Pubblicato in: Ven, Ott 23rd, 2015

Accogliere i Migranti dignitosamente e nella legalità

ORGANIZZARE/CASA DELLA CARITÀ LABORATORIO SPERIMENTALE: INCONTRO CONTINUO DI GENTI E CULTURE 

LA CARITAS, PUNTO DI RIFERIMENTO

Il Papa lo scorso 6 settem­bre ha rivolto un chiaro appello a parrocchie, Comunità Religiose e San­tuari di tutta l’Europa. Le sue parole “Accogliere una fa­miglia di profughi”, non hanno fatto altro che ribadire quello che egli auspicava nella bolla di indizione Misericordiae Vultus ovvero: “Aprire il cuore a quanti vivono in situazioni di precarietà e sofferenza a stringere le loro mani e per far sentire il calore della nostra presenza ed amicizia e della fraternità” (M.V n.15). Chiaramente credo che ci sia offerta un’occasione per smuo­vere il nostro cristianesimo in quanto avremmo l’opportunità di confrontarci con persone che, pur non avendo nulla, si affidano totalmente a Dio, rin­granziandolo e lodandolo per il dono della vita. Affermando questo non mi riferisco solo all’enorme massa di persone di fede musulmana che sta affluendo nel nostro territorio, ma espongo la mia conoscen­za diretta di cristiani Pakistani e Siriani che sono stati ospiti nella Casa della Carità. Nelle loro confidenze mi hanno testimoniato, che pur subendo soprusi o rischiando quoti­dianamente la vita, hanno affermato con decisione e feli­cità l’essere cristiano. Queste Diocesi e parrocchie, famiglie e comunità religiose accolgo­no in circa 1.600 strutture oltre 22mila dei 95mila migranti presenti in Italia. Nonostante sia da sempre “in prima linea”, la Chiesa italiana vuole fare di più per “ampliare la rete ecclesiale dell’accoglienza a favore delle persone richie­denti asilo e rifugiate che giungono nel nostro Paese, nel rispetto della legislazione presente e in collaborazione con le istituzioni”. E lo fa attraverso un Vademecum, approvato dal Consiglio permanente, che vuole rispondere all’appello lanciato dal Papa nell’Angelus del 6 settembre. Il punto di partenza: la consapevolezza che la Chiesa non è un “sog­getto diretto” di assistenza, né “collaterale” all’azione dello Stato a favore dei migranti. Parrocchie, famiglie, comunità religiose, santuari e monasteri potranno così in vista del Giubileo “riscoprire l’attualità delle opere di misericordia corporali e spirituali”, vincendo “la barriera dell’indifferenza”.

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Istituire “un primo servizio di assistenza” nei porti e nelle stazioni, per quei migranti che continuano il loro viaggio verso un altro Paese europeo: è una delle proposte del documento, in cui vengono fornite precise indicazioni anche di tipo legale, amministrativo e fiscale. Attualmente molti italiani hanno paura delle migrazio­ni, non perché abbiano in odio i profughi, ma perché vedono che l’emergenza è gestita male. Essere ospitali, generosi o caritatevoli verso i profughi non significa igno­rare la differenza tra cittadini e stranieri. L’azione umani­taria ha bisogno di un quadro politico e i diritti dell’uomo diventano una realtà tangibi­le solo quando gli stati stessi si prendono carico della loro difesa. Le frontiere, sia quelle di una nazione che dell’Euro­pa, rimangono indispensabili. La nostra società può trarre un vantaggio da questo contesto, infatti una civiltà per pro­gredire necessita di uomini di altre culture ma di uguale umanità. I profughi oggi sono costretti a subire ed essere allontanati, ma i forestieri di oggi che piaccia o non piaccia saranno i cittadini del domani con una formazione diversa dalla nostra. La diversità non deve essere vissuta come una minaccia! Il pericolo per le Comunità risiede nella mancata conoscenza di chi si accoglierà. Da qui nasce la necessità di guidare ed aiutare le parrocchie che decideranno di accogliere una famiglia di profughi. Il supporto può giun­gere da parte della Casa della Carità, che si propone come laboratorio di accoglienza e di conoscenza per la nostra diocesi di Lecce, forte del vissuto quotidiano con persone che provengono dal sud del mondo; ugualmente impor­tante il sostegno dell’Ufficio Migrantes che ha come specifi­co l’accoglienza e l’inclusione dei migranti. Organizzare l’accoglienza è necessario per ben conoscere e indirizzare l’ospitalità per i fratelli che bussano alla nostra porta.

