Conservatorio/Concerto a due pianoforti con Mariagrazia Lioy e Alberto Manzo
Intervista alla Professoressa: “La competizione, una tappa. Lo studio per la vita”.
“L’esperienza vissuta con grande gioia in Polonia e in Turchia mi ha convinta che esistono livelli altissimi di amore per la Musica in Italia e all’estero”.
Il cartellone delle serate musicali, organizzato dal C o n s e r v a t o r i o “Tito Schipa” di Lecce, ha proposto un concerto per due pianoforti con Mariagrazia Lioy e Alberto Manzo. La serata si è aperta con il Duettino concertante nach Mozart (1921) di Ferruccio Busoni, vivace trascrizione per due pianoforti del finale del Concerto in fa maggiore per pianoforte (K 459) di W. A. Mozart.
È stata eseguita, poi, la Sonata in fa minore op. 34 bis di Johannes Brahms, il Valse romantique n. 1 (in re magg.) di Emmanuel Chabrier e Lindaraja (1901) di Claude Debussy. La brillante serata si è conclusa con Scaramouche di Darius Milhaud. “L’Ora del Salento” ha intervistato, in esclusiva, Mariagrazia Lioy, docente di pianoforte presso il Conservatorio leccese.
Quali processi di studio concorrono a trasformare un’esecuzione in un’interpretazione, a restituire la vera essenza di un brano musicale? E quale relazione s’instaura tra compositore e interprete sebbene talvolta li separino molti secoli?
Belle domande! Dunque, per iniziare, è necessario chiarire che l’atto dell’esecuzione e quello dell’interpretazione non sono scollegati fra loro e che, anzi, il secondo presuppone il primo e lo lancia in quell’iper-spazio metaforico proprio dell’Arte. Io eseguo quando esamino attentamente tutte le indicazioni date dall’autore, cercando non solo in maniera lineare e verticale, ma anche formale e strutturale, di “apprendere” tutti i segni utilizzati dall’autore e affidati silentemente alla pagina; giungo, così, ad una lettura corretta e potrei dire “oggettiva” del brano musicale. Un livello questo d’attenzione rigoroso e assolutamente imprescindibile cui si ritorna spesso, necessariamente, anche dopo anni di conoscenza ed esecuzione del brano. Io interpreto quando, dopo aver “recepito” i segni partecipo e rilancio quel gesto creativo, espresso in un Tempo non presente rendendolo Attuale, poiché lo filtro attraverso il mio pensiero e la mia sensibilità. Di più, il mio essere è un continuo fluire di esperienza, di pensiero e di emotività. Il concerto è come un’“istantanea” della vita dell’interprete che, dopo aver dedicato un numero imprecisabile di ore di studio alle “sudate carte” e aver raggiunto con lo spirito dell’autore una relazione quasi simbiotica si assume la responsabilità, rischiosa ed emozionante, di esprimere al mondo (pubblico) la propria “verità” sull’opera. A mio parere non si può addivenire in assoluto a definire l’essenza né, a maggior ragione, la “vera” essenza del brano musicale, ma si può parlare di relazione indissolubile, di comunione di intenti fra segni antichi e pensiero attuale, fra oggettività di scrittura e soggettività di interpretazione, fra pagina silente e vita che pulsa ad ogni nuova lettura. L’Autore dà il via all’atto creativo, l’Interprete rende Eterna l’Opera d’Arte. Capita spesso che lo stesso interprete, in momenti diversi del suo vissuto musicale, modifichi la sua lettura, il che dimostra che l’Arte non è clonabile, nulla è riproducibile o ripercorribile in modo identico. Dalla misteriosa e stringente relazione tra Autore ed Interprete discende l’assoluta Atemporalità dell’opera d’arte e la peculiarità della Musica di essere la più effimera e fragile fra le Arti!
Ricadute umane e professionali delle esperienze artistiche vissute all’estero.
L’esperienza vissuta con grande gioia in Polonia e in Turchia mi ha convinta che esistono livelli altissimi di amore per la Musica in Italia e all’estero. Tuttavia, in altri Paesi l’attenzione e i mezzi offerti ad Istituti, Accademie e scuole musicali risultano nettamente superiori a quelli che sono messi a disposizione nei nostri Conservatori. Docenti e Allievi sono valorizzati per merito e la struttura stessa si incarica di incrementare le competenze e la carriera degli stessi. In Italia non è così, purtroppo! In ogni caso le mie idee e il mio stacanovismo sono stati molto apprezzati sia a Poznan che ad Istanbul.
Quale musica ideale sceglierebbe come colonna sonora della sua vita?
Sono spiacente di deluderla, ma sceglierne una significherebbe fare un torto a molte altre. Ogni repertorio che ho studiato e suonato in concerto l’ho amato profondamente e non posso davvero stilare una graduatoria di piacevolezza. Amo anche ciò che non suono da anni e che d’improvviso prende a risuonare nelle mie corde…
La musica ha anche un valore civile, oltre che estetico?
In verità ho sempre pensato la Musica e/o lo studio della Musica come un campo di contiguità fra l’Etica e l’Estetica. L’agire virtuoso, nel rispetto delle regole, non cozza con la disciplina che conduce alla libera espressione di sé. L’Arte crea percorsi e organizza mondi possibili. Sceglie e giudica. L’Arte testimonia un avanzato stato di civiltà che rispetta la diversità e non distrugge, ma promuove relazioni. Diciamo che i più grandi artisti avrebbero potuto assolvere perfettamente al compito di concepire e governare società civili. Solo non erano interessati al Potere, per cui hanno finito con l’interpretare il ruolo di sapienti marginalizzati.
















