Dopo il Referendum di Bologna…
Senza aiuto dello Stato/Penalizzati famiglie e bambini
Il primo giorno di scuola dei figli, per i genitori, ha un significato simbolico: è il passaggio dal nido al mondo. Diritto/dovere dei genitori è scegliere le mani più sicure dopo le proprie a cui affidare la prole. E come potrebbe non essere così? Nella famiglia si sviluppa il primo fondamentale nucleo della personalità dei piccoli, essendo la famiglia il luogo delle relazioni primarie, delle figure significative di riferimento.
Compito dello Stato è quello di rimuovere gli ostacoli che potrebbero compromettere tale sviluppo, tutelando così un diritto naturale e inalienabile, dal valore non negoziabile. In altre parole, lo Stato ha un ruolo sussidiario rispetto al compito genitoriale. Perchè preoccuparsi, dunque, di chi gestisce le scuole?
Non sarebbe più opportuno e proficuo preoccuparsi della qualità del servizio erogato? A Bologna si è votato in un Referendum proposto da chi vede nella coesistenza di diverse tipologie di scuola pubblica, statale, paritaria comunale e paritaria privata, una minaccia al pluralismo che, secondo tale visione, solo la scuola di Stato riuscirebbe ad offrire. In quest’ottica, tra l’altro, si evidenzia un difetto nella modalità di proposta del quesito referendario, che accorpa le scuole comunali paritarie a quelle statali, discriminando in questo modo solo le scuole paritarie private. E se invece l’abolizione di una certa tipologia di scuole, portasse proprio ad una perdita di pluralismo dovuta all’esistenza di un solo tipo di servizio?
Se lo stesso principio venisse applicato nel contesto sanitario, ottime cliniche private non dovrebbero più ricevere contributi statali! Al contrario l’esistenza di una pluralità di offerte su un territorio favorisce la libera scelta da parte dei cittadini, diventando stimolo al perseguimento della qualità.














