Antonio Fullone: Un Carcere a misura d’uomo/Celle “aperte” a Borgo San Nicola
A causa delle condizioni in cui versa il sistema carcerario del nostro Paese, martedì 8 gennaio la Corte per i Diritti Umani ha condannato l’Italia ad un anno per decidere e mettere in pratica interventi di compensazione. Qual è la sua opinione su questa sentenza?
La condanna prende spunto da condizioni oggettive. Si parte, infatti, dal presupposto che lo spazio vitale a disposizione dei detenuti debba misurare almeno tre metri quadri,soglia al di sotto della quale si può parlare di trattamento degradante. Personalmente ritengo che il trattamento umano o disumano all’interno di una struttura penitenziaria non possa essere determinato esclusivamente da un parametro di carattere numerico; esso rappresenta sicuramente un criterio sul quale confrontarsi e che contribuisce al benessere o meno del detenuto, ma non deve essere l’unico elemento da considerare.
In ragione di ciò, credo che lo spirito della sentenza della Corte dei Diritti Umani debba essere utilizzata diversamente: per risolvere il problema del sovraffollamento non sarebbe sufficiente riparametrare gli spazi in base alle indicazioni fornite, ma si dovrebbe aggiornare il concetto di pena e cambiare, di conseguenza, il modello di detenzione. Mutamento che si sta già avviando nell’amministrazione di Borgo San Nicola, dove si è preso coscienza che il modello di detenzione conosciuto finora ha, non fallito, ma finito il suo percorso legato alle emergenze.
È necessario tener presente, infatti, che questo modello “chiuso” di detenzione nasce non dal nostro ordinamento ma dall’emergenza degli anni ’90 (criminalità organizzata, stragi, ecc). Una situazione che ha avuto forti ripercussioni sul sistema penitenziario. Oggi, credo che questa sentenza vada ad arricchire e rinforzare questo cambio di sensibilità rispetto a un modello di detenzione diverso capace di rivolgere più attenzione alla persona detenuta.















