Feste Patronali…Riscoprirne il senso senza dimenticare i poveri della città
ATTO DI FEDE CHE SI RINNOVA OGNI ANNO
“La pietà popolare è la vera espressione dell’anima di un popolo in quanto toccata dalla grazia e forgiata dall’incontro felice fra l’opera di evangelizzazione e la cultura locale” (Giovanni Paolo II).
Nell’Esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”, Paolo VI indica la tradizione popolare anche come “pietà popolare” o come “religione del popolo”: “manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco apertura agli altri, devozione”.
Queste parole riecheggiano nella prefazione alla seconda edizione del sussidio “Scintille d’Amore”, redatta dal compianto mons. Cosmo Francesco Ruppi. È proprio questa sete di Dio che si manifesta in occasione dei festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso: una sete di speranza che ogni anno porta nella nostra Comunità tantissima gente, alla ricerca della fonte della salvezza, di quella fonte inesauribile d’Amore che è Cristo Crocifisso e che non si risparmia mai a nessuno.
Sono tante e più disparate le richieste che i devoti pongono all’effigie miracolosa. Un forte senso di fede ed un clima di profonda preghiera avvolgono tutto in un’atmosfera di speranza e beatitudine al contempo. Ed è in questi momenti che si può davvero gustare la presenza amorosa e costante di Dio, che prende tutti per mano ed invita ad avere fede in Lui, perché è con noi e non ci lascerà mai soli. Un Amore che diventa reciproco e che accresce in tutti la speranza desiderata.
Matteo De Nanni
















