Antico manoscritto/“Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo”
Oronzio la accolse con grande favore e spirituale consolazione né alcuna cortesia fu trascurata da lui e dalla sua Famiglia. In tal modo operò l’amore gentilmente nel cuore dei Fedeli e così si sparse la luce in ogni parte, che non soltanto Lecce, ma altresì una gran parte della lieta Japigia e delle terre salentine lungo la riva dell’Adriatico ricevettero la vera fede per il trionfo finale del Cielo. Oronzio tutto smanioso di vedere l’Apostolo Paolo, chiese che egli e Fortunato, potessero recarsi con Giusto a Corinto. Partirono insieme per la volta di Corinto, ove arrivati furono ricevuti e fraternamente abbracciati da Paolo.
Dimorarono ivi per qualche tempo, e da Corinto andarono in Gerusalemme per riverire la Madre di Dio; ed ivi giunti al primo vederla, Oronzio si gettò a terra per venerarla e raccomandarle Lecce e la sua Provincia. Maria Vergine gli promise essere Avvocata e Protettrice; che anzi Egli doveva esserne il primo a celebrare la festa della sua Assunzione in Cielo per avviso di Paolo, e che in Cielo sarebbe divenuto Segretario del suo Cuore. A queste parole della Vergine il Santo incominciò ad umiliarsi confessandosi indegno di tanta grazia, e che egli altro non bramava che di morire per amore del suo Divin Figlio.
Dopo nove giorni di dimora in Gerusalemme, ricevuta la benedizione di Maria, se ne andò da Paolo in Corinto, il quale non sapendo se doveva Giusto od Oronzio creare Vescovo di Lecce, ricorrendo all’orazione, egli fu rivelato essere Oronzio opera del Cielo, concepito per volere del Cielo da madre sterile, e santificato nell’utero materno, prevenuto dalla grazia, e che questi si compiaceva Iddio essere il Pastore di Lecce. Avuta Paolo questa visione, cominciò piangendo a baciarlo.
Dal che rimase ammirato Giusto, e l’Apostolo lo rimproverò dicendo: “Giusto, tu non sai quanto il Cielo è stato prodigo di grazie con Oronzio, lo saprai molto bene in appresso”. Consacrato Vescovo di Lecce Oronzio, ed assegnatogli Fortunato per coadiutore e successore, e Giusto per suo compagno, si licenziarono da Paolo e tornarono a Lecce.
Lecce, Cattedrale, soffitto navata centrale
Quivi furono essi ricevuti con grande onore dai concittadini, ed iniziata la predicazione della parola di Dio; in poco tempo essi ottennero, che non solo la maggior parte dei concittadini, ma altresì un gran numero dei soldati romani accettassero l’Evangelo e si battezzassero.
E scorrendo per le terre e le città del Salento propagarono la Fede di Cristo, operando infinità di miracoli, infrangendo gli idoli e cacciando i demoni. Alla vista di tali prodigi, tutto tremando l’inferno, i sacerdoti idolatri spedirono messi a Nerone notificandogli che era già distrutto il culto degli Dei, e che da tutti si adorava Cristo Crocefisso.
Onde infuriato il tiranno spedì per distruggere i novelli cristiani, un ministro il più crudele che avesse; il quale giunto in Lecce, a tutti minacciò con pubblico editto, che sotto pena della vita non si adorasse più il Crocefisso, ma che tutti dessero agli Dei il culto e gl’incensi.
Le maggiori ire si riversarono sui capi di Oronzio, Giusto e Fortunato, come ribelli alla maestà dell’imperatore, e nemici degli Dei. Alle minaccie del tiranno, fuggirono i nostri Santi da Lecce e si ricoverarono nella grotta dei monti di Ostuni.
















