Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa
INTERVENTO/Le prospettive dopo le parole del Papa a Milano e quelle dei relatori giunti a Lecce per il Convegno.
NELLA COMUNITÀ CRISTIANA IL SENSO VERO DELLA FESTA
Il lavoro non può essere visto come un castigo di Dio, una sottomissione, una legge del mercato, del guadagno a tutti i costi.
Fino a qualche tempo fa, la parola “famiglia” portava alla mente scene di sposi in chiesa con abito bianco, organo, fiori sull’altare e benedizione del sacerdote; richiamava genitori con figli sulle spalle, nonni e nipotini a passeggio nel parco. Ora non più. Al termine “famiglia” al singolare si sta sostituendo quello di “famiglie” al plurale, quasi mettendo sullo stesso piano il matrimonio uno e indissolubile, formato da un uomo ed una donna, con le convivenze, le unioni omosessuali. Quella fatidica frase: “… uniti finché la morte non vi separi…” sembra avere oggi il sapore di Medio Evo.
Ma è proprio vero che chi difende la famiglia è antiquato, arroccato a difendere strenuamente dei “valori tradizionali” ormai passati di moda, chiuso alle novità del mondo di oggi, alle libertà civili?
Al VII Convegno internazionale sulla Famiglia a Milano alla fine di maggio e nel Convegno Pastorale Diocesano il tema della famiglia è stato ripreso e visto anche nel suo rapporto con il lavoro e la festa.
Si, lo sappiamo che avere un lavoro significa potersi sposare e dare un avvenire a moglie e figli, ma è solo questa l’idea di lavoro che bisogna avere o si può parlare anche di lavoro che non riguarda solo il singolo, ma il noi, un lavoro che rispetti la persone nelle sue esigenze non solo economiche, ma anche sociali, psicologiche e spirituali?
E la festa, aiuta la famiglia a crescere in unità, in armonia, in serenità? Ricordiamo con nostalgia le belle feste patronali quando tutta la famiglia si vestiva a festa con il vestito delle grandi occasioni, si andava a Messa, si passeggiava insieme, ci si ritrovava a tavola e la sera si usciva per “mirare ed essere mirati”. È possibile che oggi parlare di festa significhi solo discoteca, stadio, massa di giovani a concerto dove ci si ubriaca e la droga non di rado è di casa? E per Dio, c’è ancora posto nella festa? La domenica, il giorno del Signore, è solo un giorno di riposo, di sport, di gite, di casa al mare o c’è ancora spazio per la preghiera comunitaria o personale, perla Messanella propria comunità con i figli, per la visita ai genitori anziani o ai parenti ammalati o per il volontariato a servizio della comunità?
Per il problema della famiglia si è detto che non possiamo stare a guardare sfiduciati il mondo che va per la sua strada, e, sgomenti, sentirsi impotenti a contrastare un laicismo, un individualismo, un materialismo che sembrano farla da padroni. Occorre agire prima di tutto sul piano culturale, come i cristiani nei primi secoli della Chiesa, ma soprattutto, senza complessi di inferiorità, affermare con coraggio il nostro stile di vita che ha tanto da dire ancora alla società di oggi.
Non possiamo più accontentarci di vedere tanti giovani che si sposano in chiesa, scegliendo semmai che chiese più belle architettonicamente e poi separarsi e divorziare come tanti altri che si sposano solo civilmente. È necessario un cammino di formazione lungo per i giovani che intendono seguire la vocazione al matrimonio e poi frequentare dei “Corsi prematrimoniali” utilissimi, ma che devono essere l’ultima tappa prima del matrimonio dopo una adeguata preparazione.















