Pubblicato in: Ven, Ott 9th, 2015

Caritas/Storie di fratelli… Scappano da guerra e miseria

DON ATTILIO MESAGNE: STARE AL SERVIZIO DELL’UOMO SENZA GUARDARE ALLE DIFFERENZE 

ABBRACCIARE SENZA LIMITI 

“Sono edificato dagli innumerevoli esempi di solidarietà dei nostri concittadini, diversificati nella maniera più varia quanto ad età, professione, vocazione…”. 

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Don Attilio Mesagne , in qualità di Direttore della Caritas Diocesana, come vede il cammino intrapreso dalla Diocesi, soprattutto in questi ultimi periodi di sbar­chi ormai quotidiani?

Devo dire che sono edi­ficato dagli innumerevoli esempi di solidarietà dei nostri concittadini, diver­sificati nella maniera più varia quanto ad età, profes­sione, vocazione…è davve­ro meraviglioso ritrovarsi tra le fila di questo stermi­nato esercito di volontari, che includono non pochi ospiti della Casa della Ca­rità, i quali, dopo il primo periodo di accoglienza, scelgono di rimanere per dedicarsi instancabilmente al volontariato, almeno fino al completamento della do­cumentazione che richiedo­no in Italia, dove il percorso burocratico risulta più age­vole.

Riguardo all’aspetto formativo dei volontari, quanto pensa sia impor­tante per una coscienza davvero missionaria?

Se il missionario laico, che offre il suo servizio a vantaggio dei “nuovi pove­ri”, non è anzitutto un con­templativo, che ami Cristo Gesù nelle membra ferite che va a soccorrere, non può accedere ad alcuna opera caritativa, perché privo delle credenziali fondamentali. La Caritas è governata da un equipe diocesana, che presiede a tre aree, nello specifico: la formazione (incontri di spiritualità); la pro­mozione umana (servizi); l’ufficio Migrantes (comu­nicazioni in genere). In­contriamo i volontari men­silmente per il cammino formativo, nel quale sono coadiuvato da specialisti.

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Qual è stato l’intento originario della Casa della Carità? Si è rima­sti fedeli al carisma?

Quando è stata inau­gurata, l’allora Prefetto propose il finanziamento, da configurare come ret­te giornaliere erogate per ciascun ospite, a condi­zione che si trattasse solo di migranti, escludendo altre povertà locali, più vi­cine a noi. Rifiutammo, il carisma doveva rimanere quello di “abbracciare” tutte le situazioni di disa­gio possibili, anche quelle entro i nostri confini.

Don Attilio, che cos’è la beatitudine per un cristiano impegnato?

Stare al servizio dell’uomo, senza guardare ai colori di cui si “dipin­ge”, che sia la pelle, il cre­do politico o religioso. Dio appartiene a tutti. E a tutti dispensa la salvezza, per­ché è Carità senza limiti.

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