dalla posi­zione del morto agli oggetti che lo cir­condano. Questa card serve per evitare che nell’espletamento delle manovre di rianimazione si possano inquinare ele­menti utili per l’indagine.

In situazioni, in cui ci siano margini di intervento ospedaliero successi­vo al vostro intervento, e ci augu­riamo siano la maggior parte, dove termina la vostra azione?

Quando si può intervenire portiamo il paziente nell’ospedale più idoneo a rispondere alle sue esigenze. Per i co­dici verdi vanno bene tutti gli ospedali, ma quando si tratta di codice giallo o rosso si deve stabilire quale è l’ospe­dale più qualificato, ovvero quello in cui ci sono le discipline giuste per la patologia in questione. Questo al fine di evitare i trasporti secondari, cioè lo spostamento verso un secondo presidio ospedaliero, con conseguente perdita di tempo per il paziente, e disagi per gli operatori.

Quali sono le problematiche che ri­tiene opportuno denunciare e quali le eccellenze che vuole evidenziare?

C’è molto da migliorare, per esem­pio il personale potrebbe essere di più, sia perché negli anni in cui siamo nati c’è stato un riordino del sistema ospe­daliero e l’impossibilità di trovare l’ospedale vicino al proprio territorio di appartenenza ha comportato un’e­scalation di chiamate di soccorsi, sia per l’aumento del flusso turistico. Tutto questo mantenendo le stesse unità di organico, quindi, è chiaro che sarebbe necessario un rinforzo per garantire tempi più brevi di soccorso e maggio­re assistenza. L’eccellenza è costitu­ita dalle numerose lettere di encomio che ci pervengono da tutto il mondo, l’ultima ci è arrivata dal Messico, da parte di una signora di Cancùn che ci ringrazia per l’assistenza che le abbia­mo prestato nel periodo in cui era in vacanza nel Salento.

In un italiano ap­prossimativo scrive “Sono una ragazza messicana e sono stata ricoverata cin­que giorni presso il Vito Fazzi, adesso sono appena tornata in Messico dopo una vacanza di due mesi per l’Europa e scrivere questa lettera è una cosa a cui ci tenevo veramente tanto per rin­graziare tutto il personale del 118”. Queste sono cose che ci danno la forza e il coraggio di continuare nonostante le difficoltà di un lavoro usurante, e ca­rico di responsabilità. E allora grazie a tutti gli operatori del 118 a nome di tutte le persone del mondo soccorse in tutti questi anni: grazie, thanks, merci, danke, gracias!

I NUMERI NELL’ANNO 2012

100.254

CHIAMATE

66.633

SOCCORSI

17.452

CODICI INTERVENTO

548

VALUTAZIONE SANITARIA

5.962

EMERGENZE LECCE

 

Pagine a cura di Maria Rosaria Contaldo

Pages: 1 2

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti