Da Quale Pulpito… “L’omelia giusta: niente oratoria, zero rimproveri”
IL LINGUAGGIO, LO STILE, LA DURATA, GLI STRUMENTI…
COME ‘RISCALDARE’ IL CUORE DEI FEDELI
“Oh no, la predica!”. Dite la verità, quante volte, vi sono scappate per la mente queste parole quando il sacerdote ha cominciato l’omelia durante la Messa? Non deve essere un pensiero solo di pochi fedeli se, proprio in questi giorni, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato il Direttorio omiletico, un testo che vorrebbe aiutare i sacerdoti a recuperare il senso di questa parte importante della funzione liturgica. Questo è un testo che non nasce senza un perché. Già Benedetto XVI aveva parlato della necessità di una predicazione che deve essere “arte” e anche Papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium ha sottolineato l’importanza di questo “ministero”, riservandone 25 paragrafi.
COSA NON È L’OMELIA?
Non è un fervorino più o meno spirituale, non è nemmeno un’esortazione morale per spiegare ai fedeli cosa bisogna fare. Non si tratta di un sermone dai contenuti edificanti. Non è, ancora, un qualsiasi discorso che il sacerdote possa fare ai suoi parrocchiani. Non è una dissertazione sulla situazione socio-politica o culturale. È vero che chi parla “deve avere la Bibbia in mano e il giornale in tasca”, che la sua preoccupazione deve essere di mettere in relazione Parola e vita per aiutare a leggere e a vivere gli eventi alla luce della fede, ma i tempi e i luoghi per l’educazione alla vita socio-politica sono altri. Non è nemmeno l’elenco delle varie attività della parrocchia e delle sue necessità economiche. E nemmeno può diventare la spiegazione puramente dottrinale del testo biblico appena proclamato. Anche se è necessario capire la Scrittura per poterla vivere, l’omelia non può trasformarsi in una lezione di esegesi biblica, come questa, a sua volta, non può mai diventare un’omelia.
COS’È REALMENTE L’OMELIA?
L’omelia mira alla comprensione vitale della Parola di Dio. Essa svolge un servizio di mediazione della Parola, che il presidente offre all’assemblea per nutrirne la fede, aprirne la mente all’intelligenza del messaggio e il cuore all’accoglienza della proposta di salvezza, in modo da guidare i membri ad una partecipazione liturgica cosciente e fruttuosa, capace di trasformare la vita. L’omelia è perciò attualizzazione della parola di Dio proclamata nell’azione liturgica per nutrire la fede dei fedeli. Sarebbe più corretto dire che è un momento dell’attualizzazione. Il primo compito di attualizzare la Parola spetta infatti ai lettori. Sono essi, attraverso la proclamazione delle letture loro affidate, che attualizzano anzitutto la Parola, ponendo Dio in condizione di parlare attualmente all’assemblea liturgica. L’attualizzazione dell’omelia si sviluppa facendo riferimento a tre punti: il contesto celebrativo, di cui è parte; i testi liturgici che sono stati proclamati; la vita concreta dell’assemblea celebrante.
ESISTE L’OMILETA PERFETTO?
