Emergenza Xylella/Non resta che sperare nella forza dell’ulivo
A colloquio con Fabio Ingrosso, Presidente Regionale di Copagri, la più giovane delle Confederazioni degli Agricoltori.
“Eliminare le piante non risolverebbe il problema del propagarsi del batterio, in quanto andrebbero eliminate tutte e senza aver avuto i riscontri necessari. Di conseguenza, l’eradicazione ha prevalso su una scelta razionale di salvaguardia”.
Caffè-intervista nella cornice del Duomo di Lecce con il dott. Fabio Ingrosso. Sobrio e professionale nel confronto dialogico, trasparente e pragmatico nei contenuti, Fabio Ingrosso, 48 anni, leccese di nascita, inizia il suo curriculum vitae come tecnico perito agrario nella Cisl, di cui è attualmente il Dirigente e il Presidente Regionale per Puglia e Basilicata; già membro dell’Esecutivo Nazionale di Copagri, la più giovane dopo le tre confederazioni storiche, ma la più cospicua come numero di associati, è inoltre Consigliere Nazionale Unasco.
Dott. Fabio, che cosa hanno rappresentato per Lei le ultime determinazioni di Bruxelles?
Per quanto riguarda la mia lettura personale, pur essendo uno spirito ottimista e disposto a lottare sempre con equilibrio, il problema rimane molto serio, perché eliminare le piante non risolverebbe il problema del propagarsi del batterio, in quanto andrebbero eliminate tutte e senza aver avuto i riscontri necessari. Di conseguenza, l’eradicazione ha prevalso su una possibile scelta razionale di salvaguardia.
Quali saranno quindi le conseguenze dell’eradicazione a distanza di cento metri nella fascia Brindisi-Taranto?
Avremmo una fascia di “deserto” con il conseguente impoverimento del suolo e dei terreni coltivabili; questa è la prima di una serie di conseguenze a catena, che, ovviamente, andranno a ripercuotersi sull’intero ecosistema e sul comparto agro-alimentare, sulla nostra economia di produzione, in quanto l’olivo è coltura principale e nervo essenziale. Secondo me, l’assenza di unanimità di pensiero e di intenti hanno generato una strategia volta all’eradicazione. La Ricerca scientifica è un potenziale straordinario su cui contare per l’elaborazione di soluzioni diverse da quella dell’eradicazione ad ogni costo, mettendo al centro della questione il discorso economico che è sì importante, ma non principale per affrontare il problema, poiché, se da un lato occorre creare interventi “per dare ristoro all’agricoltore”, dall’altro si sta trascurando il ristoro della pianta, che necessiterebbe della ricerca delle analisi e dei dati certi dei test di patogenicità. Copagri ha lanciato, in conferenza-stampa, una sperimentazione con prodotti biocompatibili finalizzata al soccorso di ulivi e olivicoltori. Scopo della presente iniziativa è quello di individuare prodotti e/o molecole biocompatibili con l’ambiente, al fine di ridurre e/o limitare e/o eliminare la “carica” patogena di natura fungina e batterica che causa i disseccamenti a carico delle piante di ulivo sia secolari che di giovane età, nonché di stimolare la ripresa vegetativa anche con periodiche lavorazioni al terreno ed oculati interventi cesori.
Ciò che ha appena enucleato lascia intendere che lo stato d’animo di olivicoltori e produttori ha subìto un declino irreversibile…
Certo, anche se caratterialmente il concetto di irreversibilità mi adopero diligentemente a tenerlo a dovuta distanza… però è necessario riflettere intorno ad un coefficiente da non sottovalutare assolutamente ed è questo: un olivo secolare non ha prezzo per il “ruolo” che riveste! Per moltissimi agricoltori l’olivo rappresenta un familiare vero e proprio, un’entità superiore, che è in grado di difendersi, di soffrire e di risorgere, come ha dimostrato nel corso dei secoli. Di conseguenza, ho cercato di seguire con umile sensibilità il loro lavoro a diretto contatto con i nostri ulivi, nel tentativo tenace di coordinare menti ed energie di generazioni differenti, con le quali orientarci decisamente verso l’eliminazione dei pesticidi, valutando in maniera razionale le pratiche di potatura, che, essendo come una ferita inferta alla pianta, determinano la necessità della disinfezione. Anche le “arature selvagge” rischiano di tradursi spesso in danno notevole per l’apparato radicale della pianta, in quanto andrebbero riservate al periodo di maggior compattezza del terreno… perché infliggere agli alberi una sofferenza quando non è necessaria?
In sostanza, stiamo assistendo ad una sorta di fallimento delle strategie produttive scaturite dalla Pac, ovvero dalle politiche agricole che l’Unione Europea aveva progettato per il nostro territorio?
Diciamo che si sono verificati i risultati di errori commessi, in buona fede, nelle modifiche che la Pac aveva apportato al Piano Europeo di gestione dei terreni agricoli… non si è guardato purtroppo alla valorizzazione del prodotto finale, e questo “dramma” lo stanno vivendo i produttori, giorno dopo giorno, prendendo coscienza che alla base è saltato il criterio secondo cui occorrono modi e tempi giusti per curare le piante.
Qual è lo stato d’animo di Fabio Ingrosso in questo momento?
…una fiducia illimitata nell’Olivo, che Columella asseriva essere il primo fra tutti gli alberi, e di cui Tucidide elogiava la coltivazione al punto da porlo come spartiacque, insieme alla vite, tra la barbarie e la civiltà per i popoli del Mediterraneo! Se questi autori altisonanti dell’antichità si sono espressi così, perché noi non dovremmo lottare per rivalutarlo come unica pianta strategica per l’ecosistema? Uno studio condotto sugli Ulivi del Getsèmani ha dimostrato come non si siano mai ammalati in più di duemila anni! Ha la predisposizione ad attecchire e crescere nei terreni più svariati… sabbiosi, argillosi, impervi… penso che sia il momento ormai di reagire positivamente e con forza, una forza, però, che deve lasciare da parte ogni frammentarietà e divisione per rivestire la “corazza” della fattiva e propositiva collaborazione.
Angela De Venere

















