Pubblicato in: Ven, Feb 6th, 2015

DON TONINO INEDITO… NELLA TERRA DEI SUOI SOGNI

L’EREDITÀ CHE LASCIA, SARAI GIUDICATO DALLA CARITÀ

“È difficile parlare della carità. Si corre il rischio di essere retorici” scrive don Tonino. “E poi la carità non ammette di essere raccontata. Deve essere vissuta. Anzi, l’unico linguaggio che sopporta è quello delle opere. Le parole che la descrivono sono sbavature”. “Il Signore per giudicarti, non ti chiederà la tessera del partito” scrive ancora don Tonino, “né quella delle Acli e neppure quella dell’Azione Cattolica. Non si impiccerà in minuziose ricerche per ricostruire l’attivo e il passivo della tua contabilità personale. Probabilmente darà un peso molto relativo alle tue lunghe orazioni.

Alessano

E c’è da temere che valuti in modo estremamente marginale perfino il tuo stato di vita, religioso o laicale che sia. Su di un punto soltanto ti giudicherà, intorno a un capitolo verterà l’esame della tua vita: il capitolo della carità che don Tonino visse alla sua maniera offrendo il meglio di se stesso ai poveri, agli emarginati, ai senza nome e senza tetto, a tutti coloro che nella vita non contano niente ma che sono grandi davanti agli occhi di Dio. “Tutto quello che compi” scrive ancora don Tonino, “o si inserisce in un contesto di amore verso Dio e verso i fratelli o si incastra nelle spirali intro­verse del tuo egoismo”. Ha ragione Sant’Agostino a dire: “Ama e fa ciò che vuoi”. Se tu ami davvero, tutto quello che fai non può essere che pregevole agli occhi di Dio”.

È MORTO UN SANTO MA ANCHE UN VESCOVO UOMO

Dopo una malattia sopportata con cristiana rassegnazione il 20 aprile del 1993 moriva a Molfetta don Tonino Bello Vescovo di Molfetta Giovinazzo Terlizzi Ruvo di Puglia e Presi­dente Nazionale di Pax Cristi. Struggenti sono i ricordi dei suoi confratelli, dei suoi com­pagni di studi e dei suoi superiori. Il vescovo Michele Mincuzzi lo ricorda così: “Tonino è il frutto dell’amore di Dio, della sua terra, il Salento, Alessano, la chiesa di Ugento, il frutto del suo temperamento nativo”. Una vita in trance la sua, come i Santi, come una perenne estasi, uno stare fuori di sé e trasferirsi continuamente in Dio. I suoi occhi, il suo volto luminoso, proteso verso i suoi interlocutori, le sue parole rivelavano la presenza di un uomo eccezionale, di un santo, di un profeta, di un apostolo”. Visse e morì da povero don Tonino.

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La sua era una povertà vissuta, che gli consentiva di amare tutti soprattutto coloro che soffrivano per i mali corporali e dello spirito, “una povertà che rende disponibili a Dio e ai fratelli, perché liberazione del potere, dalla oppres­sione, dall’essere padrone della fede altrui”. È la povertà che gli consentiva la condivisione dell’altro, la povertà evangelica che lo faceva perseverante nella preghiera e nell’abbando­no a Dio, la povertà che gli dava quella letizia che conquistava chi entrava nel suo ambito pastorale. Ora che hai raggiunto la meta dei tuoi sogni , prega per noi, caro don Tonino. Con il Signore e in tua compagnia, che il nostro lutto si trasformi in gaudio.

Pagine a cura di Otello Conoci

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