Pubblicato in: Ven, Mar 30th, 2012

È passato da…Merine/”Per questa comunità un evento di grazia”

A colloquio con  il parroco don Sandro D’Elia: “ci ha esortato a fare una forte esperienza di Dio e ad essere solidale con i poveri”.

Un’esperienza profonda, di conoscenza e riconoscenza nei confronti del Pastore della Chiesa di Lecce che, come un buon padre, si è mostrato senza maschere ai propri figli, ritrovando in questi ultimi la sua stessa trasparenza e sincerità. È questo il ricordo indelebile che il parroco di Merine, don Alessandro D’Elia, conserva della visita svoltasi nel suo comune tra il 19 e il 26 febbraio 2012. Una settimana ricca di emozioni in cui la frazione di Lizzanello ha trovato un’occasione di crescita e di autoanalisi.

Come ricordate l’esperienza della visita pastorale?

“La visita pastorale ha rappresentato per la comunità di Merine un evento di grazia. Ce ne siamo accorti all’indomani della conclusione quando, un po’ rattristati, abbiamo ripreso le bandierine che sventolavano nella piazza principale e le abbiamo riposte in uno sgabuzzino della sacrestia. È stato ancora più triste riavvolgere lo striscione che ritraeva il volto del vescovo con sopra impressa la frase “Benedetto colui che viene nel nome del Signore…” ed abbiamo sentito il morso della nostalgia quando ci siamo accorti che il vescovo non sarebbe più tornato –almeno nell’immediato- per incontrare la comunità. È passato oltre un mese dalla chiusura della visita pastorale. Alla nostalgia iniziale è subentrato un altro sentimento: la gioia di un ricordo incancellabile”.

Qual è stato il messaggio lasciato dal Vescovo al termine della visita?

“Abbiamo osservato il nostro vescovo e lo abbiamo percepito come una presenza discreta e intelligente; lo abbiamo visto scorazzare per le nostre strade con la sua normalissima automobile; lo abbiamo visto sorridere, stringere le mani, dare consigli, cantare con i bambini, fare giochi di prestigio, intrattenersi con tutti in conversazioni informali e semplici Ecco, forse proprio questo è stato il messaggio più significativo che il vescovo ha consegnato a Merine: la Chiesa ha un volto normale, ha il volto di tutti gli uomini e di tutte le donne che cercano Dio, un volto a volte sofferente altre volte sorridente. Un volto che non si nasconde dietro le ampollosità della liturgia né dietro gli artefici della retorica. Il vescovo ci ha ricordato che per essere straordinari occorre essere normali, fare bene il proprio dovere, vivere il battesimo fino in fondo, essere strumenti di comunione piuttosto che di divisione…”.
Come crede che la realtà di Merine si sia presentata agli occhi del Pastore della Chiesa di Lecce?

“Non saprei esattamente rispondere a questa domanda. Non so con esattezza cosa il vescovo abbia percepito nei giorni in cui ha condiviso con noi un percorso, seppure breve. Certamente non siamo stati bugiardi: abbiamo presentato la realtà vera della comunità. Il vescovo non ha dovuto rovistare nei bassifondi della Chiesa per capire cosa c’è di positivo o di negativo. Semplicemente, glielo abbiamo detto noi. Ho avuto l’impressione però che sia rimasto molto colpito dal numero dei bambini che frequentano la catechesi. Ha molto apprezzato il nostro Centro pastorale e ha intuito l’immenso lavoro che in questi anni la comunità ha realizzato per raggiungere alcuni importanti obiettivi”.

Quali prospettive sono state aperte dalla visita pastorale e qual è il bilancio della visita, a poche settimane dalla sua conclusione?

“Fare un bilancio è sempre molto difficile. Sono curioso di ascoltare ciò che il vescovo verrà a dire alla comunità di Merine nelle prossime settimane. Certamente il vescovo ci ha incoraggiato ad andare avanti seguendo la strada del rinnovamento. Ci ha esortato a vivere ancora di più una forte esperienza di Dio e ad essere solidali con i poveri e con gli ammalati. Non gli è sfuggita la fatica che tutti noi operatori riscontriamo nel dialogare con i giovani e nel renderli partecipi della comunità”.

Quali sono le criticità dalle quali la comunità deve partire per rinnovarsi e quali sono invece i punti di forza di Merine?

“L’Arcivescovo ha certamente rilevato l’incongruenza tra tutto ciò che si vorrebbe fare (o che si sarebbe potuto fare)  e ciò che realmente è stato fatto. Merine è un paese che vive quotidianamente delle difficoltà sociali e non sempre il servizio di supplenza che la Chiesa offre può risultare una soluzione ottimale”.