Carlo Mazzotta 

LECCE – SAN VINCENZO DE’ PAOLI/DON FERNANDO DORIA PRESENTA “LE ALI DELLA CROCE” 

LA CATECHESI ACCOMPAGNA LE AZIONI

La Parrocchia S. Vincenzo de’ Paoli di Lecce, insieme al suo dinamico Parroco don Fernando Doria continua a gareggiare in solidarietà. Quest’anno, in piena comunione con la Chiesa universale, ha ideato un proget­to denominato “Le Ali della Croce”. “È un’idea – ha asserito il parroco – partori­ta osservando lo stemma di don Tonino Bello realizzando subito che con un pizzico di amore possiamo mettere le Ali alla Croce. Il servizio verso gli ulti­mi e i disperati. Pertanto, ricercheremo, nel nostro piccolo, le croci che sono piantate sulla terra e proveremo a farle volare oltre tutto e tutti, ove c’è una nuova aria da respirare, un’aria di risur­rezione, di vita nuova”. Per adesso sono piccole scelte che insieme alla Caritas la Parrocchia di S. Vincenzo vorrebbe realizzare e che, in effetti, rientrano nella normalità della vita cristiana ma, ora più che mai, sono urgenti dato il momento storico che si sta attraversan­do.

FERNANDO DORIA

Don Fernando Doria

A seguito del lascito testamentario di un immobile sito in viale Grassi, da parte della Sig.ra Carmela Tornese, scomparsa qualche tempo fa, è nata l’occasione per poter aiutare il prossi­mo in tutti i modi possibili. In realtà il progetto di accoglienza per gli immi­grati, come Parrocchia è stato presen­tato in Prefettura da molti mesi e prima ancora dell’appello di Papa Francesco. La Parrocchia mette a disposizione la struttura, già pronta per ospitare 20 per­sone, ma per le modalità di accoglienza bisognerà coordinarsi con le esigenze del Vescovo e della Caritas. “Già nella catechesi di quest’anno – conclude il Parroco – daremo a tutti la possibilità di scegliere un’opera di misericordia spirituale e corporale da vivere ma come comunità prediligiamo quella di alloggiare i pellegrini. Ovviamente la parrocchia si mobiliterà per assicurare il necessario a coloro che ospiteremo. Auspico soltanto che lo Stato prenda in considerazione uno sgravio fiscale per questi edifici adibiti all’accoglienza, tanto più che è esso stesso a riconosce­re queste finalità che stiamo adottando come delle emergenze”.

Christian Tarantino 

CARMIANO – SANT’ANTONIO/IN RETE CON LA MATRICE E LA PARROCCHIA S. FILIPPO DI LECCE 

MISERICORDIA E SPERANZA PER TUTTI

In una terra baciata dal mare, dove il mare, quale attrazione turistica, è fonte anche di vita per molti, è difficile accettare le immagini che scorrono quotidianamente in tv, sui giornali, le immagini di un mare che le vite prima le accende di speranza, poi le consegna a noi stroncate, gettate su rive non lontane dalle nostre rive. Un gigantesco esodo senza precedenti. La ricerca di una terra, che di promesse, evidentemente, ne ha mantenute poche negli anni. L’invito di Papa Francesco, allora, suona come un’esortazione a farci noi stessi terra promettente: “di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi”, dei più piccoli e abbando­nati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazien­za!…”.

