Pubblicato in: Sab, Feb 28th, 2015

Garanzia Giovani… Efficacia da verificare

L’Assessore Regionale Guglielmo Minervini presenta il Bando Europeo per la Lotta alla Disoccupazione. 

“La sensazione è che il piano, per come è stato pensato a livello europeo e nazionale, sia eccessivamente irreggimentato, con una concezione tradizionale delle politiche pubbliche, in cui i giovani sono relegati in una funzione passiva”. 

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“Bollenti spiriti in Puglia è stata una grande operazione di fertilizzazione, una semina che sta dando i suoi frutti. Oggi esistono più di 100 spazi per i giovani, nelle città assistiamo ad uno straordinario fermento nel campo delle startup, dell’innovazione e dell’impresa creativa”. 

Un futuro nebuloso e una vita sempre pron­ta a sfuggire di mano: è questo che vedono i giovani di oggi, in bi­lico tra continue evo­luzioni nel mondo del lavoro e una crisi economica che sembra essere divenuta il sintomo più palese della frattura tra la prete­sa di una professionalità ai massimi livelli e la totale assenza di garanzie formative e retributive. Sono proprio garanzie e fiducia le parole di cui più hanno bisogno i ragazzi che si affac­ciano sul mondo del lavoro. Youth Guarantee, o Garanzia Giovani, è il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni, residenti in Italia. Opportunità di orientamen­to, inserimento lavorativo, appren­distato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità sono alcune delle azioni previste nel piano che, come ci spiega Gugliemo Minervini, Assessore alle Politiche Giovanili, Trasparenza e Legalità della Regione Puglia, è un’opportu­nità non priva di punti critici.

Secondo lei quali sono le potenzia­lità del bando Garanzia Giovani?

È un fatto positivo che l’Europa abbia pensato un piano e destinato risorse importanti alla questione giovanile. È in qualche modo la ri­prova che finalmente ha capito che una delle grandi questioni da affron­tare è quella dei giovani, del lavoro Sulla sua efficacia non sono però in grado di fare previsioni.

Ha riscontrato delle criticità?

La sensazione è che il piano, per come è stato pensato a livello euro­peo e nazionale, sia eccessivamente irreggimentato, con una concezione tradizionale delle politiche pubbli­che, in cui i giovani sono relegati in una funzione passiva. Non è, diciamo così, un fatto ideologico ma una per­plessità sull’efficacia complessiva dello strumento, cosa in parte con­fermata dagli ultimi dati che stanno circolando, decisamente inferiori alle aspettative. Un’altra criticità è che il piano è centrato sui servi­zi per l’impiego, senza prevedere in alcun modo azioni di potenziamento e di ammodernamento delle struttu­re pubbliche per il lavoro. Senza di­menticarsi che i servizi si trovano in un pieno processo di riforma dagli esiti ancora incerti e che la compe­tenza è in capo alle Province di re­cente abolite. In questa cornice, la Regione sta facendo del suo meglio per cogliere quest’opportunità, con il pieno coinvolgimento e il massimo sforzo degli assessorati al Lavoro e alla Formazione. Ma restano delle perplessità sul modo con cui il Pia­no è stato congegnato a livello na­zionale ed europeo, perplessità che a suo tempo non avevamo mancato di evidenziare.

I giovani in Italia e, in particolare, in Puglia, che prospettive future hanno?

È evidente che stiamo attraver­sando un periodo di straordinaria difficoltà a causa di una crisi eco­nomica che non ha precedenti. L’e­conomia è profondamente diversa, il mondo del lavoro è un lontanissi­mo parente di quello di 20 anni fa. In questa situazione drammatica, i giovani sono la parte di società che sta pagando il prezzo più alto ma sono anche l’unica speranza di ve­nirne fuori. Se invece si continua a tenere le nostre forze migliori fuori dalla porta, o le invitiamo ad andar­sene perché protestano, disturbano o rompono gli equilibri, sono le nostre comunità a non avere prospettive future. È con questa logica che, in questi anni, abbiamo costruito po­litiche per mettere al centro i gio­vani e il loro talento come risorse fondamentali per innovare il nostro sistema sociale ed economico. Il no­stro, rispetto allo scenario nazionale ed internazionale, resta un piccolo esperimento. I risultati che abbiamo avuto e i riconoscimenti che le nostre politiche hanno ottenuto a livello europeo, ci suggeriscono che la strada è questa.

Quali sono i settori in cui i giovani, nella nostra regione, possono tro­vare più facilmente lavoro e quali gli ambiti professionali inaccessi­bili o stagnanti?

L’idea che esistano specifici set­tori che vanno bene e altri che no, è una concezione datata e non corri­sponde a una realtà che cambia ad una velocità impressionante. Certo, ci sono alcuni ambiti che risentono positivamente di alcune politiche che sono state messe in campo in questi dieci anni. Penso al costante incre­mento dei flussi turistici o al settore delle rinnovabili o all’aerospazio, mentre scontiamo anche noi una crisi molto forte dell’edilizia che un tempo era la prima voce dell’econo­mia regionale.

MINERVINI

Quali sono, oggi, i requisiti richiesti per entrare nel mondo del lavoro?

Il punto vero è il tasso di cono­scenza sempre più alto che viene ri­chiesto in ogni ambito professionale, con competenze che non si acquisi­scono solo con lo studio ma che si maturano anche sul campo. Per que­sto servono massicci investimenti per la scuola, l’università, la forma­zione professionale d’alto livello. Ma non basta. È ugualmente importante spingere i giovani a conoscere se stessi, a coltivare il proprio talento, a mettersi in gioco il prima possibile. I Paesi europei che hanno tassi più bassi di disoccupazione giovanile sono quelli che hanno investito mag­giormente sia nel sistema educativo che nella cosiddetta educazione non formale. Ma come possiamo far na­scere nuove imprese se non costruiamo opportunità per i nuovi arrivati? Ecco, io credo che una seria politica d’investimento sul futuro, è quella che crea le condizioni per fare que­sto.

E quali sono le iniziative messe in atto dalle politiche giovanili regio­nali?

Ormai da dieci anni esiste in Pu­glia l’esperienza di Bollenti Spiriti, un programma costituito da azioni molto diverse tra loro: Laboratori, Principi Attivi, Laboratori dal Bas­so, ma anche una scuola in grado di coinvolgere i ragazzi che non stu­diano e che non cercano un lavoro, i cosiddetti Neet, e il progetto pilota “Giovani Imprenditori in Azienda”, per facilitare l’incontro tra aziende e progetti d’innovazione proposti dai giovani pugliesi. È stata una grande operazione di fertilizzazione, una semina che sta dando i suoi frutti. Oggi esistono più di 100 spazi per i giovani attivi su tutto il territorio regionale, nelle città assistiamo ad uno straordinario fermento nel cam­po delle startup, dell’innovazione e dell’impresa creativa.

Come nasce Bollenti Spiriti?

Bollenti Spiriti è nato nel 2005 per rovesciare una prospettiva e un senti­re diffuso: l’idea che i giovani fosse­ro un problema e che le politiche gio­vanili dovessero essere intese quasi come politiche di accompagnamento sociale. Con Bollenti Spiriti abbia­mo invece voluto dire che i giovani sono la risposta ai problemi. Che se si liberava il loro entusiasmo, le loro energie, il loro talento ne avremmo viste delle belle. Mi preme sottoline­are che l’obiettivo di Bollenti Spiriti non è far nascere nuove imprese ma educare. Il punto non è se i progetti abbiano generato o meno profitto, ma se i ragazzi abbiano o meno im­parato a realizzare un progetto, an­che correndo il rischio di sbagliare. La nascita di Bollenti Spiriti è stata una scommessa. A 10 anni di distan­za possiamo dire di averla vinta.

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