Pubblicato in: Ven, Ott 5th, 2012

Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa

Nella nostra diocesi, l’Arcivescovo promuo­ve relazioni e incontri di fraternità e di spiritualità con persone che vivono situazioni di separazio­ne o di divorzio. L’intera comunità cristiana deve sperimentare maggiori forme di consolazione e di speranza per queste persone?

Certo, esse si devono sentire maggiormente amate dalla Chiesa e, attraversola Chiesa, da Cristo e da Dio, devono sperimentare concre­tamente che sono pure valo­rizzate per quello che possono dare alla vita della comunità. Sono in comunione, anche se non piena finché rimangono in una situazione in contrasto con il Vangelo. Naturalmente, non sono in piena comunione dal punto di vista visibile, per­ché poi amore e responsabilità li valuta in pienezza solo Dio. Pur non potendo essere am­messi all’Eucarestia, hanno a disposizione, come affermava Giovanni Paolo II, altre vie per incontrare la paternità e la misericordia di Dio.

Bisogna, pertanto, aiu­tarli a sentirsi dentro la Chiesa, cioè partecipi della sua vita, attività e missione… È importante che siano umili e non pretendano di sta­bilire cosa è bene e male. È fondamentale che preghino, per conoscere sempre meglio la volontà di Dio e ricevere l’aiuto, la forza e la grazia per compierla, attuino il bene di cui sono capaci, s’inseriscano e abbiano fiducia nella Chiesa, nella fraternità di tutti e nella misericordia del Signore.

Ritiene che i mass media ricoprano un ruolo ecces­sivo nel rapporto educati­vo rispetto alla famiglia e alla scuola?

Sì, anche questo è un grande problema. Purtroppo, i media obbediscono preva­lentemente all’esigenza di audience e quindi al solo pro­fitto economico. Le associa­zioni di famiglie dovrebbero, pertanto, essere più presenti e mettere in atto un boicot­taggio dell’audience di tali mezzi. C’è da rilevare ancora che oggi Internet è pervasivo, per cui i figli, specialmente se piccoli, devono stare mol­to con gli adulti, utilizzare i media insieme con gli educa­tori, soprattutto giocare con altri bambini, amici e parenti: se hanno una vita reale non cercano una vita virtuale. Da diverse ricerche è stato pro­vato che i ragazzi stanno più volentieri con le persone vive che con le immagini.

La famiglia è la prima educatrice della fede, come sollecitare e incre­mentare il protagonismo dei genitori nella forma­zione cristiana?

Ritengo che le parrocchie non debbano soltanto cura­re una seria preparazione al matrimonio e che questa oggi deve essere molto più impegnativa e prolungata ri­spetto al passato, in quanto, la formazione non può essere solo dottrinale, ma esperien­za concreta di vita cristiana e quindi scoperta della fede. Essa deve essere esercizio pratico di preghiera, dialogo, impegno caritativo. Varie di­mensioni della vita cristiana vanno vissute già prima della celebrazione sacramentale, in modo da giungervi con una responsabilità che dia mag­giori garanzie per il futuro.La Familiaris Consortioe tanti altri interventi dei Papi hanno messo in evidenza, infatti, che è necessaria la formazione permanente per le coppie di sposi e per i genitori mediante incontri, gruppi, associazioni, movimenti, etc. C’è bisogno di tutta una programmazione che porti la famiglia a non esse­re isolata, entrare in una rete di amicizia, di spiritualità, di convivialità, di aiuto pratico per iniziative concrete: insie­me si possono compiere atti­vità veramente meravigliose, a cominciare dall’adozione e dai disabili.

Adolfo Putignano

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