Come si è dimostrata questa esperienza pastorale, ha smosso le coscienze e stimolato la voglia di cambiamento o le persone sembrano restie a rinnovarsi realmente?

“La Visita pastorale ha ridato alla comunità quell’entusiasmo che alcune volte tende a scemare. Il vescovo ci ha ricordato che la Chiesa non è il risultato dell’eroismo di pochi bensì è la sintesi della comunione di molti. La Chiesa è un Corpo e tutti rappresentiamo una parte fondamentale per l’armonia dello stesso corpo”.

 Grazia Pia Licheri

L’Assemblea Parrocchiale/Una grande famiglia aperta al futuro, sensibile alla partecipazione

Tutelare l’infanzia e la famiglia, incoraggiare il volontariato, la solidarietà, essere aperti alle istanze di una comunità in bilico tra antico e nuovo sono stati i motivi ricorrenti durante l’incontro del vescovo, mons. Domenico D’Ambrosio con l’Assemblea Parrocchiale. A raccontarlo Maria Cretì, testimone privilegiato in quanto responsabile della catechesi e membro del consiglio Pastorale. Durante l’incontro è stato evidenziato come la parrocchia di Merine sia una realtà in costante e accelerata crescita, anche sotto il profilo delle strutture.

Il centro pastorale è diventato punto di riferimento per il paese, quasi un “polmone” che accoglie e organizza attività formative, culturali, sportive e ricreative. Alla catechesi partecipano 450 bambini divisi in 23 gruppi di iniziazione e due gruppi post cresima e vi operano circa trenta catechiste. Una vita parrocchiale attiva e in fermento che richiede lavoro, collaborazione, massiccia presenza del volontariato e che perciò si è raccomandata alla preghiera del suo Pastore. L’incontro è stato un momento di conoscenza reciproca, “una grazia, un’esperienza unica perché abbiamo sentito veramente la presenza dell’inviato di Dio in mezzo a noi e abbiamo avuto occasione di conoscere meglio il vescovo attuale”-testimonia Maria Cretì – e aggiunge: “Siamo rimasti contenti del modo con cui si è posto, come padre, tanto da non voler essere chiamato Eccellenza”.

L’incontro è stato anche occasione per rafforzare il dialogo aperto e franco tra il vescovo e il parroco don Alessandro D’Elia tra i quali si è instaurata una stima reciproca “che tutta la comunità ha nettamente percepito”. Un incontro dunque “salutare” per l’Assemblea e per tutti gli operatori in ambito parrocchiale che hanno ricevuto indicazioni per una vita cristiana aperta ad un futuro di dialogo, solidarietà e attenzione alla salvaguardia della dignità delle persone nel nome di Cristo.

Microfono aperto/Come acqua fresca che consola e purifica

La piazzetta di Merine fa pensare a quella della Recanati di Leopardi. Si ha l’impressione di poter vedere da un momento all’altro il grande poeta al “verone” di uno dei palazzi intorno e la donzelletta con il “mazzolin di rose e di viole”. La Primavera “d’intorno brilla nell’aria” e alla luce del sole tutto sembra risplendere. Nella piazza e per le stradine attigue non solo pensionati, ma giovani mamme e donne che da brave massaie sono impegnate a fare la spesa, una vera e propria operazione di alta economia. Lo si capisce dal modo in cui discutono, confrontano, fanno conti mentali degni di provetti ragionieri. Affacciati alle finestre a pianteranno o seduti sulla porta di casa molti “merinesi” salutano la bella stagione.
“Alle fimmene a scire. Ieu cu li preti non vado d’accordo” dice con convinzione un uomo che sosta vicino alla chiesa. La prima incontrata però si scusa ma ha molta fretta; un’altra, Rosanna, spera che la visita pastorale sarà motivo per concludere la costruzione della nuova chiesa. una dolce signora, accompagnata dalla nipote, si illumina e si profonde in aggettivi entusiastici sulla figura del vescovo che è “un gran Signore” e parla bene, “cu lu core”. La ragazza annuisce un po’ imbarazzata e dice di aver partecipato con la nonna alla Messa e che c’era molta gente.
Un gruppo di donne di varie età, ferme davanti al negozio del fruttivendolo, raccontano a gara che la visita del vescovo è stata una bella esperienza, che il paese lo ha accolto bene e tutte decantano la semplicità di approccio di mons. D’Ambrosio. Una, in particolare, che ha con sé il figlioletto, lo invita a raccontare il memorabile incontro con i bambini. Dopo qualche insistenza, il piccolo intona una delle canzoni che ha cantato “con don Sandro che suonava la chitarra.”
Oltre “alle fimmene”, interviene anche qualche uomo. Un signore dall’aria distinta che glissa sul suo nome fa riferimento alla cultura del presule, “solo una grande cultura-afferma compiaciuto del suo stesso parlare- può spiegare la semplicità, la chiarezza dei discorsi di Sua Eccellenza l’Arcivescovo”.

