DON TONINO INEDITO… NELLA TERRA DEI SUOI SOGNI
Tesori d’Archivio/Un articolo di Don Tonino pubblicato su L’Ora del Salento il 1° Febbraio 1981: Il saluto di Ugento al Vescovo Mincuzzi.
“ECCO COSA TI HA DATO LA NOSTRA CHIESA”
Più che una chicca. Dall’Archivio de “L’Ora del Salento” spunta il sorprendente articolo di don Tonino Bello, Arciprete di Tricase, voto augurale (o meglio un “articolo a rovescio”) alla vigilia dell’ingresso dell’Arcivescovo Mincuzzi (proveniente dalla Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca) nella Chiesa Metropolitana di Lecce. A pag. 7 del Settimanale del 1° febbraio 1981, guidato anche all’epoca dall’attuale direttore Adolfo Putignano, il pezzo dal titolo “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”, reca la firma del principale collaboratore ugentino di mons. Mincuzzi. E don Adolfo ricorda con particolare emozione – altri tempi, altre tecnologie – la scrittura di questo articolo sotto dettatura telefonica da parte di don Tonino.
Voglio fare un articolo a rovescio. Di solito in circostanze del genere, le due parti si scambiano i complimenti. In questo caso, mons. Mincuzzi dovrebbe dir bene della diocesi che lascia e la diocesi di Ugento (questa Nazareth nascosta nella Galilea della gente salentina) dovrebbe fare l’elenco di quanto ha ricevuto dal suo vescovo che se ne va. Ma tutto questo sa di accademia. Sembra un balletto concertato, un esercizio in cui le entrate e le uscite si pareggiano, i conti tornano, sempre e, in più, si salva furbescamente la modestia. Io, invece, vorrei presentare con un briciolo di ostentazione la nota del corredo che la nostra madre povera, la Chiesa di Ugento – S. Maria di Leuca, mette nelle valigie di Michele, il nostro fratello maggiore, che parte per nuovi destini. Sono capi di biancheria che sanno di spago e di mele cotogne, sono panni forse un po’ ruvidi, come quelli dei contadini di un tempo, ma fatti in casa, su antichi telai. Anzitutto la Chiesa di Ugento in cinque anni ha dato al Vescovo Mincuzzi la possibilità di esaltare la sua predisposizione ai sogni. “Nel formicaio i sogni sono obbligatori” cantava Neruda; ebbene, la povertà di risorse, la penuria di mezzi, la carenza di appoggi, l’esiguità del clero, la perifericità culturale, l’emancipazione geografica… non solo non hanno scoraggiato questo vescovo, ma sono stati lo stimolo che ha alimentato i suoi progetti, sempre carichi di speranze e gravidi di futuro. Se nessun pastore ha mai tanto parlato di futuro come mons. Mincuzzi è perché la nostra diocesi, con la sua povertà strutturale ma anche con la sua obbediente disponibilità, gli ha permesso di frugare nell’avvenire alla ricerca delle ragioni ideali per vivere con impegno il presente. È un dono della nostra Chiesa che mons. Mincuzzi porterà certamente con sé: potrà servirgli anche a Lecce.
Un altro regalo che Ugento colloca nel bagaglio del Vescovo che parte è un compendio del passato. La nostra diocesi in questi cinque anni ha potuto offrire a mons. Mincuzzi l’anamnesi puntuale ed eloquente dei mali che affliggono tutto il Salento e che affondano le radici in dolori lontani: in colossali ingiustizie subite, in rassegnazioni secolari divenute costume, in sofferenze remote provocate dalla legge dei forti. La terra del Capo di Leuca, che emblematicamente riassume nella sua storia i patimenti di tutto questo profondissimo Sud, dona ora al vescovo Michele una preziosa chiave di ermeneutica sociale e religiosa: potrà servirgli anche a Lecce. L’ultimo dono è la concretezza e lo smalto di certi beni presenti. Osiamo pensare che il soggiorno tra popolazioni di periferia, di antica tradizionale agricola, abbia intensificato nel Vescovo Mincuzzi la schiettezza dei rapporti umani, gli abbia dato il gusto dell’amicizia casalinga, gli abbia fatto sperimentare il rude piacere di certe rotture, abbia prodotto in lui il bisogno di una spontaneità di gesti, meno controllati dalla patinata educazione cittadina. È forse questo il regalo che porterà più gelosamente con sé: potrà servirgli anche a Lecce. Ripensando al diagramma percorso dal Vescovo Mincuzzi che partito da una nobile città, approda dopo una lunga pausa ad un’altra città, forte e gentile, mi son tornati ancora una volta in mente alcuni versi di Neruda: “Ma la nostra vita è un tunnel tra due vaghe chiarità o non è una chiarità tra due triangoli oscuri?”. Noi vogliamo augurarci che il nostro fratello Michele, che si accinge a partire, voglia considerare il suo soggiorno ad Ugento come un tunnel, in cui egli ha sperimentato non il brivido del buio, ma la solidarietà, il calore umano, la fede, la passione e le speranze di tanti compagni di viaggio che per cinque anni hanno camminato con lui.
Tonino Bello

















