Batte Leccese il Cuore dell’Africa
TRENTADUE ANNI TRA I LEBBROSI DEL MADAGASCAR
“LA MIA MISSIONE È INIZIATA NEL ‘58, QUANDO HO PRESO I VOTI”
Suor Carmelina Maglio, delle Suore Nazarene, tornata di recente nel Salento dopo aver trascorso anni come missionaria in Madagascar si è concessa alle nostre curiosità inerenti la sua esperienza. Questa testimonianza, offerta al centro della città di Soalala, con il sostegno di benefattori e collaboratori salentini, italiani ed europei si estrinseca soprattutto nella fondazione di un lebbrosario altamente qualificato, autentico frutto maturo dell’attività svolta a favore dei lebbrosi e dei malati locali.
La religiosa, inoltre, ha lasciato trasparire non solo le profonde motivazioni che la spinsero ad intraprendere la vita consacrata e a trasformarla in dono per gli altri ma anche tutto l’impegno e la dedizione necessari alla cura dei mali del corpo e dello spirito.
Suor Carmelina, potrebbe raccontarci la storia della sua vocazione religiosa e missionaria?
Da ragazza non avevo alcuna intenzione di diventare suora; come tutte le bambine e le giovinette della mia età sognavo il matrimonio. In realtà era un desiderio di mia madre avere un figlio o una figlia che intraprendessero la vita ecclesiastica; ma, per dirla tutta, ogni qual volta me lo ripeteva finivo per riderle in faccia dicendole: di certo non sarò io!, anche se ormai tutte le altre mie sorelle erano coniugate.
E perché mai ha cambiato idea?
Tutto cambiò con la morte di mia madre. Infatti subito dopo la sua scomparsa decisi di andare a studiare in collegio e fu proprio questo cambiamento a farmi riflettere ancor di più sulla mia vita e su ciò che avrei voluto fare. In quel periodo venni a conoscenza di molti racconti sulle suore delle missioni, di ciò che succedeva in quelle terre, di come operavano… e allora dissi a me stessa: “Perché no?!… Voglio essere una di loro!
E poi cosa accadde?
Diciamo che la mia decisione di non sposarmi e di diventare una suora missionaria pervenne intorno ai sedici anni ma maturò soltanto qualche anno dopo. Infatti, appena ventenne decisi che avrei dovuto attuare fino in fondo quello che fino ad allora era stato un semplice desiderio; decisi che era arrivato il momento di fare una scelta importante per la mia vita, di scegliere la mia vita!
Cosa l’ha spinta a dire il suo sì definitivo al Signore?
Pensavo e ripensavo ad una frase di Gesù: “infatti che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se perde la propria vita”? (Mc 8,36); tutto questo mi spaventava immensamente! Avevo paura delle conseguenze che si sarebbero prospettate se non avessi avuto il coraggio di abbracciare quella che sapevo essere la mia vita. Allora dissi a me stessa: Signore, mi chiami? ed io Vengo con Te!… e così è stato anche se all’inizio tutto ciò non fu una sorpresa solo per le madri superiori, ma anche per me!
Quando si è consacrata definitivamente?
Ho preso i voti nel 1958: quell’anno per me è stato l’inizio della mia missione vera e propria!
Perché cosa accadde?
Poco dopo aver preso i voti per la mia comunità si prospettò, su richiesta del Santo Padre, la possibilità di intraprendere una missione in Madagascar e ovviamente accettammo. Io fui una di quelle che partirono; in realtà io avevo scelto la vita missionaria proprio perché desideravo ardentemente prestare il mio aiuto ai più poveri. Desideravo essere missionaria e, per farlo, l’unico modo era quello di prendere i voti; dovete sapere che molti anni fa non esistevano i volontari laici, gli unici a poter partire erano le suore e i preti.
Ci potrebbe raccontare come è stata la sua vita di missionaria?
Dopo aver ricevuto il mandato nel 1972, sono partita; sono stata in un lebbrosario dal 1972 fino al 1994/95. Ho lavorato anche in ambulatorio; qualsiasi cosa io abbia fatto sono sempre stata a contatto con i malati. E questo proprio in virtù del fatto che l’assistenza degli infermi è uno dei primi compiti che abbiamo ricevuto dai nostri padri fondatori. Così ho passato trentadue anni della mia vita con i malati, di cui gli ultimi ventidue, li ho dedicati alla cura dei lebbrosi.
Come mai dopo tutto questo tempo trascorso al servizio dei bisognosi ha deciso di tornare in Italia?
Non è stata una scelta volontaria. Purtroppo il mio fisico si è logorato e i medici mi hanno impedito di tornare in missione ed eccomi qui! Ma nonostante tutto, anche adesso che sono in Italia, il mio posto è sempre accanto agli ammalati.
















