Pubblicato in: Gio, Nov 20th, 2014

Capitale della Cultura 2019/Perché Lecce non ce l’ha fatta?

Qual è il suo rapporto con Lecce e provincia?

Il mio rapporto con il Salento è nato più di trenta anni fa, quando an­cora studente ho trascorso un perio­do di vacanza sul litorale di Nardò. I quell’occasione ho scoperto spiagge incontaminate oltre a preziosi centri storici e siti di eccezionale interesse, come Porto Selvaggio ed altri. Certo dopo tanto tempo ritornare è sempre difficile ma ho ritrovato intatti, se non alcuni paesaggi, ad eccezione di Por­to Selvaggio, sicuramente i valori e la forte identità salentina. In questi ulti­mi due anni ho potuto poi percorrere alcuni itinerari salentini e scoprire il valore di architetture immerse nel ti­pico paesaggio di terra rossa e olivi e le emergenze archeologiche scavate negli anfratti costieri. Ciò mi ha con­vinto della necessità di fare di tutto per tutelare il patrimonio salentino secon­do i dettami della normativa vigente e con le comunità che sono i veri custodi di questi beni. Mi fa piacere ricorda­re, inoltre, che dopo più di trent’anni ho ritrovato gli amici di Galatina che hanno ancora conservato lo schietto carattere salentino.

Come si è relazionato con le altre istituzioni culturali ed in partico­lare con l’Università?

Il rapporto con le altre istituzioni è stato sempre improntato alla cor­rettezza ed alla lealtà, nel senso che sono state sempre perseguite attività di tutela sia dei beni monumentali che del paesaggio comunicando le relative decisioni alle istituzioni competenti o proprietarie, anche nei casi nei quali le proposte avanzate divergevano. È il caso della questione di interventi pro­posti per alcune proprietà acquisite dall’università che hanno dato adito ad un contenzioso. Numerose sono le divergenze in materia paesaggisti­ca soprattutto in relazione alla tutela dell’area costiera e alla salvaguardia dei centri storici. Ottimi i rapporti con l’Accademia di Belle Arti con la quale si è stipulata una convenzione. Buoni i rapporti con la regione e le altre isti­tuzioni e con la prefettura, su proposta della quale, si è istituito un tavolo di discussione sulla salvaguardia delle aree costiere in periodo invernale.

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Qual è la sua esperienza in rela­zione ai beni ecclesiastici?

Il rapporto con le istituzioni eccle­siastiche è stato improntato alla cor­rettezza ed alla collaborazione, come nel caso delle opere esposte all’in­terno del museo della carta pesta, di proprietà della diocesi di Lecce, per le quali si è trovata una soluzione che ha consentito l’apertura dello stesso. Auspico che l’attività avviata dalla soprintendenza possa proseguire sen­za interruzioni e che il buon rapporto instauratosi tra funzionari e diocesi non venga eliminato dall’istituzione di una sede regionale unica. Improntati a correttezza e rispetto delle regole sono i rapporti con monasteri e altri presidi diffusi sul territorio.

Soprintendenza e Musei nel Sa­lento: i pro ed i contro…

In una riunione tenutasi presso la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia e successi­vamente presso il ministero la soprin­tendenza leccese ha avanzato la pro­posta che i castelli facenti parte della Terra d’Otranto fossero interamente restaurati e rappresentassero i baluar­di che introducono alla conoscenza e alla diffusione della cultura del Salen­to. La soprintendenza comunque non gestisce musei se non quello della car­ta pesta sito nel castello di Lecce, affi­dato alla manutenzione del comune. I castelli affidati invece all’istituto sono quelli di Copertino e quello alfonsino di Brindisi. Gli ultimi lavori un corso a Copertino consentiranno di allestire l’esposizione delle ceramiche ritrovate nel corso di lavori di restauro trasfor­mando un’ala in museo vero e proprio. Se a questo si aggiunge l’esposizione sperimentale di vitigni messi a dimora sugli spalti, come attestato dagli atti degli ultimi proprietari, e l’allestimen­to di una parte delle gallerie come eno­teca dei vini salentini, si può affermare che il castello diverrà la principale porta di accesso alla Terra d’Otran­to ed ai tesori della sua gastronomia. Oltre che come museo il castello è in grado di ospitare convegni ed altre manifestazioni e dovrà poi rapportarsi con la rete dei castelli e di tutti i musei locali, sia quelli civici che quelli dio­cesani o ecclesiastici. A restauri com­pletati la rete dei castelli e dei musei potrà fornire una importante testimo­nianza della cultura e delle tradizioni dell’intero territorio. 

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