Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa
Ci sono possibilità di dialogo fecondo tra le famiglie ormai lontane dall’esperienza di fede e la comunità cristiana impegnata nell’annuncio del Vangelo in tanti contesti che propongono modelli riduttivi dei valori?
Sì. Ho già accennato alla priorità di fare in modo che ogni parrocchia sostenga nuclei di ‘chiese-domestiche’ formate da robusta spiritualità e da chiara responsabilità missionaria. Si tratta di “andare” a tutti e raggiungere meglio gli altri nuclei, composti di persone poco praticanti, non praticanti, in situazioni irregolari. La via pastorale migliore consiste proprio nel motivare e preparare coniugi cristiani che siano inseriti nella comunità, vicini a tutti, senza pretesa di essere superiori agli altri, semplicemente portatori della carità di Cristo e testimoni del Suo amore nei confronti di ogni cittadino.
La famiglia è definita risorsa della società, ma la sua identità è considerata spesso in modo molto diverso, dati i vari modelli culturali. Quanto è forte l’interdipendenza tra la crisi della società e quella di tanti nuclei familiari?
C’è un rilevante numero di statistiche che documentano come le famiglie disgregate siano un danno per gli stessi componenti e per la società. Dati del Ministero della Giustizia degli Stati Uniti, per esempio, mettono in evidenza altissime percentuali di giovani che, cresciuti privi di una vicina figura paterna, sono senza fissa dimora, più inclinati a delinquere; c’è tutta una serie di cifre impressionanti secondo le quali, in generale, i figli che crescono senza una famiglia con due genitori hanno doppia probabilità di disagio personale, con costi per la società e tutta una serie di problemi. Ecco l’importanza della famiglia sana. A Milano, una delle statistiche pubblicate mostra come marito e moglie uniti in matrimonio, e quindi come coppia stabile con due o più figli, siano mediamente più poveri dal punto di vista economico, poiché non solo non sono aiutati ma risultano pure penalizzati dal mercato e dallo Stato, ma sono mediamente più felici rispetto alle altre tipologie di coppie. Ed, inoltre, sono nettamente più ‘pro-sociali’, cioè più preziosi per la società, perché offrono ai figli un capitale umano importante per la vita comunitaria e per la stessa economia.
Intanto, da parte di qualche Comune s’istituisco no i registri delle coppie di fatto: servono effettivamente?
Le unioni, come il riconoscimento di un eventuale matrimonio omosessuale, sono modi per demolire la specificità della famiglia, forme nuove mai realizzate nella storia. Ciò deve farci comprendere meglio che la famiglia ha una sua singolarità. Lo Stato già non s’interessa di regolamentare l’amicizia, l’affetto personale: del resto, a che titolo dovrebbe interessarsene? Se s’interessa della famiglia, è perché in essa si ha il ricambio di generazioni, vengono al mondo e educati nuovi cittadini. La famiglia, costituita da uomo e donna uniti in matrimonio in un ambiente stabile e in un clima di amore, di responsabilità, d’impegno, costituisce l’ambiente più idoneo a far crescere e formare i bambini alla vita sociale e culturale, maturandoli in tutti gli aspetti della vita umana. Essa è quindi scuola di umanità: per questo, è nello stesso interesse dello Stato, che anzi dovrebbe sostenere quelle con figli numerosi, incentivare la stabilità, incoraggiare le nascite, sostenere quelle nume rose… C’è già chi ipotizza in un futuro non lontano anche il cosiddetto matrimonio di gruppo, il ‘poliamore’, la ‘polifamiglia’ in cui tutti gli adulti si considerano genitori di tutti i bambini e tutti i bambini considerano genitori gli adulti, come scrive un sociologo e filosofo francese.















