I Fidanzati con l’Arcivescovo a “San Giovanni Battista”
Pastorale Familiare/Il prossimo 21 marzo alle ore 18,30.
In un cammino dei fidanzati verso la ormai prossima celebrazione del sacramento del matrimonio, è altamente significativo, irrinunciabile l’incontro con mons. Arcivescovo il Pastore della nostra Chiesa diocesana. È nella Chiesa che trovano collocazione tutti i sacramenti, perché solo ad essa Gesù, il suo fondatore, li ha affidati, segno della sua presenza, attraverso i quali Egli dona i meriti della sua Passione e Resurrezione e ci inserisce nella comunione con Dio, uno e trino.. Tutto questo significa la scelta di celebrare il sacramento del matrimonio, seguendo la volontà di Cristo, nella comunità cristiana, risposta ad una vera chiamata divina, conseguenza insopprimibile del Battesimo, sancita in modo indelebile con la partecipazione alla mensa della Parola e del Corpo e Sangue del Signore. L’itinerario dei fidanzati compiuto, dove è possibile, nella propria comunità parrocchiale si pone appunto questo obbiettivo: riprendere il cammino della fede, iniziato sin dal Battesimo e proseguito con la celebrazione della Confermazione e dell’Eucarestia, approfondirlo attraverso una conoscenza sempre più personale di Cristo, tradotta in reali scelte di vita personale, coniugale e comunitaria.
È impegno di tutta la comunità, chiaramente preoccupata, di garantirsi famiglie salde nella fede, nella piena condivisione dei valori umani e cristiani. Ma, non sempre si raggiungono i risultati sperati. Celebrato il sacramento quasi sempre con il massimo sfarzo possibile, si continua a restare lontani, in gran parte dalla comunità, da un reale impegno di vita cristiana, dall’impegno di costruire una famiglia, secondo il disegno divino e a volte nel giro di non molti anni si registrano fallimenti e disgregazioni. È evidente che questi percorsi di preparazione al matrimonio presentano dei gravi limiti. Non sempre hanno un’impostazione efficace, registrano spesso una partecipazione discontinua e superficiale, rivelano nei partecipanti una mancanza di interesse a progettare una famiglia autenticamente cristiana. Purtroppo, si deve riconoscere che essi non sono inseriti in un reale progetto pastorale che pone al centro di tutta l’azione educativa la famiglia. Essi, pertanto risultano isolati, senza un prima e un poi. Né si può continuare a sottovalutare un contesto culturale non più cristiano, in cui prevalgono modelli comportamentali personali e familiari, decisamente in contrasto con i valori cristiani.
Salvatore Carriero

















