Pubblicato in: Ven, Ott 5th, 2012

Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa

Ci sono possibilità di dialogo fecondo tra le famiglie ormai lontane dall’esperienza di fede e la comunità cristiana im­pegnata nell’annuncio del Vangelo in tanti contesti che propongono modelli riduttivi dei valori?

Sì. Ho già accennato alla priorità di fare in modo che ogni parrocchia sostenga nu­clei di ‘chiese-domestiche’ formate da robusta spirituali­tà e da chiara responsabilità missionaria. Si tratta di “an­dare” a tutti e raggiungere meglio gli altri nuclei, compo­sti di persone poco praticanti, non praticanti, in situazioni irregolari. La via pastorale migliore consiste proprio nel motivare e preparare coniu­gi cristiani che siano inseriti nella comunità, vicini a tutti, senza pretesa di essere supe­riori agli altri, semplicemente portatori della carità di Cristo e testimoni del Suo amore nei confronti di ogni cittadino.

La famiglia è definita ri­sorsa della società, ma la sua identità è considera­ta spesso in modo molto diverso, dati i vari modelli culturali. Quanto è forte l’interdipendenza tra la crisi della società e quel­la di tanti nuclei familiari?

C’è un rilevante numero di statistiche che documentano come le famiglie disgregate siano un danno per gli stessi componenti e per la società. Dati del Ministero della Giu­stizia degli Stati Uniti, per esempio, mettono in evidenza altissime percentuali di giova­ni che, cresciuti privi di una vicina figura paterna, sono senza fissa dimora, più incli­nati a delinquere; c’è tutta una serie di cifre impressionanti secondo le quali, in generale, i figli che crescono senza una famiglia con due genitori han­no doppia probabilità di disa­gio personale, con costi per la società e tutta una serie di problemi. Ecco l’importanza della famiglia sana. A Mila­no, una delle statistiche pub­blicate mostra come marito e moglie uniti in matrimonio, e quindi come coppia stabile con due o più figli, siano me­diamente più poveri dal pun­to di vista economico, poiché non solo non sono aiutati ma risultano pure penalizzati dal mercato e dallo Stato, ma sono mediamente più felici rispetto alle altre tipologie di coppie. Ed, inoltre, sono nettamen­te più ‘pro-sociali’, cioè più preziosi per la società, per­ché offrono ai figli un capitale umano importante per la vita comunitaria e per la stessa economia.

Intanto, da parte di qual­che Comune s’istituisco­ no i registri delle coppie di fatto: servono effettiva­mente?

Le unioni, come il ricono­scimento di un eventuale ma­trimonio omosessuale, sono modi per demolire la specifi­cità della famiglia, forme nuo­ve mai realizzate nella storia. Ciò deve farci comprendere meglio che la famiglia ha una sua singolarità. Lo Stato già non s’interessa di regolamen­tare l’amicizia, l’affetto per­sonale: del resto, a che titolo dovrebbe interessarsene? Se s’interessa della famiglia, è perché in essa si ha il ricambio di generazioni, vengono al mondo e educati nuovi cit­tadini. La famiglia, costitu­ita da uomo e donna uniti in matrimonio in un ambiente stabile e in un clima di amore, di responsabilità, d’impegno, costituisce l’ambiente più ido­neo a far crescere e formare i bambini alla vita sociale e culturale, maturandoli in tutti gli aspetti della vita umana. Essa è quindi scuola di uma­nità: per questo, è nello stesso interesse dello Stato, che anzi dovrebbe sostenere quelle con figli numerosi, incentivare la stabilità, incoraggiare le na­scite, sostenere quelle nume­ rose… C’è già chi ipotizza in un futuro non lontano anche il cosiddetto matrimonio di gruppo, il ‘poliamore’, la ‘po­lifamiglia’ in cui tutti gli adulti si considerano genitori di tut­ti i bambini e tutti i bambini considerano genitori gli adul­ti, come scrive un sociologo e filosofo francese.

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