Dopo il Convegno… Don Tonino, segni vivi di una presenza
Mons. D’ambrosio: il linguaggio dell’amore, era tipico del Servo di Dio. Uno stile, il suo, molto gradito alle persone.
Articolato per le riflessioni e la presentazione della propria esperienza personale riguardo al rapporto con don Tonino l’intervento di Mons. Domenico D’Ambrosio durante la tavola rotonda del 30 settembre scorso“don Tonino, segni vivi di una presenza”. Egli ha fatto partecipe l’uditorio di alcuni dei momenti, all’indomani del suo insediamento a Termoli. Lì, un ragazzo di circa 14 anni lo fermò per strada e, riconoscendolo come il nuovo vescovo, gli disse: “sarebbe ora che voi vescovi abbandonaste i vostri palazzi e cominciaste a venire tra di noi”.
Proprio nella memoria di tale episodio l’Arcivescovo ha caldamente ricordato la figura di don Tonino, come colui che ha cercato in Dio la forza per far passare quel linguaggio in grado di conquistare tutti. Sulla sua straordinaria capacità di comunicazione afferma: “il linguaggio dell’amore, dell’attenzione, della condivisione e dello stare accanto era tipico di un vescovo che è andato oltre, lasciando il segno della presenza di Dio che si materializzava nella sua figura, portatrice di una proposta e di uno stile atteso dalle persone”.
Egli paragona al profeta Isaia, dapprima dubbioso riguardo al compito che era chiamato a svolgere, ma poi mandato non per dire la sua parola, ma come interprete della Parola di Dio. “Il profeta – prosegue l’Arcivescovo – è appunto colui che ha il coraggio di portare una parola che non è nostra. Don Tonino parlava, parlava con un linguaggio così bello, così accattivante perché lui non diceva la sua parola, ma la Parola di Dio che in lui risuonava in tutta la sua chiarezza. Il profeta quindi è uomo libero, che non si lascia condizionare. Don Tonino, infatti era un uomo libero, di quella libertà che gli veniva donata dal Signore”.
Mons. D’Ambrosio fa poi riferimento a Papa Francesco, poiché, come don Tonino, è un uomo libero nell’esprimere in modo autentico la Parola di Dio, per cui, dovrebbe essere esempio per tutti i vescovi che vogliano esser vicini alla gente. “Io ritengo – continua – che su queste orme noi potremo apprendere la santità di quest’uomo, non per il solo gusto della conoscenza, ma per il desiderio della sua imitazione”. L’Arcivescovo ha concluso con un toccante ricordo legato al Servo di Dio, avendolo visitato pochi giorni prima della morte. Don Tonino chiese di essere confessato e benedetto e, per questo, con intensità e viva commozione recitarono insieme una preghiera e si benedissero a vicenda, compiendo “una delle confessioni più belle che io ricordi perché, benché in quel momento lui fosse già sulla soglia della nuova vita”.
Annalisa Nastrini
















