Pubblicato in: Ven, Mag 8th, 2015

Emergenza Xylella/Non resta che sperare nella forza dell’ulivo

A colloquio con Fabio Ingrosso, Presidente Regionale di Copagri, la più giovane delle  Confederazioni degli Agricoltori. 

Fabio-Ingrosso

“Eliminare le piante non risolverebbe il problema del propagarsi del batterio, in quanto andrebbero eliminate tutte e senza aver avuto i riscontri necessari. Di conseguenza, l’eradicazione ha prevalso su una scelta razionale di salvaguardia”. 

Caffè-intervista nella cor­nice del Duomo di Lec­ce con il dott. Fabio Ingrosso. Sobrio e pro­fessionale nel confronto dialogico, trasparente e pragmatico nei conte­nuti, Fabio Ingrosso, 48 anni, leccese di nascita, inizia il suo curriculum vi­tae come tecnico perito agrario nella Cisl, di cui è attualmente il Dirigente e il Presidente Regionale per Puglia e Basilicata; già membro dell’Esecutivo Nazionale di Copagri, la più giovane dopo le tre confederazioni storiche, ma la più cospicua come numero di asso­ciati, è inoltre Consigliere Nazionale Unasco.

Dott. Fabio, che cosa hanno rap­presentato per Lei le ultime de­terminazioni di Bruxelles?

Per quanto riguarda la mia lettura personale, pur essendo uno spirito ot­timista e disposto a lottare sempre con equilibrio, il problema rimane molto serio, perché eliminare le piante non risolverebbe il problema del propagar­si del batterio, in quanto andrebbero eliminate tutte e senza aver avuto i riscontri necessari. Di conseguenza, l’eradicazione ha prevalso su una pos­sibile scelta razionale di salvaguardia.

Quali saranno quindi le conse­guenze dell’eradicazione a di­stanza di cento metri nella fascia Brindisi-Taranto?

Avremmo una fascia di “deserto” con il conseguente impoverimento del suolo e dei terreni coltivabili; questa è la prima di una serie di conseguenze a catena, che, ovviamente, andranno a ripercuotersi sull’intero ecosistema e sul comparto agro-alimentare, sul­la nostra economia di produzione, in quanto l’olivo è coltura principale e nervo essenziale. Secondo me, l’assen­za di unanimità di pensiero e di intenti hanno generato una strategia volta all’eradicazione. La Ricerca scientifi­ca è un potenziale straordinario su cui contare per l’elaborazione di soluzioni diverse da quella dell’eradicazione ad ogni costo, mettendo al centro della questione il discorso economico che è sì importante, ma non principale per affrontare il problema, poiché, se da un lato occorre creare interventi “per dare ristoro all’agricoltore”, dall’altro si sta trascurando il ristoro della pianta, che necessiterebbe della ricerca delle analisi e dei dati certi dei test di pato­genicità. Copagri ha lanciato, in con­ferenza-stampa, una sperimentazione con prodotti biocompatibili finalizzata al soccorso di ulivi e olivicoltori. Sco­po della presente iniziativa è quello di individuare prodotti e/o molecole biocompatibili con l’ambiente, al fine di ridurre e/o limitare e/o eliminare la “carica” patogena di natura fungina e batterica che causa i disseccamenti a carico delle piante di ulivo sia secolari che di giovane età, nonché di stimolare la ripresa vegetativa anche con perio­diche lavorazioni al terreno ed oculati interventi cesori.

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Ciò che ha appena enucleato la­scia intendere che lo stato d’ani­mo di olivicoltori e produttori ha subìto un declino irreversibile…

Certo, anche se caratterialmente il concetto di irreversibilità mi adope­ro diligentemente a tenerlo a dovuta distanza… però è necessario riflettere intorno ad un coefficiente da non sot­tovalutare assolutamente ed è questo: un olivo secolare non ha prezzo per il “ruolo” che riveste! Per moltissimi agricoltori l’olivo rappresenta un fa­miliare vero e proprio, un’entità su­periore, che è in grado di difendersi, di soffrire e di risorgere, come ha di­mostrato nel corso dei secoli. Di con­seguenza, ho cercato di seguire con umile sensibilità il loro lavoro a diretto contatto con i nostri ulivi, nel tentativo tenace di coordinare menti ed energie di generazioni differenti, con le quali orientarci decisamente verso l’elimi­nazione dei pesticidi, valutando in ma­niera razionale le pratiche di potatura, che, essendo come una ferita inferta alla pianta, determinano la necessità della disinfezione. Anche le “arature selvagge” rischiano di tradursi spesso in danno notevole per l’apparato radicale della pianta, in quanto an­drebbero riservate al periodo di mag­gior compattezza del terreno… perché infliggere agli alberi una sofferenza quando non è necessaria?

In sostanza, stiamo assistendo ad una sorta di fallimento del­le strategie produttive scaturite dalla Pac, ovvero dalle politiche agricole che l’Unione Europea aveva progettato per il nostro territorio?

Diciamo che si sono verificati i risultati di errori commessi, in buona fede, nelle modifiche che la Pac aveva apportato al Piano Europeo di gestio­ne dei terreni agricoli… non si è guar­dato purtroppo alla valorizzazione del prodotto finale, e questo “dramma” lo stanno vivendo i produttori, giorno dopo giorno, prendendo coscienza che alla base è saltato il criterio secondo cui occorrono modi e tempi giusti per curare le piante.

Qual è lo stato d’animo di Fabio Ingrosso in questo momento?

…una fiducia illimitata nell’Olivo, che Columella asseriva essere il primo fra tutti gli alberi, e di cui Tucidide elo­giava la coltivazione al punto da porlo come spartiacque, insieme alla vite, tra la barbarie e la civiltà per i popoli del Mediterraneo! Se questi autori al­tisonanti dell’antichità si sono espressi così, perché noi non dovremmo lotta­re per rivalutarlo come unica pianta strategica per l’ecosistema? Uno stu­dio condotto sugli Ulivi del Getsèma­ni ha dimostrato come non si siano mai ammalati in più di duemila anni! Ha la predisposizione ad attecchire e crescere nei terreni più svariati… sab­biosi, argillosi, impervi… penso che sia il momento ormai di reagire posi­tivamente e con forza, una forza, però, che deve lasciare da parte ogni fram­mentarietà e divisione per rivestire la “corazza” della fattiva e propositiva collaborazione.

Angela De Venere

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