Capitale della Cultura 2019/Perché Lecce non ce l’ha fatta?
Qual è il suo rapporto con Lecce e provincia?
Il mio rapporto con il Salento è nato più di trenta anni fa, quando ancora studente ho trascorso un periodo di vacanza sul litorale di Nardò. I quell’occasione ho scoperto spiagge incontaminate oltre a preziosi centri storici e siti di eccezionale interesse, come Porto Selvaggio ed altri. Certo dopo tanto tempo ritornare è sempre difficile ma ho ritrovato intatti, se non alcuni paesaggi, ad eccezione di Porto Selvaggio, sicuramente i valori e la forte identità salentina. In questi ultimi due anni ho potuto poi percorrere alcuni itinerari salentini e scoprire il valore di architetture immerse nel tipico paesaggio di terra rossa e olivi e le emergenze archeologiche scavate negli anfratti costieri. Ciò mi ha convinto della necessità di fare di tutto per tutelare il patrimonio salentino secondo i dettami della normativa vigente e con le comunità che sono i veri custodi di questi beni. Mi fa piacere ricordare, inoltre, che dopo più di trent’anni ho ritrovato gli amici di Galatina che hanno ancora conservato lo schietto carattere salentino.
Come si è relazionato con le altre istituzioni culturali ed in particolare con l’Università?
Il rapporto con le altre istituzioni è stato sempre improntato alla correttezza ed alla lealtà, nel senso che sono state sempre perseguite attività di tutela sia dei beni monumentali che del paesaggio comunicando le relative decisioni alle istituzioni competenti o proprietarie, anche nei casi nei quali le proposte avanzate divergevano. È il caso della questione di interventi proposti per alcune proprietà acquisite dall’università che hanno dato adito ad un contenzioso. Numerose sono le divergenze in materia paesaggistica soprattutto in relazione alla tutela dell’area costiera e alla salvaguardia dei centri storici. Ottimi i rapporti con l’Accademia di Belle Arti con la quale si è stipulata una convenzione. Buoni i rapporti con la regione e le altre istituzioni e con la prefettura, su proposta della quale, si è istituito un tavolo di discussione sulla salvaguardia delle aree costiere in periodo invernale.
Qual è la sua esperienza in relazione ai beni ecclesiastici?
Il rapporto con le istituzioni ecclesiastiche è stato improntato alla correttezza ed alla collaborazione, come nel caso delle opere esposte all’interno del museo della carta pesta, di proprietà della diocesi di Lecce, per le quali si è trovata una soluzione che ha consentito l’apertura dello stesso. Auspico che l’attività avviata dalla soprintendenza possa proseguire senza interruzioni e che il buon rapporto instauratosi tra funzionari e diocesi non venga eliminato dall’istituzione di una sede regionale unica. Improntati a correttezza e rispetto delle regole sono i rapporti con monasteri e altri presidi diffusi sul territorio.
Soprintendenza e Musei nel Salento: i pro ed i contro…
In una riunione tenutasi presso la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia e successivamente presso il ministero la soprintendenza leccese ha avanzato la proposta che i castelli facenti parte della Terra d’Otranto fossero interamente restaurati e rappresentassero i baluardi che introducono alla conoscenza e alla diffusione della cultura del Salento. La soprintendenza comunque non gestisce musei se non quello della carta pesta sito nel castello di Lecce, affidato alla manutenzione del comune. I castelli affidati invece all’istituto sono quelli di Copertino e quello alfonsino di Brindisi. Gli ultimi lavori un corso a Copertino consentiranno di allestire l’esposizione delle ceramiche ritrovate nel corso di lavori di restauro trasformando un’ala in museo vero e proprio. Se a questo si aggiunge l’esposizione sperimentale di vitigni messi a dimora sugli spalti, come attestato dagli atti degli ultimi proprietari, e l’allestimento di una parte delle gallerie come enoteca dei vini salentini, si può affermare che il castello diverrà la principale porta di accesso alla Terra d’Otranto ed ai tesori della sua gastronomia. Oltre che come museo il castello è in grado di ospitare convegni ed altre manifestazioni e dovrà poi rapportarsi con la rete dei castelli e di tutti i musei locali, sia quelli civici che quelli diocesani o ecclesiastici. A restauri completati la rete dei castelli e dei musei potrà fornire una importante testimonianza della cultura e delle tradizioni dell’intero territorio.
















