Artisti di Terra d’Otranto/Bruno Orlandi. “I suoi fogli bianchi sono cieli”
Morì giovanissimo all’età di 24 anni. Si deve ad Antonio Salvatore Elia il ricordo del pittore.
Orlandi B., Autoritratto, olio su tela, cm. 55×47
Il pittore Bruno Orlandi nacque a Trepuzzi il 24 luglio 1934. La giovinezza di Bruno fu tormentata in buona parte da una fastidiosa otite che provocò notevoli sofferenze e l’allontanamento dalla scuola; motivo per il quale egli trascorse gran parte del tempo lontano dai suoi coetanei.
Orlandi B., Le amiche, olio su tela, cm. 115×70
Proprio in questo periodo iniziò ad emergere il suo interesse nei confronti del disegno e delle arti figurative. Bruno, nonostante le difficoltà iniziali, cominciò a frequentare nuovamente la scuola con ottimi risultati, incontrando le simpatie del suo maestro Donato Bianco che rimase affascinato dai disegni del piccolo scolaro.
Orlandi B., Contadino, carboncino, cm. 20×15
Nel 1949, all’età di quindici anni, fu iscritto alla Scuola d’Arte di Lecce e frequentò la sezione pittura, dove seguì per un breve lasso di tempo le lezioni di Geremia Re, il quale morì dopo poco tempo. Bruno Orlandi fece tesoro degli insegnamenti di Geremia Re, il quale gli trasmise alcune nuove tendenze pittoriche e l’impegno politico-sociale. A questo periodo risale un autoritratto del suo professore, pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che Orlandi reinterpretò a monocromo.
Orlandi B., Ritratto con cipressi, 1957, olio su tela, cm. 65×50
Furono questi gli anni in cui Bruno si dedicò con maggiore dedizione alla scuola, realizzando paesaggi, nature morte, ritratti con bravura e rapidità. Nello stesso periodo il giovane pittore frequentò lo studio di Lino Paolo Suppressa (1915-1970) e proprio nello studio di quest’ultimo che strinse amicizia con Ercole Pignatelli. Tra il 1952 ed il 1953, durante la frequenza del primo anno scolastico d’Istituto d’Arte, abbandonò la scuola per trasferirsi a Torino, la meta di molti meridionali degli anni Cinquanta, dove lavorò come verniciatore.
Orlandi B., L’artista, carboncino, cm. 28×20
Nel capoluogo piemontese frequentò gli ambienti prossimi all’Accademia delle Belle Arti grazie ai contatti instaurati col maestro Felice Casorati (1883-1963). Nello stesso periodo, continuò a frequentare l’amico Ercole Pignatelli trasferitosi a Milano, il quale lo mise in contatto con il dinamico ambiente culturale del capoluogo lombardo. Nel 1953 Orlandi espose le proprie opere alla mostra L’arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia. Rassegna di arti figurative e di arti applicate dell’Italia meridionale che si tenne nel Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 7 marzo al 31 maggio dello stesso anno.
Orlandi B., Composizione con autoritratto, olio su tela, cm. 100×68
Alla stessa manifestazione furono esposte opere di Giuseppe Casciaro (1861-1941), Vincenzo Ciardo (1894-1970) e Geremia Re (1894-1950), alle quali si accostarono quelle di Lino Paolo Suppressa, Ercole Pignatelli, Antonio D’Andrea (1908- 1955) e numerosi altri artisti salentini. Tra i critici che erano nell’organizzazione della rassegna d’arte ricordiamo Maurizio Calvesi e Giulio Carlo Argan. Bruno Orlandi morì a Udine il 3 ottobre 1958 all’età di 24 anni. Si deve a Antonio Salvatore Elia il ricordo del pittore Orlandi.
Orlandi B., L’acrobata, olio su tela, cm. 100×70
Lo studioso, nel 1993, tracciando la biografia e il percorso artistico di Bruno sulle pagine della rivista Lu Lampiune, affermò che la sua opera si poteva suddividere in quattro fasi. La prima era legata alla scuola ed alla realizzazione di paesaggi, nature morte, figure e ritratti. Fu questa la fase in cui Orlandi era legato inizialmente all’influenza dei maestri leccesi e terminava con quella dei pittori francesi.
Orlandi B., Figura allo specchio, olio su tela, cm. 118×68
La seconda fase era incentrata su composizioni in cui si faceva riferimento alla disperazione della vita; le opere che Bruno realizzò in questa fase testimoniano il terrore della stasi e della morte. La terza fase era caratterizzata dalle sue vicende personali legate all’angoscia della disperazione per l’abbandono della terra natia per recarsi a Torino; le opere realizzate in questo periodo sono spesso portatrici di messaggi allegorici, sociali ed esistenziali.
Orlandi B., Ritratto di donna, olio su tela, cm. 70×53
L’ultima fase della vita di Bruno Orlandi era illuminata dalla presenza di Valeria, la stessa che compare in alcune opere, ed era dominata dall’astrattismo che contemplava la distruzione della figura e che allo stesso tempo gli permetteva di creare dal nulla. Così si espresse a riguardo l’Elia: “I suoi fogli bianchi sono cieli che si devono riempire di forme e di colori; di traiettorie di voli fantastici.
Orlandi B., Natura morta, olio su tela, cm. 37×37
Sono opere di lune e soli fantastici, non distaccati e distanti per la contemplazione e la rappresentazione ma nei quali si è immersi; sono fantasmagorie con le quali gioca la fantasia, la mano e la conoscenza tecnica dell’Artista il quale ora si appaga, ora si inquieta, ma sono anche l’ultima espressione di un giovane genio a cui toccò il triste destino di scomparire prematuramente […]”.
Targa a Bruno Orlandi, ex Convento Cappuccino di Sant’Elia – 09.05.2011
Il 9 maggio 2011 le Amministrazioni Comunali di Campi Salentina, Trepuzzi e Squinzano, facenti parte dell’Unione dei Comuni del Nord Salento, hanno voluto rendere omaggio alla memoria del pittore precocemente scomparso, dedicandogli il piazzale della chiesa sita nell’ex Convento di Sant’Elia; in ricordo di tale evento è stata realizzata una targa dedicatoria.
Giuseppe Mancarella


























