2006 – 2015/FILIPPO SMALDONE… SANTO DA 10 ANNI
Salesiane dei Sacri Cuori. Nascita e sviluppo di una Congregazione
EVANGELIZZARE GLI ULTIMI CON L’EDUCAZIONE E L’ISTRUZIONE
“Bisogna perdere tempo per educare: oggi, invece, ci è chiesto di fare in fretta, perché il vero nemico che regge l’immagine del negativo della società è legato ad un eccesso di economicismo che mercifica ogni cosa”.
Alla presenza delle autorità civili e religiose, la sera del 15 ottobre scorso, si è svolta presso l’Istituto “Filippo Smaldone” una tavola rotonda per la presentazione del volume “Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Nascita e sviluppo di una Congregazione” di Hervè Cavallera, ordinario di Storia della Pedagogia dell’Università del Salento, e di Suor Ines De Giorgi, Madre Generale della Congregazione. All’evento sono intervenuti anche il prof. Gaetano Mollo, ordinario di Pedagogia all’Università di Perugia, e l’Arcivescovo di Lecce, mons. D’Ambrosio. Il moderatore, dott. Marcello Favale, ha rivolto agli ospiti alcune domande sulla necessità di “non dimenticare il passato e le proprie radici storiche per valorizzare il presente e progettare il futuro”. In particolare riferendosi al prof. Cavallera ha chiesto: “Il suo libro non è una semplice descrizione della storia, ma ne è stato letteralmente catturato. È vero?”. Sì, e io devo, come accade ad un autore di un libro, dare testimonianza della gioia e affetto con cui tutte le sorelle mi hanno accolto. Da quando sono stato “risucchiato” nell’interessarmi di don Smaldone ho scoperto un mondo di suore che hanno dato se stesse all’opera e saputo comunicarlo a me: ne sono loro grato. Di solito mi innamoro di quello che scrivo e questa vicenda è pari a una bella favola che mi ha esaltato come essere umano, come salentino e come leccese.
Quali impressioni le ha suscitato la storia?
Tutto parte da un povero prete di non grande importanza che viene a fine ‘800 in una Lecce laica e positivista e cerca di alleviare le sofferenze dei poveri. L’handicap peggiore non è la cecità, ma l’essere sordomuti dalla nascita. Ci impedisce di entrare in contatto e ciò è traumatico, tanto che nella cultura dell’800 era mentalità diffusa il dover venire incontro a questi indigenti, altrimenti, non avrebbero conosciuto gli elementi di salvezza. Smaldone capisce che da solo non può farcela e ha l’intuizione della Congregazione di cui scrive le regole e le fa approvare da un coevo,potente vescovo. Inizia una storia bella nonostante le disavventure che da un lato feriscono, ma dall’altro rafforzano.
Come si inserirono le suore nel cammino per la canonizzazione?
Si posero umili, sempre gentili e aperte come le donne pugliesi, con il loro tipico sorriso, sentendo subito il problema dell’identità: “Di chi siamo figlie?”. Comprendendo che il punto nodale era battersi per riconoscere veramente il Fondatore, si spostarono a Roma, vi edificarono una casa, mentre iniziava il processo lento della canonizzazione. E, intanto, cresceva l’associazionismo laico. Gradualmente le suore si sono allargate al mondo esterno, dove sono il bisogno, la povertà, la sofferenza: in America Latina, nell’Africa, nell’Asia. Sapendo scegliere le persone giuste al momento giusto, si espandono nel mondo e al tempo stesso riconducono il mondo verso la Chiesa e mostrano che il senso della comunità umana è veramente divino quando è mosso dalla virtù.
L’opera della Congregazione è recuperare gli ultimi. I sordi, se non riescono a comunicare con il resto della società rimangono emarginati, nonostante tutte le sue aperture. Non è vero, professore?
Il merito della Congregazione è aver coniugato due elementi di fondo: l’evangelizzazione degli ultimi e l’educazione e l’istruzione. Bisogna perdere tempo per educare: oggi, invece, ci è chiesto di fare in fretta, perché il vero nemico che regge l’immagine del negativo della società è legato ad un eccesso di economicismo che mercifica ogni cosa. Conta solo la produzione attraverso il risparmio economico. La Chiesa, le Salesiane non hanno mai risparmiato. Hanno sempre saputo costruire: e per questo sono rimaste unite e, se continueranno a dare recuperando il vero, il bello, il buono, potremo pensare che ancora la luce del Cielo si degna di restare in questo mondo.




















