Arte Contemporanea/Stazione dopo stazione il cammino del Risorto
Le formelle della Via Crucis di Salvatore Spedicato nella Chiesa di Santa Lucia.
“Un’opera d’arte destinata al ‘culto cattolico, alla edificazione, alla pietà e all’istruzione dei fedeli’, deve essere ‘affrancata dai gusti effimeri’ e da espressioni ‘strane o sconvenienti’ (si confrontino I Documenti del Concilio Vaticano II). Deve essere poi facilmente letta, come un buon manifesto o un articolo di giornale …”, con queste frasi all’interno di “Opportunità di parola (a guisa di prefazione)”, il testo a sua firma pubblicato nel volume “Le formelle della Via Crucis di Salvatore Spedicato nella nuova chiesa di S. Lucia a Lecce” dell’Editrice Salentina di Galatina – in esso anche i testi di chi scrive e di Mariano Apa – lo scultore salentino cui fu assegnato l’impegnativo lavoro relativo alla quattordici formelle della Via Crucis per la nuova chiesa appena edificata, esplicita subito qual’è la sua idea dell’arte ed ancor meglio chiarisce in quale direzione ci si debba muovere di fronte a precise committenze, quali, appunto, quella di un’Arcidiocesi che richiede un’opera da ubicare in una chiesa aperta al culto dei fedeli.
Anticipando quasi il suo modus operandi, e confermando, poi, nel lavoro realizzato le veridicità di quanto raffigurato, non solo per i chiari riferimenti alle scritture e ai racconti evangelici oltre che ad episodi realmente accaduti e tramandati dalla tradizione, quant’anche per l’utilizzo di quella figurazione che gli è propria per cultura e per esercizio.
Ecco, allora, che le formelle in terracotta di grande formato, collocate lungo la grande parete di sinistra della nuova chiesa di Santa Lucia progettata da Beniamino Cirillo, si manifestano subito in tutta la loro immediata leggibilità figurale, convalidando, altresì, quel loro essere un itinerario spirituale che sollecita la meditazione su alcuni episodi della vita di Gesù Cristo. Facendoci partecipi di un’esperienza totale che, al tempo medesimo, parla di dolore e di morte, ma anche di fede e di speranza. Ovvero, di salvezza definitiva dell’uomo per il tramite del sacrificio del Figlio di Dio.
Il che vuol dire riconoscere all’opera scultorea di Salvatore Spedicato, nell’autonomia delle singole formelle, ma ancor più nella sequenza dell’intero ciclo narrativo, quella valenza catechetica che rimanda al significato dell’icona. Nella costanza di una precisa modalità impaginativa che vede in ciascuna formella (tranne quella della Quarta Stazione, nella quale Gesù incontra sua Madre) la presenza di tre (quante considerazioni potrebbero farsi sul significato di tale numero) figure, una delle quali ovviamente risulta essere quella del Cristo, l’autore sviluppa, sulle parole dei sacri testi, una costruzione scenica che conferisce grande attenzione allo spazio, da intendersi anche e fondamentalmente quale luogo della rappresentazione. Tra significati e messaggi, tra riferimenti e metafore. E sempre nell’equilibrio di un modellato che consente alla forma di divenire figura, e alle figure di relazionarsi con lo spazio circostante nell’esplicito impegno di approdare, materia sopra materia e segno sopra segno, ovvero Stazione dopo Stazione, ad una sacra, personale e veritiera rappresentazione della Via Crucis.
IL PROFILO
Salvatore Spedicato è nato a Arnesano, dove vive e opera. Scultore attivo dal 1957, espone ininterrottamente in tutta l’Italia e fuori: Los Angeles, Dublino, Bruxelles, Città del Vaticano. Il possesso delle tecniche del “mestiere di scultore” gli ha consentito di realizzare adeguatamente sia opere monumentali, sia di piccole dimensioni come la medaglia: si ricorda quella d’oro che la Città di Lecce donò al Papa nel 1994.
Nella Storia dell’Arte Italiana del ‘900 di G. Di Genova è citato anche fra gli incisori e gli artisti che scrivono d’arte. Giudicato “idoneo” da una commissione di grandi maestri, è stato titolare della cattedra di Scultura dell’Accademia di Lecce, della quale è stato anche autorevole direttore.
Toti Carpentieri




















