Pubblicato in: Sab, Ago 24th, 2013

Antico manoscritto/“Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo”

Oronzio la accolse con grande favore e spirituale consolazione né alcuna cortesia fu trascurata da lui e dalla sua Famiglia. In tal modo operò l’amore gentilmen­te nel cuore dei Fedeli e così si sparse la luce in ogni parte, che non soltanto Lecce, ma altresì una gran parte della lieta Japigia e delle terre salentine lungo la riva dell’Adriatico ricevette­ro la vera fede per il trionfo finale del Cielo. Oronzio tutto smanioso di vedere l’Apostolo Paolo, chiese che egli e Fortunato, potessero recarsi con Giusto a Corinto. Partirono insieme per la volta di Corinto, ove arrivati furono ricevuti e fraternamente abbracciati da Paolo.

Dimorarono ivi per qualche tempo, e da Corinto andarono in Gerusalemme per riverire la Madre di Dio; ed ivi giunti al primo vederla, Oronzio si gettò a terra per venerarla e racco­mandarle Lecce e la sua Provincia. Maria Vergine gli promise essere Avvocata e Protettrice; che anzi Egli doveva esserne il primo a celebrare la festa della sua Assunzione in Cielo per avviso di Paolo, e che in Cielo sarebbe divenuto Segretario del suo Cuore. A queste parole della Vergine il Santo incominciò ad umiliarsi con­fessandosi indegno di tanta grazia, e che egli altro non bramava che di mo­rire per amore del suo Divin Figlio.

Dopo nove giorni di dimora in Ge­rusalemme, ricevuta la benedizione di Maria, se ne andò da Paolo in Co­rinto, il quale non sapendo se doveva Giusto od Oronzio creare Vescovo di Lecce, ricorrendo all’orazione, egli fu rivelato essere Oronzio opera del Cie­lo, concepito per volere del Cielo da madre sterile, e santificato nell’utero materno, prevenuto dalla grazia, e che questi si compiaceva Iddio essere il Pastore di Lecce. Avuta Paolo questa visione, cominciò piangendo a baciarlo.

Dal che rimase ammirato Giusto, e l’Apostolo lo rimproverò dicendo: “Giusto, tu non sai quanto il Cielo è stato prodigo di grazie con Oronzio, lo saprai molto bene in appresso”. Consacrato Vescovo di Lecce Oron­zio, ed assegnatogli Fortunato per coadiutore e successore, e Giusto per suo compagno, si licenziarono da Paolo e tornarono a Lecce.

lecce, cattedrale

Lecce, Cattedrale, soffitto navata centrale

Quivi furono essi ricevuti con grande onore dai concittadini, ed iniziata la predicazione della parola di Dio; in poco tempo essi ottennero, che non solo la maggior parte dei concittadini, ma altresì un gran numero dei soldati romani accettassero l’Evangelo e si battezzassero.

E scorrendo per le terre e le città del Salento propagarono la Fede di Cristo, operando infinità di miracoli, infrangendo gli idoli e cacciando i demoni. Alla vista di tali prodigi, tutto tre­mando l’inferno, i sacerdoti idolatri spedirono messi a Nerone notifican­dogli che era già distrutto il culto degli Dei, e che da tutti si adorava Cristo Crocefisso.

Onde infuriato il tiranno spedì per di­struggere i novelli cristiani, un mini­stro il più crudele che avesse; il quale giunto in Lecce, a tutti minacciò con pubblico editto, che sotto pena della vita non si adorasse più il Crocefisso, ma che tutti dessero agli Dei il culto e gl’incensi.

Le maggiori ire si riversarono sui capi di Oronzio, Giusto e Fortunato, come ribelli alla maestà dell’imperatore, e nemici degli Dei. Alle minaccie del tiranno, fuggirono i nostri Santi da Lecce e si ricoveraro­no nella grotta dei monti di Ostuni.

Pages: 1 2 3 4

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti