Dopo il Referendum di Bologna…
In quella che sembra una sfida politica a suon di articoli della Costituzione (art. 33), non sempre ben interpretati o letti in un’ottica di parte, ciò di cui meno si parla sono i bambini e le loro famiglie. Non vanno tralasciate ragioni economiche e sociali, che sole basterebbero a sostenere il finanziamento; se tutti i bambini delle scuole paritarie, infatti, frequentassero le scuole comunali il costo pro capite per le amministrazioni sarebbe ben più alto e diventerebbe concreto il rischio di non poter accogliere tutti, creando liste d’attesa senza speranza. A essere penalizzate sarebbero ancora le famiglie numerose e meno abbienti che non potrebbero far fronte ad aumenti di rette scolastiche. Questo sarebbe veramente incostituzionale: discriminare i bambini a causa del reddito familiare!
Al tempo stesso non si considera un aspetto prioritario, quello di assicurare il pluralismo culturale, derivato dall’apporto di esperienze educative e pedagogiche multiformi e complementari, basato sulla coesistenza di scuole statali, paritarie comunali e paritarie private. Tuttavia ogni motivazione diventa trascurabile a fronte dell’unico fondamentale diritto, quello di garantire la libertà di scelta nell’educazione dei propri figli, diritto che attiene esclusivamente alle famiglie, come sancisce l’art.30 della Costituzione, nel rispetto delle loro legittime esigenze, delle loro aspirazioni.
Una visione retriva sulla formazione globale dei bambini e dei ragazzi è propria di uno Stato poco avvezzo a favorire un confronto pluralista e democratico tra cittadini, è sintomo di un processo di omologazione, condizione che lede e depaupera la collettività e non consente di investire adeguatamente sulle nuove generazioni per costruire una società migliore. L’ampliamento dell’offerta formativa non deve essere solo la cifra distintiva delle singole scuole, ma l’espressione di uno Stato moderno e garante della diversità di opinione.
Eliana Perrone
Docente














