Pubblicato in: Dom, Dic 14th, 2014

E ora la Xylella minaccia anche ciliegi e mandorli

LA POSIZIONE DI SPAZI POPOLARI/ECCESSIVO L’USO DI INSETTICIDI E DISERBANTI 

Del problema del disseccamento degli ulivi se ne occupa già da tempo anche l’associazione “Spazi Popolari”, che gestisce degli orti sociali, si impegna a diffondere l’agro-ecologia e promuove l’agricoltura organica rigenerativa. Il gruppo ha preso conoscenza del problema già nel settembre del 2013, quando è stata colpita in modo particolare la zona a sud tra Gallipoli e Alezio, epicentro del focolaio, e si è impegnato a diffondere le foto che evidenziavano la condizione in cui versavano gli ulivi, destando l’attenzione della dott. Laura Mugnai, fitopatologa dell’Università di Firenze. Un interessamento che ha condotto allo studio diretto di due ricercatori di Foggia, il dott. Francesco Lops e la dott. Tonia Carlucci, il cui lavoro di ricerca, che ha evidenziato la duplice presenza sugli ulivi sia del batterio della xylella che di altri funghi, è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Phitopatologie mediterranee”. Di questo ne parliamo con Ivano Gioffreda presidente dell’associazione “Spazi Popolari”, che in questa sede modula il suo intervento alla luce della personale esperienza di olivicoltore che tratta gli ulivi, la terra e tutti i suoi frutti, con la forza e la delicatezza degli agricoltori di vecchio stampo.

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“In questi ultimi mesi abbiamo solo sentito parlare del batterio xylella e non dei vari funghi tracheomicosi che ostruiscono i vasi xilematici della pianta. Molta attenzione sul batterio ma nessuno si chiede come sta l’ammalato olivo. Dopo aver visionato le analisi del terreno che evidenziano una carenza di sostanza organica, la flora batterica distrutta dall’eccessivo uso di insetticidi e diserbanti e un tasso elevato di metalli pesanti nel terre­no dovuti ad un’errata concimazione da 50 anni di agrochimica, la pianta non ha la forza di reagire. Da questi presupposti ho iniziato a curare le piante malate nella zona focolaio, ho semplicemente rafforzato la pianta e disinfettato con metodi che i nostri avi ci hanno tramandato, dopo qualche mese dagli interventi, le piante curate hanno reagito positivamen­te. Del batterio si sa molto poco, e fino a quando non avremo una base scientifica certa che attesti la patogeinicità del batterio, nessuno può affermare il malanno dei nostri olivi. Credo che dobbiamo fare un pò di autocritica sugli ultimi 50 anni di “rivoluzione” verde. L’eccesso di chimica, la mancata ossigenazione (aratura) del terreno e l’abbandono è alla base del problema. Ripristinare le sane pratiche agricole, sovescio, aratura e potatura, possiamo ben sperare di recuperare il nostro patrimonio. Non è minimamente pensabile di eradicare milio­ni di olivi e lasciare il deserto. Una Puglia senza olivi equivale ad una Puglia senza mare”.

Pagine a cura di Maria Rosaria Contaldo

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