Pubblicato in: Lun, Dic 22nd, 2014

Archivio Storico/L’Orario della Veglia a San Cesario… Disputa tra Preti

Il documento che veniamo ad analizzare oggi ben rappresenta quello che potrebbe definirsi il confronto-scontro tra tradizione e innovazione che, a prescindere da quale preferenza si abbia, fornisce comunque testimonianza su fatti in apparenza piccoli e ordinari, ma dietro i quali poi si riconosce una intera comunità cittadina e parrocchia­le. Il paese in questione è San Cesario, e il documento (Fondo Instrumenta Miscellanea, Busta I, Fasc. San Cesario 187-208), datato 21 dicembre 1899, testimonia la difficile convivenza tra due esigenze diverse (quan­do non opposte) in tema di celebrazione del Natale. Estensore dell’atto è Arcan­gelo Taurino, Cantore della chiesa di San Cesario, chiamato a decidere sull’ora alla quale celebrare la funzione nella notte del Santo Natale. Il sacerdote sottolinea subito due fatti: 1) L’innovazione che vorrebbe farsi nella suddetta chiesa circa l’ora di inzio della messa; 2) il non voler dispiacere all’intera popolazione, che ha l’uso da secoli. Tutto ciò come premessa, ma entrando nel concre­to i termini della questione possono essere facilmente condensati in poche parole. Nella parrocchia di San Cesario “si pratica, e si è praticato da secoli che la funzione della notte del S. Natale principia due ore dopo mezza notte e termina all’alba”.

CHIESA MADRE SAN CESAREO

Capita che “ora viene il ticchio ad alcuni degli ultimi sacerdoti, e si cerca di cambiare questo uso e se ne fa domanda al Capitolo di questa chiesa perché stabilisse che tale funzione principias­se alle 9 della sera per coincidere la Messa cantata della mezza notte”. Effettivamente di lì a poco il Capitolo venne convocato e avvenne la votazione, che vide prevalere l’ala “progressista” con l’unico inconvenien­te che le procedure di voto avvennero non secondo le regole e le procedure previste sia a livello capitolare che canonico, a causa di irregolarità che vengono puntualmente riportate ed elencate (“non sono segnati e nominati i singoli sacerdoti capitolari aventi diritto al voto, voto di sacerdoti non capito­lari, mancato uso del bussolo segreto nelle votazioni, non si è redatta la Conclusione in Capitolo, è stato considerato come voto del Capitolo il semplice parere di alcuni”). Di fronte a tale esito inatteso e imprevisto, il Cantore, “chiamato a fissare l’ora dell’entrata in Coro nelle funzioni straordinarie” chiede al Vicario della Diocesi di Lecce (al quale la missiva è indirizzata) come si debba com­portare, giacché la Conclusione così scaturita “non ha nessuna forma legale”: se cioè egli “debba stare all’uso antico”, oppure “debba chiudere gli occhi a tutto questo e contentare il desiderio di pochi sacerdoti […] di fissare l’ora (della funzione, N. d. A.)”. Purtrop­po ignoriamo quale fu la risposta da parte del Vicario, in quanto non è presente alcun documento sottoscritto dal medesimo (come invece sarebbe logico pensare) che possa fornire indicazioni utili a tal proposito.

Giacomo Cominotti

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