Pubblicato in: Gio, Giu 20th, 2013

È l’ora dei processi. Via da Lecce chi non ama la maglia

FUORI CAMPO/L’HANNO VISTO I BAMBINI

Bambini che per tutta la partita, in piedi sulle loro poltroncine can­tavano, gridavano e a modo loro incitavano i loro beniamini alla vittoria…, ma poi a fine partita attaccati alle gam­be dei loro genitori impauriti da una frangia di “tifosi” che sfogava­no la loro rabbia contro qualsiasi cosa e persona che si trovasse nel campo di gioco. È l’immagine che maggiormente deve far riflettere su quello che è successo sabato al via Del Mare. I continui appelli ad una parteci­pazione calorosa ma corretta sono caduti nel vuoto e il verificarsi di episodi violenti e anche cruenti non hanno prodotto nei tifosi un com­portamento civile e responsabile.

Certo l’amarezza per non essere andati in serie B è tanta soprattutto per i tifosi che ogni domenica han­no sostenuto lunghe trasferte, af­frontando anche sacrifici economici per seguire la propria squadra. E poi nel momento decisivo di un in­tero campionato, vedere i giocatori che non hanno quella giusta carica agonistica e si arrendono ancora prima del triplice fischio ha fatto ancora di più sollevare in qualcuno quella rabbia e quella voglia di cercare un colpevole alle proprie insoddisfazioni.

Chiaramente, l’amarezza non può giustificare un’inutile e violenta invasione che ha portato a devastazioni delle strutture sportive e al ferimento di Steward e forze dell’ordine che svolgono con grande serietà e professionalità il loro lavoro per uno stipendio non adeguato al loro servizio.

lecce 7

Tale comportamento ha nuociuto notevolmente all’immagine non solo di quei teppisti, ma dell’intera città universalmente stimata per la sua arte, cultura e civiltà. Come ha dimostrato la quasi totalità dei ti­fosi che hanno seguito le varie fasi degli eventi in maniera composta e con grande sportività hanno ap­plaudito il Carpi per aver raggiunto meritatamente una storica promo­zione.

D’altronde, il calcio è anche que­sto, si può vincere e si può perdere e si deve accettare sportivamente l’esito del campo e rispettare tutti, non solo chi lavora per la sicurezza nello stadio, ma anche le famiglie e i tifosi che hanno sempre soste­nuto il Lecce in tutte le categorie e in tutti i momenti, dalle storiche promozioni e salvezze, alle retro­cessioni e nei momenti di maggiori difficoltà.

Ora, il Salento deve ripartire con la convinzione che la città e la vera tifoseria del Lecce quelle sono delle diecimila persone che hanno applaudito l’avversario e sono uscite dallo stadio amareggiate per l’atteggiamento di qualche concit­tadino, ancor più che dello stesso risultato che ha ribadito la nostra permanenza in Lega Pro.

Alessandro Martena

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