Pubblicato in: Ven, Mar 20th, 2015

Don Rosario Cisternino tra le braccia del Padre

Parroco dell’Acaya per 40 anni. I suoi fedeli commossi lo hanno accompagnato nell’ultimo viaggio. 

Acaya, 11 marzo 2015, le campane suonano a morte, i rintocchi lenti, tristi, colpiscono la pace del piccolo borgo e la notizia trafigge il cuore dei suoi cittadini: don Rosario Cisternino, amato Parroco per 40 anni, è ritornato alla Casa del Padre. Inizia lentamen­te a piovere, la pioggia si confonde con le lacrime, le lacrime di cinquecento anime che sono nate, cresciute e vissute sotto la guida spiri­tuale attenta, affettuosa ma altrettanto intransigente di don Rosario. Un grande sacerdote, un grande uomo, un grande pastore che si è tanto speso e prodigato per la piccola comunità. Quest’amore è stato forte e reale tanto che anche sua eccellenza rev. Arcivesco­vo D’Ambrosio, nell’omelia funebre ha sottolineato come la vita e il sacerdozio, di que­sto esempio pastorale, si siano fuse in unico afflato: l’amore incondizionato per Dio e la preghiera instancabile per il suo gregge.

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Don Rosario si era ritirato in doveroso riposo nel 2010, ma non ha mai dimen­ticato il grande affetto che la cittadella ha sempre avuto nei suoi confronti, ormai parlava poco, stremato dalle sofferen­ze, ma i suoi occhi ritrova­vano quell’antico splendore quando si parlava della sua amata Acaya. E i suoi fedeli lo hanno accolto e accompagnato nell’estremo viaggio. Il fune­rale, coerente con la sua per­sona, schiva agli sfarzi e alle cerimonie, è stato sommesso, quasi silenzioso. Celebrato nella sua amata chiesa ma questa volta sul pulpito non c’era lui. La chiesa è gremita, accanto ad autorità e sacer­doti c’è, attonito e affranto, il popolo di Acaya. Il silenzio è quasi surreale, come lo pre­tendeva don Rosario durante le sue messe. Gli occhi sono lucidi, ognuno segue i ricordi che lo legano a questo esem­pio sacerdotale, che profuma già di beatitudine. L’affetto è tangibile, forte, reale, come solo in una piccola comunità può essere. Questo piccolo popolo, unito nel dolore e nel ricordo accompagna, con grande affetto, in spalla fuori da quelle mura che lo hanno visto passeggiare e prega­re, il suo parroco. Tutti lì, a salutarlo e un semplice “Ciao don Rosario”, sussurrato tra la folla, racchiude la gratitudine e il rispetto del piccolo borgo, e mentre il feretro si allontana, le lacrime scendono sul viso di quanti lo hanno conosciuto.

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