Caritas/Storie di fratelli… Scappano da guerra e miseria
DON ATTILIO MESAGNE: STARE AL SERVIZIO DELL’UOMO SENZA GUARDARE ALLE DIFFERENZE
ABBRACCIARE SENZA LIMITI
“Sono edificato dagli innumerevoli esempi di solidarietà dei nostri concittadini, diversificati nella maniera più varia quanto ad età, professione, vocazione…”.
Don Attilio Mesagne , in qualità di Direttore della Caritas Diocesana, come vede il cammino intrapreso dalla Diocesi, soprattutto in questi ultimi periodi di sbarchi ormai quotidiani?
Devo dire che sono edificato dagli innumerevoli esempi di solidarietà dei nostri concittadini, diversificati nella maniera più varia quanto ad età, professione, vocazione…è davvero meraviglioso ritrovarsi tra le fila di questo sterminato esercito di volontari, che includono non pochi ospiti della Casa della Carità, i quali, dopo il primo periodo di accoglienza, scelgono di rimanere per dedicarsi instancabilmente al volontariato, almeno fino al completamento della documentazione che richiedono in Italia, dove il percorso burocratico risulta più agevole.
Riguardo all’aspetto formativo dei volontari, quanto pensa sia importante per una coscienza davvero missionaria?
Se il missionario laico, che offre il suo servizio a vantaggio dei “nuovi poveri”, non è anzitutto un contemplativo, che ami Cristo Gesù nelle membra ferite che va a soccorrere, non può accedere ad alcuna opera caritativa, perché privo delle credenziali fondamentali. La Caritas è governata da un equipe diocesana, che presiede a tre aree, nello specifico: la formazione (incontri di spiritualità); la promozione umana (servizi); l’ufficio Migrantes (comunicazioni in genere). Incontriamo i volontari mensilmente per il cammino formativo, nel quale sono coadiuvato da specialisti.
Qual è stato l’intento originario della Casa della Carità? Si è rimasti fedeli al carisma?
Quando è stata inaugurata, l’allora Prefetto propose il finanziamento, da configurare come rette giornaliere erogate per ciascun ospite, a condizione che si trattasse solo di migranti, escludendo altre povertà locali, più vicine a noi. Rifiutammo, il carisma doveva rimanere quello di “abbracciare” tutte le situazioni di disagio possibili, anche quelle entro i nostri confini.
Don Attilio, che cos’è la beatitudine per un cristiano impegnato?
Stare al servizio dell’uomo, senza guardare ai colori di cui si “dipinge”, che sia la pelle, il credo politico o religioso. Dio appartiene a tutti. E a tutti dispensa la salvezza, perché è Carità senza limiti.


















