Don Rosario Cisternino tra le braccia del Padre
Parroco dell’Acaya per 40 anni. I suoi fedeli commossi lo hanno accompagnato nell’ultimo viaggio.
Acaya, 11 marzo 2015, le campane suonano a morte, i rintocchi lenti, tristi, colpiscono la pace del piccolo borgo e la notizia trafigge il cuore dei suoi cittadini: don Rosario Cisternino, amato Parroco per 40 anni, è ritornato alla Casa del Padre. Inizia lentamente a piovere, la pioggia si confonde con le lacrime, le lacrime di cinquecento anime che sono nate, cresciute e vissute sotto la guida spirituale attenta, affettuosa ma altrettanto intransigente di don Rosario. Un grande sacerdote, un grande uomo, un grande pastore che si è tanto speso e prodigato per la piccola comunità. Quest’amore è stato forte e reale tanto che anche sua eccellenza rev. Arcivescovo D’Ambrosio, nell’omelia funebre ha sottolineato come la vita e il sacerdozio, di questo esempio pastorale, si siano fuse in unico afflato: l’amore incondizionato per Dio e la preghiera instancabile per il suo gregge.
Don Rosario si era ritirato in doveroso riposo nel 2010, ma non ha mai dimenticato il grande affetto che la cittadella ha sempre avuto nei suoi confronti, ormai parlava poco, stremato dalle sofferenze, ma i suoi occhi ritrovavano quell’antico splendore quando si parlava della sua amata Acaya. E i suoi fedeli lo hanno accolto e accompagnato nell’estremo viaggio. Il funerale, coerente con la sua persona, schiva agli sfarzi e alle cerimonie, è stato sommesso, quasi silenzioso. Celebrato nella sua amata chiesa ma questa volta sul pulpito non c’era lui. La chiesa è gremita, accanto ad autorità e sacerdoti c’è, attonito e affranto, il popolo di Acaya. Il silenzio è quasi surreale, come lo pretendeva don Rosario durante le sue messe. Gli occhi sono lucidi, ognuno segue i ricordi che lo legano a questo esempio sacerdotale, che profuma già di beatitudine. L’affetto è tangibile, forte, reale, come solo in una piccola comunità può essere. Questo piccolo popolo, unito nel dolore e nel ricordo accompagna, con grande affetto, in spalla fuori da quelle mura che lo hanno visto passeggiare e pregare, il suo parroco. Tutti lì, a salutarlo e un semplice “Ciao don Rosario”, sussurrato tra la folla, racchiude la gratitudine e il rispetto del piccolo borgo, e mentre il feretro si allontana, le lacrime scendono sul viso di quanti lo hanno conosciuto.
