 
“C’è bisogno di una Chiesa che prenda posizione, perciò è importante che il vescovo conosca bene il territorio e lavori insieme alle istituzioni”, a parlare una gentile coppia, Maria e Piero, marito e moglie, che accennano anche alla necessità di rendere Merine un comune autonomo. Un altro signore si rammarica di non aver seguito “l’evento” perché era fuori per lavoro, ma di averne sentito parlare in modo entusiasta dalla moglie, la madre e la sorella “assidue della chiesa”.

Cummare Santa, che pulisce il già lindo balconcino, tiene a far presente che si dovrebbe parlare alla televisione delle visite pastorali, come fanno a Sant’Oronzo, “cu lu iscianu tutti e per cinca nun pote scire”.
Qualche cromosoma poetico incline alla metafora deve certamente brillare nel Dna di una vicina cummare che, sulla porta di casa con un secchio pieno d’acqua in mano, così commenta: “la visita te lu vescuvu nuesciu è stata na consolazione de sti tiempi, figghia mia, ete cussì, comu acqua frisca ca pulizza tuttu” e getta per strada il suo secchio d’acqua che il sole fa vibrare per un attimo dei colori dell’arcobaleno.

Nell’Oratorio: “È venuto in punta di piedi”

Momento di particolare intensità durante la visita pastorale di mons D’Ambrosio a Merine è stato l’incontro con i bambini nell’oratorio. Ne dà un’entusiasta, fresca testimonianza Manuela Sparapano, volto familiare della tv, conduttrice della Trasmissione “In famiglia” di Telerama, che lo ha vissuto in prima persona come mamma del piccolo Joseph Perrone.
Manuela racconta la paziente preparazione dei bambini con le catechiste nelle due settimane precedenti e l’emozione del pomeriggio dell’incontro: nella loro mente la figura del vescovo si confondeva con quella del Papa, erano convinti di incontrare il Papa e questa confusione li rendeva “adrenalinici”. Quello che più ha colpito è stata la semplicità con cui il Vescovo si è presentato. Contrariamente alle aspettative che prevedono per una persona importante un ingresso trionfale con numeroso accompagnamento al seguito, è arrivato a bordo di una panda, accompagnato da una sola persona e accolto dal parroco don Alessandro D’Elia.

Questo approccio umile ha messo a proprio agio e rasserenato i bambini e l’incontro è stato all’insegna della familiarità, della spontaneità. Mons. D’ Ambrosio ha parlato con loro in modo semplice con concetti chiari, alla portata della loro età. “È arrivato in punta di piedi e i bambini lo hanno sentito vicino a loro.” Manuela tiene ad aggiungere che alla buona riuscita ha dato un grande contributo don Sandro D’Elia, che ama molto l’arte e la musica e ha preparato i piccoli all’accoglienza, accompagnandone i canti con la chitarra. Questo modo inusuale ha creato un clima coinvolgente di partecipazione comunitaria e di complicità. Il Vescovo ha lasciato un messaggio di semplicità, naturalezza, vicinanza; “I bambini-conclude Manuela- non capiscono grandi concetti, ma percepiscono la sensibilità delle persone, la mancanza di ufficialità, l’approccio semplice”.
L’umiltà è del resto la caratteristica del vescovo che colpisce immediatamente.

Ne parla anche Maria Cretì, che ricorda sia l’incontro con i bambini, “favoloso momento emozionante e di festa”, che quelli con le famiglie, gli ammalati e con il comitato organizzatore della “Sacra te lu Ranu”, di cui è collaboratrice. La manifestazione, nata all’interno della parrocchia e presieduta dal parroco è cresciuta nel tempo diventando il fiore all’occhiello del paese, conosciuta fuori dal Salento, e richiede l’impegno di circa trecento volontari. “Il vescovo si è presentato in modo,semplice, familiare, mettendosi a livello delle persone, e lasciando un segno nella comunità”. 

Lucia Buttazzo

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