Il Card. Ennio Antonelli: La Famiglia cuore della Chiesa
GESÙ E IL LAVORO
Certamente. Gesù di Nazareth ci insegna che ogni lavoro, anche quello manuale e il più umile e il più stressante, ha dignità umana, in quanto rimanda alla persona coinvolta, in obbedienza alla volontà originaria del Creatore. Se dunque al centro deve stare la persona – prima ancora del ruolo, delle competenze esercitate o dei talenti posseduti – si rende necessario denunciare fenomeni quali ad esempio “le discriminazioni inaccettabili nell’ambito della retribuzione economica e delle pensioni o “la precarietà” in cui i giovani si trovano a vivere in molte parti del mondo. Questo costituisce di fatto una pesante ipoteca sul futuro delle famiglie e, di riflesso, della società. Le cosiddette leggi del mercato non devono forse essere, loro stesse, regolate perché il mercato sia per l’uomo e non l’uomo per il mercato?
Pensare ad un mercato “dalla parte della famiglia” significa, in primis, impegnarsi per creare occupazione, senza dimenticare che la questione non è solo economica, perché il lavoro è partecipazione responsabile, all’edificazione della città.
Il mercato del lavoro “formato famiglia” è quello che riesce a raggiungere “un’alleanza positiva, tra la vita di lavoro e la vita di famiglia” tenendo presente soprattutto l’universo femminile che porta il grosso peso della cura dei figli.
Un’economia dal volto umano non può ,infine, non interrogarsi sui costi sociali delle migrazioni, che toccano sia le famiglie migranti, sia l’esercito di badanti, colf, ecc.: “donne che hanno lasciato marito e figli pur di riuscire a guadagnare il necessario”.Sarebbe opportuno, guardare per es. all’esperienza di Milano, dove il card. Tettamanzi, nel Natale del2008 ha lanciato il Fondo famiglia e lavoro per offrire una risposta alle persone più colpite dalla crisi. È necessario rilanciare la sfida per la solidarietà e i diritti, in un’ottica necessariamente globale, perché “la vita e la salute di un operaio cinese valgono tanto quanto quelle di un italiano”. Questo obbliga gli imprenditori a “delocalizzazioni responsabili” delle aziende al di fuori dei confini nazionali. La solidarietà non è “un semplice e sia pur nobile sentimento etico”, ma un principio insostituibile anche per la crescita dell’economia di un paese.















