Giorgio De Giuseppe/Una terra, un amore: la Provincia di Lecce
ULTIMO GIORNO DI SCUOLA
“Ho proposto – attacca Giorgio De Giuseppe – e il Presidente Gabellone ha accettato con entusiasmo, di dedicare l’ultimo giorno di attività del Consiglio Provinciale ad una riflessione per ciò che l’Amministrazione Provinciale ha rappresentato per la Terra d’Otranto. Il ciclo che si inaugurò nel 1951 con la Presidenza Caroli e che si è conclusa con la presidenza Gabellone è stato d’importanza fondamentale e chiunque vorrà studiare l’evoluzione, il progresso, lo sviluppo della nostra terra non potrà prescindere dall’attività dell’Amministrazione. Da ciò è scaturita la mia proposta: ricordare doverosamente quel Presidente che ha dato il via a questa Istituzione. Da quel momento c’è stata una lunga successione di eletti, molti dei quali appartenenti alla Dc. Tutti hanno poi seguito l’impronta lasciata dal primo presidente”. Il Difensore Civico si riferisce ad almeno tre direttrici politiche individuate da Luigi Caroli. La prima delle tre può addirittura sembrare un difetto. “Anzitutto, – prosegue il senatore – l’esasperazione della rappresentanza popolare che la Provincia si assumeva. Vale a dire un ruolo di coordinatrice della nascita della democrazia negli enti locali. Una specie di guida per sindaci inesperti che si chiedevano cosa fare, prigionieri di tanti problemi. Ben presto trovarono nella Provincia un punto di riferimento”.
PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO
Seconda linea tracciata da Caroli: la Provincia doveva divenire protagonista dello sviluppo dell’intero territorio al di là di ciò che rientrava nelle proprie competenze. “E qui – riprende il difensore civico – è doveroso ripensare a quello che eravamo alla fine della II guerra mondiale. Due sole strade asfaltate e, peraltro, realizzate a schiena d’asino, pericolosissime nel momento in cui due macchine si incontravano: la Lecce-Gallipoli e la Lecce-Santa Maria di Leuca che a Maglie poi si diramava verso Otranto. Ancora, il sistema scolastico: esisteva un solo Istituto tecnico commerciale e quattro Licei Classici che certamente risentivano della vocazione culturale umanistica di questo territorio ma che ricalcavano anche l’idea di una scuola patrimonio per persone di un certo ceto sociale. E poi, gli ospedali: ve ne erano solo quattro ma a parte quello di Lecce gli altri erano sostanzialmente, grandi infermerie. L’Amministrazione Provinciale, partendo da una situazione generale molto precaria, è divenuta, nel tempo, l’interprete principale di una diffusa volontà di sviluppo”.
Da Caroli …a Gabellone
DUE UOMINI SOLI AL COMANDO
Con un risultato inatteso per quei tempi che definire la ciliegina sulla torta sarebbe addirittura riduttivo: la fondazione dell’Università di Lecce. “Fu la rottura di un sistema – rivela De Giuseppe – che i ‘baroni’ intendevano tenere chiuso nel loro più stretto controllo fissato in alcuni centri dove già esistevano le Università. E poiché nel Meridione l’Università era già presente a Bari, a Napoli, a Palermo e a Catania, doveva restare solo in quelle città: punto e basta. Due uomini disobbedirono al ‘dogma’: Luigi Caroli, dal punto di vista amministrativo, Giuseppe Codacci-Pisanelli dal punto di vista della rappresentanza politico-culturale. L’uno a Lecce e l’altro Roma, mediante un’intesa fraterna ed affettuosa, riuscirono a realizzare quella che sembrava l’impresa più assurda: l’Università a Lecce”. Figure fondamentali dunque, Codacci Pisanelli e Caroli, “padri costituenti” di un territorio politico oltre che geografico. “Se attività costituente significa – incalza il senatore – non guardare all’oggi ma al domani, allora Caroli e gli altri si collocano proprio su questa linea, non fosse altro che per la difesa del territorio”.
LA TERZA LINEA DIRETTRICE
In quegli anni il Mezzogiorno d’Italia si affacciava all’esperienza industriale e la Provincia di Lecce non per incapacità dei suoi uomini politici ma per precisa scelta non si inserì su questa traiettoria dello sviluppo industriale. “Il triangolo Brindisi-Taranto- Bari non divenne mai quadrato con Lecce proprio perché la classe dirigente della Provincia di Lecce sottoponendosi ad attacchi durissimi del tipo ‘voi siete insensibili ai bisogni della popolazione’, ‘voi volete l’emigrazione’, ‘voi volete che le famiglie si sfascino’, affermarono che le industrie non dovevano invadere il Salento per salvaguardare l’ambiente. Tuttavia, la stessa classe dirigente, si prodigò perché la Fiat-Allis aprisse lo stabilimento di Lecce: avrebbe inizialmente occupato 1800 salentini però, cosa più importante, si sarebbe solo occupata di assemblaggio di materiali e non avrebbe inquinato. Tali scelte, da Caroli in poi, sono state ricalcate da tutti gli altri Presidenti (Carli, Licchetta, Grasso, Urso, fino a Giovanni Pellegrino), scelte condivise in quanto ci si convinse che l’inquinamento avrebbe distrutto l’agricoltura ed il turismo, aspetti fondanti della nostra economia. Basterebbe solo questo aspetto per affermare che Caroli e Codacci Pisanelli furono ‘padri costituenti’ in quanto proiettati sul futuro. Le conseguenze positive di quelle loro scelte perdurano ancora oggi nel nuovo secolo”.
Pagine a cura di Christian Tarantino

















