È l’ora dei processi. Via da Lecce chi non ama la maglia
FUORI CAMPO/L’HANNO VISTO I BAMBINI
Bambini che per tutta la partita, in piedi sulle loro poltroncine cantavano, gridavano e a modo loro incitavano i loro beniamini alla vittoria…, ma poi a fine partita attaccati alle gambe dei loro genitori impauriti da una frangia di “tifosi” che sfogavano la loro rabbia contro qualsiasi cosa e persona che si trovasse nel campo di gioco. È l’immagine che maggiormente deve far riflettere su quello che è successo sabato al via Del Mare. I continui appelli ad una partecipazione calorosa ma corretta sono caduti nel vuoto e il verificarsi di episodi violenti e anche cruenti non hanno prodotto nei tifosi un comportamento civile e responsabile.
Certo l’amarezza per non essere andati in serie B è tanta soprattutto per i tifosi che ogni domenica hanno sostenuto lunghe trasferte, affrontando anche sacrifici economici per seguire la propria squadra. E poi nel momento decisivo di un intero campionato, vedere i giocatori che non hanno quella giusta carica agonistica e si arrendono ancora prima del triplice fischio ha fatto ancora di più sollevare in qualcuno quella rabbia e quella voglia di cercare un colpevole alle proprie insoddisfazioni.
Chiaramente, l’amarezza non può giustificare un’inutile e violenta invasione che ha portato a devastazioni delle strutture sportive e al ferimento di Steward e forze dell’ordine che svolgono con grande serietà e professionalità il loro lavoro per uno stipendio non adeguato al loro servizio.
Tale comportamento ha nuociuto notevolmente all’immagine non solo di quei teppisti, ma dell’intera città universalmente stimata per la sua arte, cultura e civiltà. Come ha dimostrato la quasi totalità dei tifosi che hanno seguito le varie fasi degli eventi in maniera composta e con grande sportività hanno applaudito il Carpi per aver raggiunto meritatamente una storica promozione.
D’altronde, il calcio è anche questo, si può vincere e si può perdere e si deve accettare sportivamente l’esito del campo e rispettare tutti, non solo chi lavora per la sicurezza nello stadio, ma anche le famiglie e i tifosi che hanno sempre sostenuto il Lecce in tutte le categorie e in tutti i momenti, dalle storiche promozioni e salvezze, alle retrocessioni e nei momenti di maggiori difficoltà.
Ora, il Salento deve ripartire con la convinzione che la città e la vera tifoseria del Lecce quelle sono delle diecimila persone che hanno applaudito l’avversario e sono uscite dallo stadio amareggiate per l’atteggiamento di qualche concittadino, ancor più che dello stesso risultato che ha ribadito la nostra permanenza in Lega Pro.
Alessandro Martena
















