28 GIUGNO 2015/L’EREDITÀ SPIRITUALE DELL’ARCIVESCOVO RUPPI
CROCE E SEQUELA
“Lascio – prosegue il pastore emerito – ai fedeli tutti e particolarmente ai sacerdoti l’invito ad essere uomini e donne di fede: la fede ci salva e ci salverà in eterno. Il prete oggi deve essere testimone di speranza e testimone di carità. Dio sa quanto è cresciuta nel mio animo la virtù della speranza: da piccina piccina, è diventata grande; mi ha fatto essere sereno di fronte alla scoperta del cancro al polmone; mi ha sorretto negli esami molteplici, nella cura non lieve delle sedute chemioterapiche; mi ha sottoposto alle cure più svariate, accrescendo la fede nella presenza di Dio nella mia vita. Da ragazzo ho sperimentato largamente la povertà: da vecchio sperimento il valore della sofferenza fisica e lascio a tutti la lezione di accettare la sofferenza e i dolori, pensando alla sofferenza della Croce, di Cristo che ha detto più volte negli ultimi anni: ‘Se vuoi venire dietro di me, prendi la tua croce e seguimi”.
AI SUOI SACERDOTI
“Una parola speciale – le ultime righe del testamento spirituale di mons. Ruppi – vorrei consegnare ai tanti sacerdoti che ho avuto la gioia di ordinare: siate pieni di gioia! Servite con sacrificio la Chiesa, dispensate speranza e diffondete carità, col vostro esempio. Conservo, nella memoria di Dio, tutti i sacerdoti che ho incontrato nel mio lungo episcopato: quanto sono stati buoni e amabili con me! Un clero meraviglioso: quelli di Termoli-Larino e quelli di Lecce; quanti sacrifici essi fanno nella vita! Quanto devo ad essi in compatimento, affetto a amicizia. Tutti ricordo al Signore; per tutti prego; a tutti chiedo la preghiera”.
IL PROGRAMMA
Appuntamento in Piazza Duomo per la comunità diocesana il prossimo 28 giugno. La Chiesa di Lecce con il suo Pastore vogliono ricordare con la riflessione e la preghiera, la figura di mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo di Lecce dal 1989 al 2009. Alle 17,30 nell’antico seminario una conferenza dal titolo “Il ministero leccese di mons. Cosmo Francesco Ruppi”. Interverrà mons. Salvatore Palese, docente di Storia della Chiesa. Alle 19 in cattedrale, la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Domenico D’Ambrosio. Al termine della messa verrà scoperta una lapide in ricordo dell’Arcivescovo defunto.
MONS. D’AMBROSIO: “INSONNE APOSTOLO, SAPIENTE INTERPRETE DEL VANGELO”
Non perde mai l’occasione l’Arcivescovo D’Ambrosio di ricordare ai sacerdoti e ai fedeli la figura di mons. Ruppi, i segni lasciati dal suo episcopato nel Salento, la forza delle sue idee, l’esempio di fede e carità profuso in otre vent’anni di ministero. Il giorno della sua morte scrisse una bellissima lettera ai sacerdoti leccesi per annunciarne il ritorno al Padre. In essa, l’attuale pastore della Chiesa di Lecce, tracciava il profilo dell’uomo e del Vescovo Ruppi, cogliendo tratti e caratteristiche di una tale profondità che volentieri riproponiamo ai lettori a quattro anni dalla sua morte. Ecco alcuni brani del messaggio. “Da tempo – scriveva mons. D’Ambrosio quel 29 maggio 2011 – lottava con forze ma soprattutto con adesione piena alla volontà del Signore, contro il male che ha posto fine alla sua diuturna, laboriosa, feconda giornata terrena che da sempre, con generosità totale e fedeltà senza riserve, lo ha visto impegnato al servizio del Regno di Dio e all’annunzio costante della Parola di salvezza”. “Pochi giorni fa – ricordava ai sacerdoti della diocesi di Lecce – nell’ultima mia visita mi ero reso conto dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, della sua debolezza fisica ma, nello stesso tempo, anche della sua voglia di lottare per continuare a dedicarsi al servizio della preghiera, in particolare per la sua cara Lecce e per i suoi sacerdoti, e all’annunzio del Vangelo sui media che lo hanno avuto impareggiabile protagonista per molti decenni della sua vita. Ho capito che avvertiva come vicina la chiamata del Signore che attendeva con serenità, per la manifestazione di affetto particolare che mi ha riservato nel saluto di congedo, rinnovando il suo amore alla cara Chiesa di Lecce, a voi in particolare”.
“Non possiamo dimenticare – scriveva l’Arcivescovo – l’operoso ministero episcopale che per venti anni lo ha visto tra noi insonne apostolo, intelligente e sapiente interprete del Vangelo, ministro di carità verso i tanti poveri che hanno trovato in lui il buon samaritano che si è preso cura di loro, a prezzo di sofferenze e incomprensioni che hanno ferito senza fermare o arrestare l’onda lunga del suo amore”. “Ha amato con passione generosa – sottolineava D’Ambrosio – ed entusiasta la nostra Chiesa alla quale ha dedicato ogni sua energia, aiutandola a inserirsi nel solco della novità che parte dal Concilio e che, attraverso il magistero del Beato (oggi santo ndr) Giovanni Paolo II, ha aperto nuovi spazi per entrare nel multiforme ‘moderno areopago’”. “Tante le opere – ricordava – che ci ha lasciato come preziosa eredità da non disperdere, eredità consegnata a tutti noi perché non arrestiamo il passo deciso e sicuro che ha saputo imprimere al nostro cammino”. “Non posso non riportare – concludeva mons. D’Ambrosio – le parole che mons. Ruppi ha scritto nel suo testamento spirituale a voi sacerdoti: ‘siate pieni di gioia! Servite con sacrificio la Chiesa, dispensate speranza e diffondete carità, col vostro esempio. Conservo nella memoria di Dio tutti i sacerdoti che ho incontrato nel mio lungo episcopato: quanto sono stati buoni e amabili con me! Un clero meraviglioso… Quanti sacrifici essi fanno nella vita! Quanto devo ad essi in compatimento, affetto e amicizia. Tutti ricordo al Signore; per tutti prego; a tutti chiedo la preghiera”.
Pagine a cura di Vincenzo Paticchio

















