Pubblicato in: Ven, Giu 19th, 2015

Anniversario/Sessant’anni al servizio dei detenuti minori

Mons. Oronzo De Simone racconta la sua esperienza “dietro le sbarre” tra i ragazzi del Carcere di Lecce. 

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Don Oronzo con gli ‘ospiti’ del Carceretto, 29 novembre 1983

“Ricordo con viva riconoscenza l’ex Arcivescovo di Pompei, mons. Ronca, con cui sono stato a contatto per la maggior parte della mia ventennale partecipazione al Consiglio Pastorale Nazionale”. 

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Don Oronzo presiede la S. Messa nella Casa Penale, 24 ottobre 1974

Come ricorda la sua nomina nel delicato impe­gno umano e religioso a fa­vore dei ragaz­zi in carcere?

Il 21 giugno del ’55 mi recai dal Vescovo, tornavo da Roma, dopo aver compiuto il primo biennio ac­cademico all’istituto Ustriu­sque Iuris dell’allora ateneo lateranense, non avendo accora conseguito la licenza, perché mancava l’esame De Univer­so Iure: i famosi 2414 canoni. Mons. Minerva, a mia insaputa, disse che l’allora giovane suo prosegretario don Salvatore De Giorgi, attuale Cardinale, mi avrebbe ceduto il posto.

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Don Oronzo accoglie Mons. Minerva in visita al Carcere Minorile, 27 giugno 1972 

La ra­gione di quel cambio repentino era nel fatto che costui doveva accompagnarlo alle quasi quo­tidiane Visite Pastorali. Allora, infatti, era quasi impossibile che il Vescovo vi si recasse da solo senza segretario. Pertan­to, mons. De Giorgi rimase un solo mese. Personalmente ho trascorso ben sessant’anni, in quel costante e quotidiano ser­vizio. Tra il mio consenso, la proposta scritta dal Presule, la nomina governativa e il mio ef­fettuale servizio passò quasi un mese. Il 16 luglio iniziai il mio apostolato sotto gli auspici del­la Madonna del Carmine.

Quali furono le incom­benze pastorali del primo incarico?

All’inizio dovevo assistere pastoralmente una decina di giovani al di sotto dei 21 anni. Secondo la nuova pedagogia penale si trattava di un indi­rizzo di osservazione senza cu­stodia cautelare e per giunta di un esperimento, perché la con­figurazione definitiva doveva entrare in vigore solo l’anno successivo. Per quanto atteneva i minori, ben presto la mia as­sistenza si estese sia ai detenuti condannati che a quelli in attesa di giudizio; tutti degenti in set­tori speciali dei tre carceri giu­diziari del distretto della Puglia meridionale che scontavano la pena senza essere assistiti da un cappellano proprio. Per cui in­tegravo il mio sevizio recandomi appunto nei tre carceri giudizia­ri.

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Don Oronzo prepara il S. Natale nella  Sezione di Custodia, 21 dicembre 1971

Contestualmente il Vescovo mediante un convenuto dispo­sto, era in contatto coi Direttori degli Istituti Penali per maggio­renni della città: giudiziario pe­nale. Ove i rispettivi cappellani avevano raggiunto gli 80 anni. Quindi dovetti integrare anche il loro apostolato non tanto fa­cile Si continuò così per circa 6 anni, fino all’agosto del ’61, quando i due confratelli anziani vennero definitivamente sosti­tuiti da sacerdoti più giovani e dinamici. Contemporaneamente nel territorio di “Villa Tresca”, su via Monteroni, si andavano completando il primo padiglio­ne per la rieducazione e quello del primo carcere.

Con il tempo, nel carcere minorile fu rimarcata sem­pre più la sua specificità rispetto ai giudiziari…

Dal ’61 in poi si susseguiro­no molti ministri Guardasigilli tra cui due Salentini (gli On.li De Pietro e Reale); molti Di­rettori Generali e naturalmente molti altri Dirigenti degli uffici ministeriali di settore. Ma tra tutti si distingueva il primo ca­pufficio, dott. Umberto Radael­li, milanese, cattolico e ben pre­parato sulla riforma.

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Don Oronzo insieme al Procuratore Generale Zema, Casa Penale, 24 ottobre 1974

Nel pro­sieguo si verificò una situazione opposta alla precedente, vale a dire: mentre in un primo tempo io mi recavo personalmente nel­le sezioni “speciali” dei Carceri giudiziari, ora invece queste ri­sultavano “staccate” dall’uni­co Carcere minorile di Lecce.

Gli eventi più significativi?

La visita dell’allora Capo di Stato Italiano Oscar Luigi Scalfaro, a San Giuseppe del ’95, con relativo pranzo convi­viale. La nostra visita al Santo Padre Giovanni Paolo II, nel dicembre del ’97 (quattro mi­nori più operatori rieducativi e dirigenti ministeriali).

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Don Oronzo con il S.d.D. Mons. Nicola Riezzo

A fine sec. XX il graditissimo incontro col card. Agostino Casaroli, celebre inventore della ostpo­litik con la conseguente caduta del Muro di Berlino.

Dica qualcosa sul suo se­vizio presso la Prima Ac­coglienza e la Comunità Penale dal 2000 in qua.

Nella “parabola discen­dente” nel mio sevizio carcera­rio, durata circa quindici anni, ho lavorato dal primo febbraio del 2000 come cappellano vo­lontario. A dir vero, questi anni di volontariato sono stati di fat­to non 15 ma 25. Perché i primi dieci si coestesero con gli ulti­mi dieci del servizio anzidetto. Infatti queste due ultime strut­ture, alterative all’ordinaria carcerazione, sono durate per ben 5 lustri.

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Don Oronzo con i ragazzi del Carceretto nel girono delle Cresime, 9 giugno 1973

Ma i primi due sono stati coesistenti con i mei dieci anni ministero ordinario, perché né la legge istitutiva dell’89, né il regolamento di applicazione del ’90 hanno mai parlato di assistenza spirituale ai minori. I più dicono che si trattasse di un problema economico; infatti si doveva passare dai 14 cap­pellani già esistenti ai 114 che salivano con la nuova legge. I magistrati e funzionari del Di­stretto Giudiziario di Lecce mi hanno benevolmente concesso (attesi i ’45 anni di meritevole servizio) di poter continuare il mio ministero sacerdotale senza alcun onere economico.

Quali i suoi rapporti con l’Ispettorato, il Tribunale minorile, il personale civile e militare carcerario?

Per quanto attiene i cappel­lani generali ricordo con viva riconoscenza l’ex Arcivescovo Prelato di Pompei, mons. Ro­berto Ronca, con cui sono stato a contatto per la maggior parte della mia ventennale parteci­pazione al Consiglio Pastorale Nazionale, e nel decennale di rappresentanza nella Regione Puglia.

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Don Oronzo con Mons. Ronca, ex Arcivescovo Prelato di Pompei, 27 maggio 1973

E con lui ricordo con gioia la mia collaborazione ai suoi due successori, i monss. Cesare Curioni e Giorgio Ca­niato, entrambi milanesi. E per quanto attiene i miei rapporti con i funzionari ministeriali: oltre la già citata collaborazio­ ne con il dott. Radaelli, quella col direttore generale dott. Giu­seppe Manno e col il Presidente dott. Carmine Cece. E i tanti magistrati minorili, di ieri e di oggi, nonché i funzionari locali civili e militari dei nostri Istituti.

Vincenza Sava

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