Pubblicato in: Gio, Mag 14th, 2015

MONS. VITO ANGIULI/IN CRISTO UN NUOVO UMANESIMO

Giovedì 7 maggio 2015, nella Sala M. L. Ferrari dell’Università del Salento, si è conclusa la dodicesima edizione “Verso nuove frontiere di Bioetica”. I Seminari di studio sono stati organizzati dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose nella persona del prof. Salvatore Cipressa e dal Centro Interuniversitario di Bio­etica e Diritti Umani dell’Università del Salento nella persona del prof. Hervé A. Cavallera. Il percorso formativo dei Seminari, si è svolto nell’orizzonte del 5° Convegno Ecclesiale Nazio­nale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015 e avrà come tema: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. La relazione conclusiva, sul tema del Convegno Ecclesiale Nazionale, è stata tenuta da mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca, Delegato della Conferenza Episcopale Pugliese per la Commissione della Dottrina della Fede e Responsabile Regionale del Convegno di Firenze. L’intenzione di fondo che ha carat­terizzato e animato il percorso seminariale di quest’anno, è stata quella di compiere un’accura­ta un’analisi del contesto culturale della moderni­tà e della postmodernità evidenziandone le sfide per l’antropologia per poi approdare alla cristo­logia. Mons. Vito Angiuli, nel trattare il tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, ha presen­tato il contesto culturale, sociale ed ecclesiale in cui si situa il Convegno di Firenze. Il tema è di grande attualità per il mondo e la Chiesa.

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A tale proposito è sufficiente ricordare la Lettera sull’umanesimo di Martin Heidegger e un’af­fermazione di Albert Einstein: “La modernità ha fallito bisogna costruire un nuovo umanesimo altrimenti il pianeta non si salva”. Si tratta, quin­di, di una questione non solo culturale ma di una Weltanschauung visione del mondo”, della vita che dice la necessità e l’importanza di pensare e progettare il futuro. L’uomo odierno si trova di fronte a un bivio: da una parte vuole fare a meno della trascendenza, dall’altra ne sente l’esigenza. L’umanesimo che si vuole costruire viene qualifi­cato con due aggettivi: integrale e trascendente. Integrale nel senso che prende tutto l’uomo. Trascendente nel senso che Dio non è in con­trasto con l’umano, ma ne è la piena attuazione. Le moderne antropologie sono chiamate, quindi, a tenere conto della integralità e trascendenza dell’uomo, ma soprattutto a confrontarsi con la cristologia, dal momento che – come afferma il Concilio Vaticano II – “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22). La persona va colta nell’orizzonte del mistero di Cristo, un orizzonte che accoglie ogni espressione genuina dell’humanum. Cristo è l’uomo nuovo, l’uo­mo perfetto, ma è anche l’“immagine del Dio invisibile” (Col 1,15) e l’Amore incarnato del Padre. In quanto vero Dio e vero uomo, conduce l’uomo alla pienezza dell’umano. “Chi segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (Gaudium et Spes, 41). In Gesù Cristo, quindi, il nuovo umanesimo!

Irene Sperti

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