Pubblicato in: Mer, Mag 20th, 2015

Conservatorio/Concerto a due pianoforti con Mariagrazia Lioy e Alberto Manzo

Intervista alla Professoressa: “La competizione, una tappa. Lo studio per la vita”.

“L’esperienza vissuta con grande gioia in Polonia e in Turchia mi ha convinta che esistono livelli altissimi di amore per la Musica in Italia e all’estero”. 

Il cartellone delle serate musicali, organizzato dal C o n s e r v a t o r i o “Tito Schipa” di Lecce, ha propo­sto un concerto per due pianoforti con Maria­grazia Lioy e Alberto Manzo. La serata si è aperta con il Duet­tino concertante nach Mozart (1921) di Ferruccio Busoni, vivace trascrizione per due pia­noforti del finale del Concerto in fa maggiore per pianoforte (K 459) di W. A. Mozart.

Lioy

È sta­ta eseguita, poi, la Sonata in fa minore op. 34 bis di Johannes Brahms, il Valse romantique n. 1 (in re magg.) di Emmanuel Chabrier e Lindaraja (1901) di Claude Debussy. La brillan­te serata si è conclusa con Sca­ramouche di Darius Milhaud. “L’Ora del Salento” ha inter­vistato, in esclusiva, Mariagra­zia Lioy, docente di pianoforte presso il Conservatorio leccese.

Quali processi di studio concorrono a trasformare un’esecuzione in un’inter­pretazione, a restituire la vera essenza di un brano musicale? E quale relazione s’instaura tra compositore e interprete sebbene talvolta li separino molti secoli?

Belle domande! Dunque, per iniziare, è necessario chia­rire che l’atto dell’esecuzione e quello dell’interpretazione non sono scollegati fra loro e che, anzi, il secondo presup­pone il primo e lo lancia in quell’iper-spazio metaforico proprio dell’Arte. Io eseguo quando esamino attentamen­te tutte le indicazioni date dall’autore, cercando non solo in maniera lineare e verticale, ma anche formale e strutturale, di “apprendere” tutti i segni utilizzati dall’autore e affidati silentemente alla pagina; giun­go, così, ad una lettura cor­retta e potrei dire “oggettiva” del brano musicale. Un livello questo d’attenzione rigoroso e assolutamente imprescindibile cui si ritorna spesso, necessa­riamente, anche dopo anni di conoscenza ed esecuzione del brano. Io interpreto quando, dopo aver “recepito” i segni partecipo e rilancio quel gesto creativo, espresso in un Tempo non presente rendendolo Attua­le, poiché lo filtro attraverso il mio pensiero e la mia sensibi­lità. Di più, il mio essere è un continuo fluire di esperienza, di pensiero e di emotività. Il con­certo è come un’“istantanea” della vita dell’interprete che, dopo aver dedicato un numero imprecisabile di ore di studio alle “sudate carte” e aver rag­giunto con lo spirito dell’autore una relazione quasi simbiotica si assume la responsabilità, rischiosa ed emozionante, di esprimere al mondo (pubblico) la propria “verità” sull’opera. A mio parere non si può addi­venire in assoluto a definire l’essenza né, a maggior ragio­ne, la “vera” essenza del bra­no musicale, ma si può parlare di relazione indissolubile, di comunione di intenti fra segni antichi e pensiero attuale, fra oggettività di scrittura e sog­gettività di interpretazione, fra pagina silente e vita che pulsa ad ogni nuova lettura. L’Autore dà il via all’atto creativo, l’In­terprete rende Eterna l’Opera d’Arte. Capita spesso che lo stesso interprete, in momenti diversi del suo vissuto musica­le, modifichi la sua lettura, il che dimostra che l’Arte non è clonabile, nulla è riproducibile o ripercorribile in modo iden­tico. Dalla misteriosa e strin­gente relazione tra Autore ed Interprete discende l’assoluta Atemporalità dell’opera d’arte e la peculiarità della Musica di essere la più effimera e fragile fra le Arti!

Ricadute umane e profes­sionali delle esperienze arti­stiche vissute all’estero.

L’esperienza vissuta con grande gioia in Polonia e in Turchia mi ha convinta che esi­stono livelli altissimi di amore per la Musica in Italia e all’e­stero. Tuttavia, in altri Paesi l’attenzione e i mezzi offerti ad Istituti, Accademie e scuole musicali risultano nettamen­te superiori a quelli che sono messi a disposizione nei nostri Conservatori. Docenti e Allievi sono valorizzati per merito e la struttura stessa si incarica di incrementare le competen­ze e la carriera degli stessi. In Italia non è così, purtroppo! In ogni caso le mie idee e il mio stacanovismo sono stati molto apprezzati sia a Poznan che ad Istanbul.

Quale musica ideale sce­glierebbe come colonna so­nora della sua vita?

Sono spiacente di deluder­la, ma sceglierne una signifi­cherebbe fare un torto a molte altre. Ogni repertorio che ho studiato e suonato in concerto l’ho amato profondamente e non posso davvero stilare una graduatoria di piacevolezza. Amo anche ciò che non suo­no da anni e che d’improvviso prende a risuonare nelle mie corde…

La musica ha anche un valo­re civile, oltre che estetico?

In verità ho sempre pensa­to la Musica e/o lo studio della Musica come un campo di con­tiguità fra l’Etica e l’Estetica. L’agire virtuoso, nel rispetto delle regole, non cozza con la disciplina che conduce alla li­bera espressione di sé. L’Arte crea percorsi e organizza mon­di possibili. Sceglie e giudica. L’Arte testimonia un avanzato stato di civiltà che rispetta la diversità e non distrugge, ma promuove relazioni. Diciamo che i più grandi artisti avreb­bero potuto assolvere perfetta­mente al compito di concepire e governare società civili. Solo non erano interessati al Potere, per cui hanno finito con l’inter­pretare il ruolo di sapienti mar­ginalizzati.

Pages: 1 2

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti