GIUBILEO SACERDOTALE DI MONS. D’AMBROSIO/FESTA NELLE COMUNITÀ DI LECCE E PESCHICI
Le Celebrazioni, Salentina e Garganica, per il 50° di Sacerdozio dell’attuale successore di Sant’Oronzo.
Dopo aver festeggiato nella Cattedrale di Lecce, nei giorni successivi, 20 e 21 luglio, mons. Domenico D’Ambrosio si è letteralmente tuffato nella sua città natale, Peschici, per rivivere, dal luogo in cui era iniziato il 19 luglio 1965, il suo cammino sacerdotale, frutto di una chiamata al servizio di Dio e degli uomini e di una fede radicata e profonda. Sono stati due giorni di festa durante i quali l’Arcivescovo ha trasmesso entusiasmo ed amore fraterno ai numerosi sacerdoti, nell’occasione al suo fianco, della Chiesa di Lecce e delle altre Chiese di cui, ricco della pienezza dell’Ordine, è stato guida, maestro e pastore: Termoli-Larino, Foggia- Bovino, Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Il soggiorno ha avuto inizio, nella Chiesa Matrice gremita fino all’inverosimile, con la Concelebrazione Eucaristica, da lui presieduta alle ore 11,00 del 20 luglio, inserita nei festeggiamenti in onore del Profeta Elia, Patrono della città.
Con mons. D’Ambrosio, hanno concelebrato mons. Nunzio Galatino, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Vincenzo Pelvi, Arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Fernando Filograna, Vescovo di Nardò-Gallipoli. Purtroppo, è mancata la presenza di mons. Michele Castoro, Arcivescovo della Chiesa locale, Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, colpito da un grave lutto in famiglia. È emersa, nella circostanza, la venerazione nei riguardi di Mons. D’Ambrosio da parte di un popolo che lo ha visto nascere in un’umile e modesta famiglia, ricca di amore per i fratelli e attenta alle necessità delle persone bisognose, che ha aiutato l’allora ragazzo ad avvertire la vocazione per un servizio di amore per il Signore e per l’altro, amore che oggi è riferimento importante della sua azione di Pastore nella Chiesa di Lecce. Nello stesso giorno, l’Arcivescovo ha presieduto, dalle ore 20 alle ore 23,30, la processione in onore del santo Patrono, conclusasi con spettacolari fuochi d’artificio.
La straordinaria ordinarietà di Mons. D’Ambrosio si è manifestata spontaneamente e quasi a sorpresa soprattutto il giorno successivo quando, insieme con i presbiteri della Chiesa di Lecce, ha organizzato una gita in barca: è stata l’occasione per esprimere il suo grande amore per il Gargano, sua terra natia, evidenziandone, da esperto ed appassionato cicerone, le bellezze e la storia. Tutti i festeggiamenti si sono conclusi con il pranzo presso il ristorante “Il Trabucco”, gestito da una famiglia a lui molto cara e vicina, che ha voluto offrire a tutti i commensali una bomboniera, quale segno e ricordo del 50° di sacerdozio di un Vescovo che conosce da tempo immemorabile e con il quale ha sempre condiviso affetto profondo, rispetto ed amicizia sinceri. È stata un’esperienza particolarmente coinvolgente, una vera e meravigliosa agape fraterna: grazie all’umanità, alla cordialità e alla vicinanza di Mons. Vescovo ci siamo realmente sentiti tutti rigenerati, fratelli e figli dello stesso Padre.
Di queste due splendide giornate rimarranno l’affetto spassionato che l’Arcivescovo ha dimostrato a tutti e a noi, suoi presbiteri, e la gioia che traspariva dal suo sguardo e dai suoi gesti sia per i cinquant’anni di ministero sacerdotale che ha offerto alla Chiesa di Cristo, sia per essere stato chiamato dal Padrone della messe a guidare, con una presenza attenta, vigile e generosa, alcune comunità diocesane, tra le quali la nostra, in cui ha sempre agito come uomo della Parola, della preghiera, del sacrificio e della carità.
Maria, stella della nuova evangelizzazione e modello di carità perfetta, aiuti il nostro Pastore a continuare ad essere pieno di amore e di misericordia e a risplendere nella testimonianza della comunione e del servizio verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce (cf EG, 288).
Attilio Mesagne
UOMO, FRATELLO E PADRE: UN VESCOVO COSÌ
Questo per dire come in due giorni di gita a Peschici, una ventina di sacerdoti sono stati con Mons. D’Ambrosio in atteggiamento di grande familiarità, fraternità. Confidenza, amicizia, ecc. senza venir mai meno al rispetto che si genera spontaneamente dall’autorevolezza e non tanto dall’autorità. Perché, secondo me, è quello che caratterizza mons. D’Ambrosio e che abbiamo sperimentato in questi giorni. Il vescovo che vorremmo sempre così, vicino come uomo, come fratello e padre che sa cogliere i sentimenti dei preti (perché anche i preti ne hanno!) e per tanti versi sono uomini come tutti gli altri, incarnati in una realtà storica per niente avulsa dalla quotidianità della natura umana.
È chiaro che c’è stato il momento della Messa, degli auguri per il 50° da parte delle Autorità, come c’è stato il pranzo “a tutto pe sce” e le risate fragorose quando Rocco (il proprietario del locale) andava alla ricerca del cane sotto il tavolo, tutto preso e meravigliato dalla perfetta imitazione del verso della bestiola, da parte di qualche buontempone! Lo abbiamo ringraziato, il vescovo, per questa bella esperienza voluta soprattutto da Lui e accettata da parte nostra, perché ci ha fatto consolidare rapporti di stima e affetto, pronti a ripartire nella quotidianità del servizio pastorale con la consapevolezza di essere accompagnati e amati. (G.F.)

























