Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa
Nella nostra diocesi, l’Arcivescovo promuove relazioni e incontri di fraternità e di spiritualità con persone che vivono situazioni di separazione o di divorzio. L’intera comunità cristiana deve sperimentare maggiori forme di consolazione e di speranza per queste persone?
Certo, esse si devono sentire maggiormente amate dalla Chiesa e, attraversola Chiesa, da Cristo e da Dio, devono sperimentare concretamente che sono pure valorizzate per quello che possono dare alla vita della comunità. Sono in comunione, anche se non piena finché rimangono in una situazione in contrasto con il Vangelo. Naturalmente, non sono in piena comunione dal punto di vista visibile, perché poi amore e responsabilità li valuta in pienezza solo Dio. Pur non potendo essere ammessi all’Eucarestia, hanno a disposizione, come affermava Giovanni Paolo II, altre vie per incontrare la paternità e la misericordia di Dio.
Bisogna, pertanto, aiutarli a sentirsi dentro la Chiesa, cioè partecipi della sua vita, attività e missione… È importante che siano umili e non pretendano di stabilire cosa è bene e male. È fondamentale che preghino, per conoscere sempre meglio la volontà di Dio e ricevere l’aiuto, la forza e la grazia per compierla, attuino il bene di cui sono capaci, s’inseriscano e abbiano fiducia nella Chiesa, nella fraternità di tutti e nella misericordia del Signore.
Ritiene che i mass media ricoprano un ruolo eccessivo nel rapporto educativo rispetto alla famiglia e alla scuola?
Sì, anche questo è un grande problema. Purtroppo, i media obbediscono prevalentemente all’esigenza di audience e quindi al solo profitto economico. Le associazioni di famiglie dovrebbero, pertanto, essere più presenti e mettere in atto un boicottaggio dell’audience di tali mezzi. C’è da rilevare ancora che oggi Internet è pervasivo, per cui i figli, specialmente se piccoli, devono stare molto con gli adulti, utilizzare i media insieme con gli educatori, soprattutto giocare con altri bambini, amici e parenti: se hanno una vita reale non cercano una vita virtuale. Da diverse ricerche è stato provato che i ragazzi stanno più volentieri con le persone vive che con le immagini.
La famiglia è la prima educatrice della fede, come sollecitare e incrementare il protagonismo dei genitori nella formazione cristiana?
Ritengo che le parrocchie non debbano soltanto curare una seria preparazione al matrimonio e che questa oggi deve essere molto più impegnativa e prolungata rispetto al passato, in quanto, la formazione non può essere solo dottrinale, ma esperienza concreta di vita cristiana e quindi scoperta della fede. Essa deve essere esercizio pratico di preghiera, dialogo, impegno caritativo. Varie dimensioni della vita cristiana vanno vissute già prima della celebrazione sacramentale, in modo da giungervi con una responsabilità che dia maggiori garanzie per il futuro.La Familiaris Consortioe tanti altri interventi dei Papi hanno messo in evidenza, infatti, che è necessaria la formazione permanente per le coppie di sposi e per i genitori mediante incontri, gruppi, associazioni, movimenti, etc. C’è bisogno di tutta una programmazione che porti la famiglia a non essere isolata, entrare in una rete di amicizia, di spiritualità, di convivialità, di aiuto pratico per iniziative concrete: insieme si possono compiere attività veramente meravigliose, a cominciare dall’adozione e dai disabili.
Adolfo Putignano















