Pubblicato in: Lun, Mar 26th, 2012

Di domenica? No grazie!

 Scompare la festa cristiana

Il recente decreto sulle liberalizzazioni cancella le norme che regolavano l’apertura e la chiusura giornaliere degli esercizi commerciali compresi i riposi festivi e infrasettimanali

È proprio vero! Il sospirato giorno in cui ci si può abbandonare al dolce far niente … la domenica, risale a un provvedimento imperiale dell’imperatore Costantino, il quale decretò che il Dies Solis, il giorno del Sole, fosse dedicato al riposo. La scelta di non chiamarlo “domenica”, Dies Dominicus , Giorno del Signore, fu dettato da una certa prudenza, volendo con ciò proteggere da un lato i cristiani, principali beneficiari del provvedimento, dall’altro evitare un’offesa alla dignità della religione pagana. In quel tempo il Cristianesimo era in ascesa ed era un fenomeno inarrestabile che oltrepassava i confini etnici. Il provvedimento imperiale “registrò” solo ciò che era già in atto. È infatti nota la tradizione delle primissime comunità cristiane per cui, come si direbbe oggi “non c’erano santi”: ci si doveva riunire a casa di qualcuno per celebrare l’eucaristia il primo giorno dopo il sabato, anche se ciò poteva provocare qualche disservizio alla comunità dei non cristiani impegnati nelle attività di lavoro.
Nel 380 il Cristianesimo assume la dignità di religione ufficiale dell’impero, ragione per cui il pudore della decisione costantiniana non aveva più ragione d’esserci, pertanto la domenica designò “tout court” il Giorno del Signore. E così è giunta fino a noi.
Dopo una tradizione plurisecolare sembra che la via del provvedimento “dall’alto” sia quella più idonea a produrre altri cambiamenti, e, se funziona in senso lato  l’adagio che la storia si ripete, probabilmente le leggi implacabili del mondo dell’economia e dei mercati hanno prodotto, come ormai noto, un’inversione di rotta della cultura cristiana della domenica, rendendola… facoltativa. Eppure sul calendario il giorno della domenica continua ad essere segnato in rosso, è festa.
Se guardiamo ad esempio al caso dell’apertura domenicale degli esercizi commerciali, grandi città-mercato o circhi del commercio sempre più applauditi, è difficile non accorgersi che essi lavorano per un utile che non comprende solo denaro, ma anche frammenti di identità della cultura umana prima che cristiana destinati a scomparire nei registratori di cassa insieme alle banconote. I plurisecolari “sonni tranquilli” dei vari gruppi sociali avvezzi a festeggiare la domenica sono stati bruscamente interrotti dal dilagante consumismo che non risparmia l’anima… dei consumatori. I percettori di reddito, i clienti e i consumatori, i destinatari del prodotto… sono esseri umani. La domenica nasce come festa cristiana, ma proprio per questa sua origine il suo orizzonte è ampio e comprende uno spazio umano fatto anche di meritato riposo, di cura per la propria interiorità, ma anche di silenzi per una volta non profanati da una violenza abnorme e cieca. Se poi si volesse dedicare questo spazio al Signore, ancora meglio!

                                                                                                           Anna Maria Fiammata

PERCHÈ SÌ – PERCHÈ NO/MICROFONO APERTO TRA I NEGOZIANTI E LE COMMESSE

Se la crisi detta i tempi del lavoro…

La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali cancella le norme che ne regolavano apertura e chiusura giornalieri e le chiusure festive ed infrasettimanali. Motivazione ufficiale: ragioni di ripresa economica; punti di forza secondo alcune associazioni di consumatori: maggiori opportunità di acquisto, scelta e comparazione dei prezzi. Le voci contrarie parlano di “batosta” per le piccole imprese e di vantaggi alla grande distribuzione, aumento della precarietà e problemi di sicurezza nelle ore notturne. Ma quali sono gli umori locali, in particolare verso l’apertura la domenica? Ecco alcune testimonianze raccolte in centro.
Francesco, commesso in un negozio di abbigliamento, si dice contrario perché la domenica deve essere un momento di serenità, un giorno per ritrovarsi.
Sara lavora in una gioielleria; ritiene che se ci fosse una turnazione sarebbe accettabile. Ma la domenica resta il giorno del riposo.
Serena non vive il disagio perché il titolare non apre la domenica. In generale però è sfavorevole in quanto fortemente convinta della sacralità dei giorni festivi.
Il negozio di cosmetica dove lavora Vanessa ha già previsto l’apertura domenicale, con turni e il festivo retribuito, perciò non sente il peso del lavoro extra. Ciò non toglie che “si perda il valore della domenica che diventa come tutti gli altri, non più il giorno per lo stare insieme con la famiglia o il giorno da dedicare al Signore.
Il titolare di un negozio non dice il suo nome e afferma che Il commercio nella grande distribuzione sta diventando senz’anima. Imperativo vendere, anche usando lo specchietto delle allodole delle offerte che valgono per alcuni prodotti, mentre altri sono maggiorati. Il cliente non se ne accorge ed è convinto di aver “fatto l’affare”. Viene meno il dialogo, il conoscersi, il consiglio: merce preziosa, sempre più rara.
Per Valentina forse potrebbe esserci un vantaggio economico per i negozi, ma a suo avviso la domenica deve rimanere giorno di riposo, secondo tradizione.
Luana da titolare sarebbe favorevole all’apertura domenicale per fronteggiare la crisi, non come commessa.
Claudia fa un distinguo relativo alla retribuzione: “il lavoro deve rendere e il disagio delle domenica deve essere ricompensato”.
Daniela, titolare di una storica libreria, dichiara: “Sono favorevole all’apertura domenicale come unica soluzione in questo periodo di crisi. Per pagare le spese e combattere la concorrenza della grande distribuzione, anche un giorno in più può essere conveniente. Non si può nascondere che chi lavora nel commercio abbia una qualità della vita peggiore. Nei momenti di crisi il lavoro si fa più difficile e i diritti vengono meno tutelati”.

Lucia Buttazzo

 

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