Antico manoscritto/“Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo”
Don Guglielmo Paladini conservò il documento di autore ignoto che narra la vita del Santo.
Da un antico manoscritto di autore ignoto in cui si narra minutamente la vita di S. Oronzo, dalla sua nascita al giorno della sua conversione, del suo apostolato e del suo martirio, che si conservava nella Curia Vescovile di Ostuni; e del quale il Sac. don Leopoldo d’Onofrio, Parroco di S. Maria della Porta ne conservava gelosamente una Copia. (don Gugliemo Paladini)
“Nacque S. Oronzio nella città di Lecce da parenti nobili e ricchi, ma gentili. La madre sua era sterile e pregò gran tempo gli Dei, offrendo voti ed incensi, e fra gli altri un vitello d’oro, acciò le dessero prole; e vedendo non aver effetto le sue preghiere, ricorse alla fine per aver questa grazia a quel Dio che più poteva nel mondo.
Ed ecco che subito si avvide aver concepito, e partorì a suo tempo un figlio che fu chiamato Pubblio. Dal padre suo fu affidato alla cura e tutela di un gran filosofo di quel tempo detto Tirzio. E giunto all’età di quindici anni fu perfettissimo in tutte le scienze naturali; dal suo maestro aveva appreso che una sola causa indipendente avea creato l’universo; onde abborrì naturalmente la pluralità degli Dei adorando sempre quell’Uno che avea creato il tutto.
Fuggiva quanto più poteva le conversazioni mondane; era molto pietoso, umile e di vita casta ed illibata; ed era mal visto dal padre perché non frequentava i templi, né offriva incensi e sacrifizii, e perciò aveva deciso in cuor suo di diseredarlo, lasciando le sue ricchezze ai templi degli Idoli, e non al Figlio.
Lecce, Cattedrale, altare del Santo
Unico suo svago era la caccia e nell’età di 17 anni cacciando per i boschi agli uccelli ed alle fiere, giunse nei monti di Ostuni, dove intravista una spelonca vi si introdusse dentro, ed ivi entrato intese una voce che gli disse: “Hæc est domus tua”, e non vedendo uomo alcuno in quell’antro, restò molto sorpreso ed ammirato a tal voce, e continuando la caccia si trattenne due mesi in quel luogo. Più volte ritornò in quei dirupi e cime alpestri, avido della caccia, ma più della vita solitaria; ed una volta perseguitando un cervo, si precipitò da un’altezza di una scoscesa, con grande pericolo della vita, aprendosi una larga ferita alla tempia.
Nell’età di 25 anni se ne morì il padre, restando lui padrone di immense ricchezze. Giunto all’età di 29 anni, cacciando un giorno nelle sue terre presso la marina di S. Cataldo, assieme al suo nipote Fortunato, s’incontrò con Giusto discepolo di Paolo, che, sbarcato nel mare prossimo a Lecce, a causa di una procella, se n’andava per la volta di Roma, portando a Pietro lettere del suo Maestro, che predicava in Corinto.
Dimandato da Publio (che questo era il nome primiero di Oronzio) chi egli fosse e dove n’andasse; ed intesa la sua condizione e stato e che egli adorava il Crocefisso, fu immantinenti condotto da Publio in Lecce in sua casa. Istruito nella fede di Gesù Cristo, fu la sera stessa battezzato da Giusto con tutta la sua Famiglia, e fu chiamato nel Battesimo Oronzio, che vi vuol dire “risorto”. Ricevuto Oronzio il S. Battesimo, si dette subito a partecipare il gran dono della Fede a quante anime volenterose egli potesse trovare. E per lo spazio di due anni, Oronzio, Fortunato e Giusto, attesero a predicare e battezzare in Lecce, operando Dio col loro mezzo molti miracoli.
Partì finalmente da Lecce Giusto per Roma, cosi avendo ordinato il suo Maestro Paolo, ove giunto dimorò un anno; e poi di là ritornò di nuovo in Lecce, conducendo seco una devotissima donna nomata Febe, probabilmente di origine greca, così grandemente stimata, che lo stesso Apostolo San Paolo fa menzione di lei nella Epistola ai Romani.
















