Dura Lex… Siamo troppi ma lavoriamo in pochi
L’AVVOCATO/LA POLITICA HA LE SUE COLPE…
NUOVI COMPITI PER NON MORIRE
Un paio d’anni fa (quindi in piena crisi economica) leggevo sul “Corriere della Sera” un editoriale dedicato alla professione forense, di cui condivido pienamente sia l’analisi, sia le conclusioni. Per sommi capi l’editorialista esordiva così: “Dedico questo articolo alla professione di avvocato di cui constato la profonda depressione e il preoccupante impoverimento. L’epicedio è un canto funebre: spero possa servire per imprimere a tale professione alcuni stimoli di cui, a mio parere, ha bisogno per non essere addirittura travolta. La questione dell’eccessiva numerosità degli individui che aspirano ad una carriera forense è troppo nota per essere oggetto di nuovi commenti. Ciò che si può dire è che si è trattato per l’avvocatura italiana d’un handicap molto serio i cui riflessi sono stati sofferti dai numerosi avvocati che non riuscivano ad acquisire una clientela sufficiente ad aprire o tenere aperto uno studio. La crisi economica scoppiata nel 2008 ha inferto alla professione forense un colpo molto pesante, per l’accresciuta esitazione da parte dei clienti ad avventurarsi nelle cause e per la semplice ragione che la professione si è vista prosciugare la liquidità necessaria per pagarne i costi. In conclusione: la professione di avvocato in Italia sta diventando un problema nazionale, la soluzione del quale si rivela ogni giorno più difficile.
Per “salvare” la professione occorre dare agli avvocati una base economica più forte, e ai giovani pulpiti iniziali da cui possano farsi notare per entrare nel foro con speranza d’un guadagno sufficiente. È inutile illudersi che ciò possa essere fatto in pochi anni. La caduta è così pesante che uno sforzo di tipo meramente istituzionale non sarà sufficiente a produrre effetti salvifici. Occorre un cambiamento di mentalità, di organizzazione e di cultura, appoggiato da una comprensione realistica di quella realtà che porta il nome di capitalismo immateriale. Si dice: basta protezioni, lasciamo fare al mercato! Ma una professione che non può dare un risultato immediato non riesce ad entrare (seriamente) nel mercato. Per gli avvocati, nelle condizioni attuali, essere nel mercato è cosa che dipende (in larga parte) non da sé stessi, ma da altri. La mia proposta è questa: attribuire nuovi compiti agli avvocati, che si aggiungano a quelli attuali. Dare agli avvocati in questo modo lavoro supplementare, che altre forze troppo autoreferenziali non sono più capaci di fare per eccessiva fatica o per altre ragioni”. A questa analisi bisogna aggiungere soltanto che, con gli ultimi tre governi lo stato dell’avvocatura italiana è ancor di più peggiorato a causa di una lunga serie di provvedimenti restrittivi e vessatori che hanno ridotto questa categoria professionale a qualcosa di evanescente ed insignificante. Peraltro, non sono mancati in alcuni distretti i tentativi di protesta e di opposizione a questo regime restrittivo e vessatorio, ma si è trattato di iniziative isolate e talvolta sbagliate nel metodo. Per cui, se in questo specifico settore le scelte del governo non assumono una diversa e nuova direzione e se non vengono adottati provvedimenti urgenti di defiscalizzazione e/o di incisiva diminuzione della tassazione sui processi civili e amministrativi, non c’è speranza che questa rilevante categoria professionale e produttiva possa riemergere dalla crisi profonda in cui è stata fatta precipitare, così come non ci sarà molto spazio per gli attuali e futuri giovani avvocati.
Vincenzo Parato
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