Il Caso Salento/Identità frantumata?
Riforme in cambio di flessibilità: è il senso dell’accordo europeo raggiunto a Bruxelles la scorsa settimana. Una possibile boccata d’ossigeno per l’Italia o aria fritta? Sul punto i giudizi sono contrastanti, ma c’è la sensazione che una flessibilità limitata e condizionata dall’occhialuto controllo tedesco, non è la ricetta migliore per lenire i mali del Belpaese. Cinque anni di recessione ci consegnano una realtà segnata dal peggioramento di tutti i parametri economici. Il debito è al 135% del Pil (oltre 2.120 miliardi) e le previsioni di crescita per il 2014 (0,2%)
non lasciano intuire nulla di buono. Una fase negativa che nel Mezzogiorno tiene la popolazione in bilico tra povertà e mancanza di lavoro, e i giovani nell’inferno della disperazione. Domanda: in un’economia debole, ha senso condizionare gli interventi di stimolo alla crescita – che servono subito – ad una sorta di riformismo compulsivo dalle ricadute incerte?
Oggi si parla di Spending Review e di attacco alla spesa pubblica e ai costi della politica. Si tratta di punti delicati che andrebbero meglio circoscritti per evitare che spinte demagogiche possano investire presidi quali la democrazia rappresentativa e gli Istituti attraverso i quali si realizza; organismi e uffici che rafforzano l’identità dei territori e li fanno funzionare; e, infine, il sistema di protezione sociale.
Il caso del Salento, che vede frantumarsi un patrimonio di Istituti pubblici intorno ai quali si è storicamente costruita e cresciuta la sua identità, desta preoccupazione. La Provincia svuotata; Tar, Camera di Commercio, Sovrintendenza ed altri Presidi amministrativi in via di smantellamento, sono la risposta sbagliata all’esigenza di limitare burocrazia e spesa pubblica. Sono decisioni che pesano su una realtà, come la Terra d’Otranto, impegnata negli ultimi decenni a costruire una prospettiva di sviluppo e che ora vede il percorso di rinascita disseminato di ostacoli. L’Italia ha bisogno di riforme avvedute, ma soprattutto di una cura shock per la crescita fatta di investimenti nei settori strategici, taglio delle tasse, rilancio dei consumi e Piano straordinario per il lavoro. È il solo modo virtuoso ed efficace per attaccare la montagna di debito pubblico al quale è incatenato il Paese.
Adelmo Gaetani
















