Feste Patronali…Riscoprirne il senso senza dimenticare i poveri della città
Devozione e Storia locale/Sentimenti radicati nel senso di gratitudine di un popolo.
NOVITÀ DAL RESTAURO DELLA CHIESA “PICCINNA”
Il legame tra la gente di Arnesano e il Crocifisso si manifesta profondo in tutti i giorni dell’anno sebbene sia la sera del sabato che precede la festa (che si celebra ogni prima domenica di luglio) ad assumere aspetti di eccezionale forza devozionale. Una devozione che risale al ricordo di 165 anni fa, in cui molti furono i cittadini sollevati dall’incubo epidemico imperversante nel paese (probabilmente una delle tante e ricorrenti infezioni coleriche), che li portò e li porta tuttora a chiedere grazie per una vita migliore. Una ricorrenza, insomma, in cui gli arnesanesi manifestano a Gesù sentimenti radicati e pieni di fede per ringraziarlo di eventi, vecchi e nuovi, che fecero e tuttora fanno gridare al prodigio.
Un fatto, d’altronde, assai comune nella tradizione meridionale, che, se da un lato si manifesta con un forte culto dell’immagine, dall’altro resta comunque lontano dai casi in cui la devozione va a confondersi col paganesimo. Sicché, pur convinti che l’oggetto tratta dell’essenza stessa della Cristianità, quello che in queste poche righe preme capire, è se il culto del Crocefisso in Arnesano sia in via esclusiva riferibile ai detti avvenimenti ottocenteschi o se, sulla base di altre considerazioni, possa avere avuto nessi con una preesistente tradizione.
Certo è infatti che nel 1848 la matrice di Arnesano aveva già un altare dedicato al Crocefisso. Un altare posto sulla stessa parete di quello attuale, voluto peraltro dal marchese Prato e dalla moglie Maddalena “coniugi di pietà non diversa” (così l’epigrafe dedicatoria del 1750) in sostituzione di quello seicentesco già presente nella vecchia matrice dell’Annunziata, oggi conosciuta come “chiesa piccinna”.
Un fatto, questo, che non solo dice di un attaccamento al culto della Croce della famiglia feudataria ma anche che, nel luogo, tale venerazione preesistesse ai fatti del ’48 e fondasse le proprie radici ai primi del ‘700 quando già da tempo i Prato erano ivi insediati. Al riguardo è da notare che se l’inaugurazione del nuovo altare avvenne a metà del ‘700, non è peregrino pensare che quella dell’omonimo simulacro fu scelta felice e “di ultimo grido”, proprio perché cadde sull’opera di uno dei più bravi cartapestai leccesi, il Surgente, meglio conosciuto come “mesciu Pietru de li Cristi”.
Drammaticità e compostezza della figura, infatti, sono prova di una capacità artistica non comune, evocante scenari di alta scuola peraltro mal concilianti con l’ipotesi di una nascita della cartapesta leccese risalente solo ai primi del ‘700.
Né va ignorato che un altare del SS. Crocifisso, già nel 1640, era posto a destra dell’altare maggiore di tale matrice (così in una delle visite del Pappacoda) e lì doveva essere ancora prima quando la stessa chiesa fu ampliata e ristrutturata con l’aggiunta, presumibilmente tra la prima e la seconda metà del XVI secolo, del riccardiano altare di Sant’Antonio da Padova.
Altare sulla cui parete c’era un affresco del Crocifisso con adiacenti angeli ora risultante scomparso o che, chissà, forse è ancora lì presente sotto gli strati delle tante tinteggiature susseguitesi nel tempo. Sempre con riguardo allo stesso tempio, poi, una notizia del 1720 ci partecipa di alcuni arredi a suo corredo, fra cui, il più interessante è senza dubbio una statua “…di stucco à mezzo busto d’Eccehomo” (così nel documento d’archivio) con cassetta di legno. Un indizio, questo, che ci porta ad analoghe sculture di chiese salentine (come nel caso di Galatone) in cui pure si venera la Croce, con manifestazioni processionali che sanno di tradizione medioevale.
Mezzobusto che, seppure non legittima a dire che il culto del Crocifisso era presente in Arnesano già nell’età di mezzo, considerato l’uso di perpetrare le devozioni, nulla vieta di pensare che nell’antico ordine medioevale di Arnesano, un affresco sulla Croce o un altare ad essa dedicato, fosse già presente in qualche sua parete.
Un’immagine settecentesca doveva essere pure quella affrescata sotto la locale “porta rande” (ma precedente a quella che si può “ammirare” oggi), come può peraltro intravedersi da una malconcia dedica in lingua latina così recitante: “…Heras it corpore suo super …il…per: 24 – …- 1758…” sic!, insieme a un lacerto di cornice barocca residua ivi ancora esistenti. Una prova ulteriore, questa, che sta a dimostrare l’immensa fiducia di Arnesano nel Crocifisso e con essa, proprio in virtù del luogo di ubicazione dell’affresco, la forza protettrice allo stesso riconosciuta dall’intera comunità.
Un tema quello della Croce che seppure legato ai riti della Passione, si ripete ancora a inizio ‘700 con la sistemazione sul lato esterno della nuova matrice di una Deposizione (prima sita sul portale della chiesa cinquecentesca), solo di recente sistemata all’interno, nella prima parete della sua navata destra. Un’iconografia, peraltro, questa, da ritenersi anch’essa decisiva ai fini di una continuità medioevale del relativo culto nel paese.
Se quanto prima detto da un contributo alla conoscenza di detta venerazione nell’abitato, tuttavia, non altrettanto pacifico è che lo dia per l’intero territorio. In questo senso è da precisare per esempio che nell’agro arnesanese di metà ‘800 risultava già eretta (come corpo della masseria “Li Solazzi” e presumibilmente tra ‘700 e ‘800) la così detta cappella del Crocefisso sita sulla via per Trepuzzi. Un luogo sacro attiguo alla via per Napoli ma in realtà lontano dal paese, per essere segno evocativo della venerazione in Arnesano. Venerazione, però, che si manifestò ancora sul finire dell’’800 con la consacrazione a Calvario di uno spazio residuo della maglia urbana a destra dell’attuale matrice. Un’ultima via utile alla ricerca di detto culto nelle vicende arnesanesi può essere quella correlata alla presenza nel relativo territorio di enti ecclesiastici devoti alla Croce. Una ricerca volta a scandagliare il periodo tra il secondo e il quinto secolo basso medioevali, inerente gli ordini cavallereschi e da ultimo dei Celestini, che, in effetti ebbero interessi in queste lande.
Come non ricordare infatti che proprio i Templari tennero terreni (come documentato in un inventario del 1328) nelle pertinenze di Arnesano e Monteroni. Oppure come ignorare che ai confini con Monteroni (e proprio sulla via per Lecce) tuttora insiste il toponimo “La Commenda”, che, più che evocare, è lì a testimoniare la presenza dei Cavalieri della Croce nella nostra campagna. O che per tali motivi addirittura legittimo è chiedersi se la stessa baronia dei Celestini sul vicino feudo di Carmiano per tutto il periodo moderno non sia stata una delle cause determinanti di detto culto in Arnesano. Un culto pieno di spiritualità ma non privo anche di lati poco chiari sebbene suscettibili sul piano storico di nuove acquisizioni come quelle che potrebbero venire dal restauro della vecchia e tanto amata chiesa piccinna.
Luigi Russo
Pagine a cura di Eugenia Quarta
















