Don Tonino Bello, per non sentirci mai soli
PER UN MONDO MIGLIORE
Il suo esempio ricalca molto quello del Papa che scrive ad un ateo dicendo: “Forse abbiamo necessità di vivere insieme”, rievoca il testo “La bisaccia del cercatore”, particolarmente in sintonia con questo tema, che definisco il testamento spirituale di don Tonino, risultato di una relazione tenuta ad Assisi nel 1992 durante il convegno “Chiese e Religioni nella Nuova Europa: mercanti del sacro o testimoni dello spirito?”. Alla presenza di una platea composta da credenti e non egli, ad un certo punto, disse: “Si può costruire un mondo migliore solo riuscendo a camminare insieme da qui sino ai confini del tempo”.
Ecco la profezia. Infatti l’odierno problema da superare risulta essere non quello che ci divide tra credenti e non credenti ma quello che ci fa costruire un mondo migliore mettendo al centro l’uomo come punto d’incontro di tutte le religioni e di tutte le persone di buona volontà, solo così si riuscirà a procedere insieme da qui sino alla fine dei tempi. Esiste, tuttavia, un altro spazio – diceva don Tonino – dai confini del tempo alle soglie dell’Eternità e questo spazio appartiene al credente che è riuscito a vivere in coscienza, in mitezza, senza alcuna arroganza, dando il buon esempio a tutti, se riusciamo a vivere così Qualcuno ci camminerà accanto sia che lo vediamo sia che non lo vediamo. Allora, attraverso il suo messaggio don Tonino ci invita a vivere la vita come una poesia che è mezzo di comunione, il poeta, infatti, non può pensare di costruire un mondo partendo dalla guerra, in quanto il poeta va d’accordo con la vita perché il poeta crea.
DIO NEI POVERI
Occorre, altresì, ribadire il concetto di povertà, don Tonino ha testimoniato la povertà che gli era molto familiare in quanto avrebbe scelto tranquillamente la vita conventuale, tantomeno ha voluto vivere per gli uomini altrimenti avrebbe sostanzialmente percorso come tanti altri, in maniera sicuramente molto stimabile, sentieri già intrapresi, invece egli voleva vivere con gli uomini e in questo senso aprì la sua casa all’accoglienza, aprì Cristo alla convivenza e alla convivialità delle differenze, un luogo dove a chi bussa, è il vescovo in persona ad aprire. E sono in tanti a bussare. “Quando accolgo il povero nella mia casa faccio entrare la luce divina…”. Chi gli è vissuto accanto ha capito che egli trovava Dio nei suoi poveri. Anche se, è pur vero che don Tonino ha vissuto spesso la sua vita in solitudine, per la sua capacità di sognare, quale sorta di simpatica frenesia, ovvero la capacità di chiamare le cose con il loro nome l’ha pagata spesso con la solitudine.
