Omileta ideale è colui che sa coniugare una duplice sensibilità: ascolto di Dio, per conoscere il progetto sull’oggi della storia, e attenzione alle situazioni vitali dei figli di Dio, per aiutarli a vivere nella fedeltà all’alleanza. Nella celebrazione la Parola diventa un nuovo evento, fa esistere ciò che annuncia. E l’omelia attualizza la Parola come se fosse un ulteriore lettura. Non un discorso su Dio, ma un messaggio di Dio inviato attraverso un suo ministro. Non basta riflettere su ciò che si dovrà dire, ma è necessario chiedersi anche: a chi mi rivolgerò? Che tipo di assemblea liturgica avrò davanti? Nell’omelia si svolge un processo di comunicazione. Non si può pensare all’omelia senza pensare agli uditori. Occorre che essa sia pensata in rapporto a loro, che offra materiali su cui gli uditori possano continuare a riflettere, a decidersi; occorre provare a immaginare i loro volti, le loro situazioni, i diversi atteggiamenti di fede che hanno: dall’indifferenza religiosa all’impegno coerente di testimonianza e servizio. Non basa che l’omelia sia ben fatta; bisogna che il suo messaggio giunga realmente a coloro cui è rivolta. La capacità di prendere contatto con i propri ascoltatori è preliminare necessario e anche condizione che accompagna lo sviluppo del discorso. Risulta quindi importante conoscere, se è possibile, coloro ai quali si rivolge. In una celebrazione nuziale, ad esempio, nella Messa o fuori dalla Messa, si ascolta sempre la parola di Dio perché è questa che racconta cosa significa sposarsi in Cristo. L’omelia deve aiutarle a capirlo. Tenendo conto di chi ascolta. (Chi si sposa? Persone credenti, praticanti, non praticanti chi non sa perché è lì … Chi partecipa all’assemblea? Con quale grado di consapevolezza?) Occorre che l’omelia rituale sappia tradurre per tutti ciò che significa il Matrimonio in Cristo. Lo stesso vale per le esequie. Si possono avere di fronte persone che vanno in chiesa solo per ragioni di amicizia verso il defunto o la sua famiglia, ma sanno poco o niente di ciò che accade nella celebrazione. L’omelia è riservata al ministro ordinato. Rientra quindi nel compito magisteriale.
ALCUNI CONSIGLI UTILI
L’omelia va preparata accuratamente, ancorandola a una profonda conoscenza della Sacra Scrittura, in particolare del Vangelo. Non è un discorso qualsiasi, ma un parlare ispirato dalla Parola di Dio. Si può ricorrere ad immagini o a leggende per non annoiare i fedeli. L’omelia non è uno spettacolo di intrattenimento, ma deve dare fervore e significato alla celebrazione. L’omelia non può essere improvvisata: al contrario merita un tempo prolungato di studio, preghiera, riflessività e creatività pastorale. La predicazione deve essere positiva perché offra sempre speranza e non lasci prigionieri della negatività. Il buon omileta guida a intendere e gustare ciò che esce dalla bocca di Dio, aprire i cuori al rendimento di grazie a Dio, alimentare la fede, preparare a una fruttuosa comunione sacramentale con Cristo. Il predicatore deve organizzare la sua omelia seguendo questa traccia: scegliere cosa dire, perché dirlo, come dirlo a questa assemblea specifica. Le omelie si differenziano a seconda della celebrazione: nella messa feriale si raccomanda una omelia breve. Non c’è una durata predeterminata. Dipende dai contesti. In ogni caso non dovrebbe essere così esorbitante da offuscare le altre parti della Messa. Una buona omelia non dovrebbe mai superare gli otto o i dieci minuti, tempo massimo di attenzione per una persona che ci ascolta. Un’omelia efficace instilla in chi ascolta il desiderio di conoscere o riconoscere Dio, presentandolo nel modo più diretto e chiaro. Un’omelia efficace mette in pericolo ciò che chi ascolta “sa già”. Il parlare di un sacerdote dovrà essere semplice e chiaro; ai concetti astratti deve preferire le immagini prese dalla vita quotidiana. Resta la possibilità per il sacerdote di utilizzare omelie dialogate nelle messe per i bambini. Si ribadisce la necessità di proporre apposite iniziative di formazione, sia a livello sistematico per i seminaristi, sia in itinere, per la formazione permanente dei sacerdoti e diaconi. II fine è mettere ognuno nella condizione di poter, con l’aiuto della grazia, riscaldare il cuore dei propri interlocutori, come ha fatto Gesù con i due di Emmaus, trasformati in roveto che non consuma, anche se lascia un indelebile segno nel cuore e nella vita.
Piero Quarta
















