Pubblicato in: Sab, Giu 8th, 2013

Accogliere e Integrarsi a Lecce

In che modo?

Si è assistito ad un cambiamento, nel corso degli ultimi vent’anni, nel modo di percepire la migrazione e lo straniero: da una iniziale accoglienza e sincera solidarietà si è giunti a forme di pre­giudizio e avversione nei confronti di intere identità etniche e popolazioni di stranieri in Italia. Prima il “periodo” degli albanesi ritenuti autori, soprat­tutto nel Nord Italia, di nefandezze criminose, poi il periodo dei rumeni che hanno superato i primi nella scala nega­tiva valoriale e nella considerazione del carattere di popolo.

In questo modo è scattato un meccanismo che forse ha voluto far dimenticare agli stessi italiani la realtà percepita dalle popolazioni che hanno a loro volta subito la migrazione italiana nel secolo scorso; un atteggia­mento inconsapevole che forse è alla base di fenomeni di panico sociale man­ifestato lo scorso anno dinanzi al flusso migratorio che proveniva dal Nord Af­rica e dalla Libia: pensare che vent’anni prima l’Italia non avesse avuto paura di più di 20.000 disperati albanesi ap­prodati nel Salento e in Puglia in una sola settimana e che invece fosse stata paralizzata dalla paura e dal terrore che i 24000 migranti dell’emergenza Nord Africa hanno generato in tutto il Paese, sembrava di percepire chiaro il terrore di una specie di “serpentone di neri” che potesse risalire l’Italia, e da lì il via a manifestazioni di propaganda e facile strumentalizzazione come le ronde, rive­latesi del tutto inutili.

In vent’anni cosa è cambiato sotto il profilo della gestione dei cessi di integrazione soprattutto per gli immigrati?

Direi piuttosto che sono rimasti tristemente immutati i CIE e i CARA, oggetto di riflessione critica anche da parte del Card. Bagnasco; in meglio ag­giungerei il cambiamento, circa quattro anni fa, delle norme che riguardano il soggiorno dei rifugiati politici, ai quali venivano estesi diritti fondamentali come quello di poter lavorare e provve­dere in un certo qual modo al proprio sostentamento.

Un fatto su tutti?

Senza andare troppo lontani nel tempo e nei luoghi, durante l’emergenza Nord Africa dello scorso anno, nonos­tante l’esperienza positiva e utile della costituzione della “cabina di regia”, gran parte delle risorse – anche in Pug­lia – furono gestite attraverso un mec­canismo improprio che conferiva agli stessi Enti di Tutela – deputati a fornire i servizi essenziali e l’assistenza legale ai migranti e ai rifugiati – provvigioni per via indiretta, dopo il pagamento delle fatture degli albergatori che partecipa­vano al programma.

Di fatto quel mec­canismo improprio ha rappresentato una certezza di entrate per il bilancio aziendale di strutture alberghiere che evidenziavano sofferenze, o addirittura, come in un caso che ha penalizzato la stessa Integra ONLUS che non si è vista riconoscere alcuna provvigione, di es­sere utilizzati nell’ambito di un procedi­mento di fallimento che riguardava una struttura forse troppo precipitosamente coinvolta nel programma di assistenza. Forse nel Bel Paese anche questa può essere considerata una particolare for­ma di integrazione? 

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