Cavallino/Santuario della Madonna del Monte
Tante Chiese antiche sparse sul territorio dedicate alla Madonna testimoniano le influenze dell’Oriente sull’Occidente.
Nel corso dei secoli XVII- XVIII quasi la totalità delle Chiese della Diocesi, subirono trasformazioni strutturali e mutamenti profondi tanto nel culto come nell’edilizia sacra. Alla esistente iconografia greco-bizantina fu introdotto un nuovo orientamento ed anche un nuovo stile accentuando l’elemento latino-barocco. Nell’immenso cantiere della Controriforma cattolica si impose il Vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda. L’appellativo di “chiesa madre” è naturalmente una metafora che rimanda alla funzione generatrice delle persone per cui suppone consapevolezza di essere stati generati alla fede. Nel corso del tempo anche i figli, diventati adulti, svolgeranno la funzione generatrice alla fede ed è così che nascono le nuove chiese e quindi la missione. La diocesi di Lecce appartiene alla prima ora dell’era cristiana per cui di secoli ne conta veramente tanti. Lo scrittore Edmondo De Amicis diceva della sua mamma: “mia madre ha 60 anni e più la guardo e più mi sembra bella”; la Chiesa di Lecce ha quasi duemila anni e “più la guardo e più mi sembra bella” nonostante il suo volto sia segnato da rughe profonde, da polvere e sofferenza. La Provvidenza che governa il mondo ha voluto Lecce aperta al mondo intero fin dalle sue origini essa è messapica, greca, romana, cristiana, normanna, angioina. Lo testimoniano i vari reperti archeologici, i due anfiteatri greco e romano, il porto marittimo dell’Imperatore Adriano, gli scritti di San Paolino da Nola, i molti santuari.
Nel Salento, grazie al mare Adriatico, si congiungono l’Oriente con l’Occidente. Lo confermano l’onomastica spesso bizantina come ad esempio San Nicola, San Basilio, San Foca, San Niceta, San Gregorio, Santa Irene, Santa Caterina; lo confermano gli antichi santuari della Madonna con le loro suggestive denominazioni come la chiesa di Santa Maria del Monte a Cavallino, Santa Maria del Pane a Novoli, Santa Maria delle Cerrate a Squinzano, Santa Maria d’Aurio a Surbo, Santa Maria Madre di Dio a Roca; lo confermano le cripte e le chiese rupestri nelle quali sono esposte tante corrose immagini della Madre di Dio come a Borgagne, a Novoli . Faccio una sosta presso il santuario di Santa Maria del Monte a Cavallino. Mi accompagna nella visita l’artista del luogo Giovanni Rollo il quale mi riferisce sul profondo legame esistente ancora tra il popolo di Cavallino e la Madonna del Monte. All’ingresso laterale della chiesa, sulla porta, è ben visibile l’originale epigrafe scritta in lingua greca. All’interno è esposta l’icona della Madre di Dio di chiara fattura bizantina. L’originale protezione della Madre di Dio su Cavallino fu rimpiazzata da San Domenico di Guzman nel colmo dell’entusiasmo controriformista di marca domenicana (sec. XVII).
Più che di un monte si tratta di una semplice altura appena fuori l’abitato. Un edificio alterato nel suo impianto originale. Nella Bibbia il monte è sempre un luogo preferito da Dio per rivelarsi all’uomo. Sono a tutti noti: il monte Sinai (= Il decalogo), il monte delle Beatitudini (= La nuova legge), il monte Tabor (= La Metamorfosi di Gesù), il monte Calvario (= La Crocifissione e Morte di Gesù). La Madonna del monte a Cavallino evoca l’Alleanza tra Dio e il suo popolo e trova felice riscontro nella pratica di questo popolo che annualmente, ogni prima domenica di maggio, continua a radunarsi qui per rinnovare l’alleanza con la Madre di Dio che è pure Madre della Chiesa. La madre Chiesa continua a radunare persone vere, alcune delle quali sono giunte da tempo a destinazione lasciando a noi il profumo del loro vivere semplice. Alcune di queste persone sono più note con l’appellativo di santo e santa; altre persone sono anonime. Le une come le altre, insieme, formano l’unica Chiesa di Dio, realtà divino-umana, celeste e terrestre.
Antonio Febbraro


















