2006 – 2015/FILIPPO SMALDONE… SANTO DA 10 ANNI
IL SANTO/I BIMBI SORDI NEL CUORE UNA FAMIGLIA RELIGIOSA AL LORO SERVIZIO
Filippo Smaldone nacque a Napoli il 2 luglio 1848 da Antonio e Maria Concetta De Luca, primogenito di sette figli di una famiglia cristianamente impegnata. Fin da bambino respirò l’atmosfera delle “Cappelle serotine”, aperte da S. Alfonso Maria De’ Liguori, dove egli imparò a condividere la povertà, la miseria e l’emarginazione dei ragazzi del popolo e, nel contempo, il suo cuore buono e generoso si apriva alla fede, alla preghiera, alla donazione agli altri. Si radicò profondamente in lui l’amore all’Eucarestia e la devozione alla Madonna della Purità. Da chierico esterno frequentò il Seminario e continuò a vivere in famiglia, dedicandosi alla catechesi e alle opere di carità dei più infelici: i detenuti, gli infermi e, specie, i sordomuti. Dopo tanti ostacoli, consacrato sacerdote il 23 settembre 1871, iniziò il difficile lavoro tra i poveri di ogni settore. Pur avvertendo la chiamata alla missione in Cina, ostacolato da suo padre e in obbedienza al suo direttore spirituale, don Giustiniani, si dedicò all’opera missionaria in Italia. Il 29 gennaio 1876 si trasferì nella Pia Casa dei Sordomuti in Napoli, aperta da Lorenzo Apicella. Ma la sua preparazione pedagogico – culturale, l’esperienza e soprattutto la luce e il fuoco che ardevano nel suo cuore gli fecero intuire il bisogno di sostenere i sordi con persone qualificate, amabili e pazienti, testimoni autentiche per una missione tra loro nel meridione.
Fondò un’istituzione specifica per l’educazione dei bimbi privi dell’udito a Lecce il 25 marzo 1885. Tre giovanette furono i primi germogli della sua Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, poste sotto la protezione di S. Francesco di Sales. L’opera, benedetta dal Vescovo mons. Salvatore Zola, pur tra tante vicissitudini e persecuzioni, si estese in tutto il sud, mentre il numero delle Suore Salesiane aumentava nelle scuole, negli ospedali, nelle parrocchie, nei laboratori. Don Filippo, sopportando lotte e contraddizioni, fu amato e stimato da quanti conobbero il suo zelo. Suo motto era: “Non si può educare, se non si ama”, poiché è l’amore con cui si insegna il fondamento di ogni relazione educativa. Dai Cuori di Cristo e di Maria le Salesiane dovevano apprendere e praticare la bontà, la dolcezza, la serenità, la gioia, l’equilibrio, la fortezza e l’amore. Quest’ultimo doveva basarsi sul rispetto, la giustizia, la liberazione e la crescita dell’altro. L’amore preferenziale di Gesù per i poveri fu la stessa missione del santo, il quale, sciogliendo il nodo della lingua, “Effatà – Apriti”, seppe restituire ai sordi la capacità di ascoltare, parlare, conoscere, amare. Primo zelatore del culto eucaristico con l’istituzione delle Dame Adoratrici dell’Eucarestia e guida spirituale di seminaristi, sacerdoti e claustrali, trascorse gli ultimi anni tra grandi sofferenze fisiche da lui accettate serenamente. Dopo la sua morte a Lecce, avvenuta la sera del 4 giugno 1923, si diffusero la fama della sua santità, le grazie e i prodigi per sua intercessione.
