RATTA

La speranza cristiana è combat­tiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura. Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concre­tezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”. Gesto concreto che la nostra Diocesi ha subito accolto, dando la disponibilità a ospitare 40 famiglie siriane. La parrocchia di S. Antonio Abate di Carmiano lo farà in comunio­ne con la parrocchia Maria SS. Assunta di Carmiano e S. Filippo Smaldone di Lecce. Un’esperienza che, siamo certi, donando accoglienza, aiuterà anche le nostre comunità ad accogliersi reciprocamente con maggiore miseri­cordia, rinvigorendo la speranza che la promessa di felicità racchiusa nel Van­gelo giungerà davvero fino ai confini della terra, laddove ogni Chiesa saprà diventare realmente cuore palpitante dell’Amore!

Gianni Ratta 

TREPUZZI – SANTA FAMIGLIA/“PRONTI A CONTINUARE A FARE QUELLO CHE GIÀ FACCIAMO” 

LE NOSTRE ‘CASETTE’ DELLA CARITÀ

La nostra comunità parrocchiale della Santa Famiglia in modo semplice e immediato ha dato la propria disponibilità a fare ciò che da un po’ di anni già facciamo per prassi: l’accoglienza de­gli ultimi! Non è stato quindi difficile dire il nostro “si” anche perché già da tre anni a questa parte nelle nostre piccole casette della carità ospitiamo famiglie in difficoltà, giovani soli e abbandonati, papà di famiglia che dormono nelle auto o nei camion, extracomunitari in cerca di lavoro. Le nostre casette della carità altro non sono che alcune stanze del catechismo che abbiamo trasformato in due piccoli monolocali per l’accoglienza tempo­ranea dei senzatetto in attesa di una sistemazione migliore. Questa piccola casa della carità, inaugurata e bene­detta dal Vescovo durante la sua visita pastorale, ad oggi è diventata “tetto di misericordia” per tante persone che non avevano un luogo dove ripararsi e spesso dormivano per strada, in alcune case abbandonate o in dei mezzi di trasporto.

SCEVOLA

La “casetta della carità” può ospitare comodamente quattro persone (in casi di emergenza anche qualcuno in più) e possiede il necessario per una permanenza sobria e dignitosa degli ospiti. Qualche tempo fa qualche tv locale si è accorta di questa iniziati­va di carità e, senza volerlo, siamo finiti sulle prime pagine dei giornali e tra i servizi televisivi che trattavano argomenti di attualità. A me sincera­mente sembrava strano tanto clamore e ribadisco quello che spesso ho detto ai giornalisti e cioè che la vera notizia non è quella di un parroco e di una co­munità che accolgono ma esattamente il contrario, vale a dire di una comunità che chiude le porte alle necessità dei fratelli. Non facciamo nulla di straor­dinario, nulla di eclatante che possa meritare tanta pubblicità: una comunità che non accoglie, che chiude le porte, che pensa solo a se stessa sarebbe la vera notizia perché tradisce l’insegna­mento del Vangelo di farsi prossimo per i più poveri e per gli ultimi.

Alessandro Scevola 

SURBO – SANTA MARIA DEL POPOLO/COMUNITÀ CON LE BRACCIA APERTE

 “OGNI UOMO È MIO FRATELLO”

“Ogni uomo è un tuo fratello”: partendo da questo princi­pio eucaristico, aiutati dalle parole di Papa Francesco e dall’esempio del nostro Arcivescovo Domenico, anche la nostra comunità, da tempo, è impe­gnata in modo attivo nell’accoglienza dei migranti dal primo sostentamento, quasi quotidiano, alla ricerca di un po­sto caldo in cui alloggiare.

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Don Mattia Murra

Forte è stato ed è il loro inserimento nel nostro vissuto parrocchiale: dialogando con loro e accogliendoli nei nostri locali parrocchiali ci impegniamo, all’inizio di questo nuovo anno sociale, ad invi­tarli nei nostri gruppi per una testimo­nianza circa la loro esperienza di vita e di sofferenza, certi che lo scambio di pareri ed opinioni sia proficuo per la nostra crescita spirituale e per il loro benessere.

Mario Renna

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