Pubblicato in: Ven, Giu 12th, 2015

CORPUS DOMINI… MISTERO D’AMORE

L’Arcivescovo: una grande preghiera per i profughi che chiedono accoglienza. 

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UNA SUBLIME REALTÀ

Anche questa sera, Signore Gesù, nel gesto che ci appartiene come discepoli, ancora una volta non abbiamo fatto altro che accogliere il tuo invito: Seguitemi! Lo abbiamo fatto non solo come discepoli che hanno da imparare dal Maestro, siamo stati anche i tuoi adoratori: Ti abbiamo pregato e invocato, Signore, credendo che ciò che appare nel segno del pane nasconde nel mistero una realtà sublime. Non vediamo non com­prendiamo ma la fede ci confer­ma: il pane, il nostro povero pane, la tua Parola e il tuo amore lo trasformano: sei tu, Pane vivo che dà la vita, pane dei pellegrini, vero pane che sazia la fame di tutti noi. Così ti abbiamo riconosciuto, invo­cato e adorato. Ma oggi aumenta sempre più in molti di noi la fatica del credere nella forza che viene da questo Pane di vita che deve essere spezzato e condiviso.

NO ALLA DISGREGAZIONE

Papa Francesco, richiamando un testo della liturgia di questo giorno solenne, ci ha messo in guardia da un pericolo che è in agguato e da una minaccia che ci sovrasta: disgregarci, svilirci. Sono sue parole: “ci disgreghiamo quando non siamo docili alle sue parole, quando gareggiamo per occupare i primi posti,- gli arrampicatori -, quando non troviamo il coraggio di testimoniare la carità, quando non siamo capaci di offrire speranza”. La storia di oggi, come quella di ieri, è piena di arrampicatori che non disdegnano di depredare il bene comune con il fiume in piena della corruzione a danno delle fasce più deboli e indifese della società. Oltre alla disgregazione c’è il pericolo dello ‘svilirci’. Sono ancora parole del Papa: “annac­quare la nostra dignità cristiana, significa lasciarci intaccare dalle idolatrie del nostro tempo: l’appa­rire, il consumare, l’io al centro di tutto; ma anche l’essere compe­titivi, l’arroganza come atteggia­mento vincente, il non dover mai ammettere di avere sbagliato e di avere bisogno. Tutto questo ci svi­lisce, ci rende cristiani mediocri, tiepidi , insipidi, pagani”. Ma c’è un terzo pericolo: oggi aumenta sem­pre più la sfiducia e la disaffezione alla partecipazione e promozione del bene comune. Le ultime vicende del nostro Pa­ese lo evidenziano a dismisura: stanchi e delusi di promesse fantasma, di povertà sempre più conclamate, di attentati alla giusta, equa e onesta distribuzione dei beni per tutti, “siamo chiamati in nome di una autentica sensibilità ecclesiale a non avere paura, a non essere timidi e irrilevanti nello sconfessare e sconfiggere una dif­fusa mentalità di corruzione pub­blica e privata che è riuscita a im­poverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavora­tori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi “ ( Papa Francesco ). La forza del pane del cammino che sei Tu, Signore, ci liberi dalla paura della denuncia e della scon­fessione di questa barbarie insana e fraudolenta.

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NEL NOME DELLA FRATERNITÀ

Non possiamo non aggiungere a questa richiesta di aiuto e di libe­razione dalle paure che ci rendono molto spesso muti e acquiescenti, una grande preghiera per le mi­gliaia di profughi che attraversano il nostro Mediterraneo e, sempre più numerosi, laddove riescono a sopravvivere, domandano a noi accoglienza, solidarietà, sostegno, condivisione per il pane di ogni giorno da spezzare e condividere.

Un’ultima invocazione: oggi abbiamo pubblicamente e li­beramente professato ed espresso la nostra fede in te, Signore Gesù:

– vogliamo sentirci in comunione con tanti nostri fratelli di fede che sono privati della libertà di esprime­re con noi e come noi la fede in Te.

– Stupiti, ammiriamo e ringraziamo quanti sono esposti al sacrificio della loro vita perché confessano e credono in Te. Alcuni di questi no­stri fratelli li abbiamo con noi, forse hanno partecipato con noi a questa pubblica adorazione del tuo santo mistero.

– “Veneriamo nel nostro cuore – è l’invito del Papa – quei fratelli e sorelle ai quali è stato chiesto il sa­crificio della vita per fedeltà a Te, Signore: il loro sangue unito al tuo, sia pegno di pace e di riconciliazio­ne per il mondo intero”.

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