Pubblicato in: Sab, Set 6th, 2014

Emergenza Sanità/Ebola, non esistono né vaccini, né farmaci. Ma l’Italia non corre rischi

Il nostro paese è in grado di fronteggiare sia sul piano diagnostico che assistenziale l’eventuale diffusione dell’infezione.

Il virus Ebola noto come Ebola- Zaire, può essere letale fino al 90% dei contagiati, ma non si è mai diffuso fuori dall’Africa. I pochi casi che si sono diagnosticati fuori dall’Africa hanno coinvolto persone che hanno raggiunto i paesi d’origine per farsi curare. La catena del contagio tende ad arrestarsi rapidamente, e rara­mente supera il primo contatto. Questo virus è un virus animale (risiede nei pipistrelli macachi, gorilla, scimpanzé) che si è adattato e diffuso all’uomo. La sintomatologia da infezione da virus Ebola è nelle prime fasi generica, e per questo difficilmente individuabile es­sendo caratterizzata da febbre elevata (>38,6°), forte cefalea, dolori mu­scolari, spossatezza, diarrea, vomito, dolori addominali, perdita di appetito. Il periodo di incubazione conosciuto, è compreso tra 2 e 21 giorni dopo l’esposizione. La trasmissione dell’in­fezione da uomo a uomo può avvenire in vari modi ma sempre per contatto diretto tramite sangue o fluidi corporei (urine, saliva, feci, vomito, sperma) da un malato a un sano o tramite oggetti (in particolare taglienti, aghi siringhe ecc) contaminati con fluidi corporei infetti;tramite animali infetti. I gruppi di popolazione ad alto rischio sono pertanto: gli operatori sanitari e tutti coloro che prestano assistenza a soggetti infetti; familiari, amici e caregivers di pazienti. La diagnosi di Ebola in un soggetto nei primi giorni di malattia è difficile da effettuare a causa della aspecificità dei sintomi. L’allarme epidemico per la diffusione della malattia è debole in quanto le epidemie da Ebola non si sono mai estese oltre un raggio di poche decine di chilometri dal punto in cui si sono generate. La catena del contagio tende ad arrestarsi rapidamente, al primo o al secondo contatto. Non è una malattia trasmessa da zanzare, come la malaria (per cui consigliamo sempre di esegui­re la profilassi), ne per via aerea come l’influenza.

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Il virus Ebola ha fatto la sua prima apparizione nel 1976, nello Zaire, uccidendo l’88% dei 318 casi infetti. Secondo un recente studio che ha coinvolto 4mila persone e più di 200 villaggi dello Zaire, in zone che potevano essere interessate da Ebola, i sieropositivi per anticorpi contro il virus erano ben il 15% e nessuno di loro risultava essere mai stato malato. Questo significa che possono esistere i portatori sani. L’Italia non corre rischi concreti di diffusione del virus Ebola sul territorio nazionale, sia per i ridotti scambi esistenti con i 3 paesi africani colpiti dall’epidemia (Liberia, Guinea e Sierra Leone) sia perché i tempi di incubazione dell’infezione, che sono al massimo di 21 giorni, sono inferiori a quelli di avvicinamento e traversata verso le coste italiane da parte degli immigrati provenienti dal Centro Africa. L’Italia è in grado di fronteggiare sia sul piano diagnostico che assistenziale l’eventuale diffusione dell’infezione dal focolaio africano, ed è impegnata in prima linea nella lotta contro l’epidemia,in loco partecipando a un progetto della Comunità europea. Su richiesta dell’Oms abbiamo inviato un laboratorio in Guinea fin dall’esor­dio dell’epidemia, offrendo tecnologie e professionisti in grado di affiancare le autorità locali nella lotta contro la diffusione dell’infezione. Non esistono a tutt’oggi vaccini o farmaci specifici anti Ebola; il trattamento è quindi sintomatico e basato essenzialmente su terapia di supporto consistente nel mantenimento dell’equilibrio idro-elettrolitico, nel controllo pressorio e dell’O2 ematico e sul trattamento di eventuali infezioni intercorrenti associate.

Maurizio Toraldo

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