Il Contributo/Al lavoro per un Turismo di qualità
Si dice in giro e si legge sui giornali che nel Grande Salento la presenza di turisti è soddisfacente. C’è chi aggiunge: sì, ma… non è turismo di qualità. Da premettere che la “qualità” in sostanza attiene al potenziale economico del turista, che però spesso è costretto a non “spendere”, perché non trova l’humus corrispondente, vale a dire l’offerta di servizi eccellenti. Ci si domanda poi che cosa bisognerebbe fare per raggiungere tale qualità. Noi siamo più o meno digiuni di marketing e non abbiamo idee molto chiare, e tuttavia osiamo supporre che siano in pochi ad avere la giusta ricetta. Proviamo allora a restringere il campo al settore dei Beni Culturali, che più direttamente ci interessa, alla loro tutela e valorizzazione quali fonti di servizi offerti al visitatore finalizzati a informarlo in modo corretto ed efficace. Sono stati appena nominati dal Ministro Franceschini i venti direttori-manager dei musei italiani ritenuti più importanti. Ebbene, il leitmotiv dei loro programmi è l’innovazione. Negli ultimi tempi, infatti, specie con la crisi finanziaria, il rapporto con il pubblico è profondamente cambiato. Certo è che si dovrebbero mettere in campo delle sinergie: con imprese e con esperti locali di turismo e di situazioni ambientali e paesaggistiche, con l’Università, anche con piccole associazioni; puntare poi sul prolungamento degli orari, attivare o incrementare un servizio-navette che ogni trenta minuti conducano a ben individuati luoghi di particolare interesse storico e artistico; promuovere giornate speciali mirate a coinvolgere determinate fasce di pubblico.
Occorre divulgare efficacemente la ricchezza di civiltà che abbiamo con audioguide intelligenti che possano fornire informazioni didattiche in diverse lingue con una nuova forma di comunicazione, basata su apporti multimediali e digitali in un’alleanza strategica con la tecnologia applicata alla didattica. La didattica, dulcis in fundo. Essa richiede servizi speciali dedicati alla riscoperta della storia e dell’arte che non a caso, nel ripensamento delle politiche della pubblica istruzione, da quest’anno la scuola amplia l’offerta formativa anche con lo studio dell’arte e delle tecniche artistiche. Il nostro pensiero corre al museo-scuola di cui parlava nel 1945 un grande storico dell’arte come Lionello Venturi, corre a quell’antica lezione che i nuovi direttori-manager mostrano di non ignorare: fare del museo (e di ogni raccolta di beni artistici) una seconda scuola che integri l’istruzione libresca con l’istruzione visiva. Ne consegue la necessità di guide turistiche ulteriormente qualificate, magari scelti fra i laureati nella nostra Facoltà dei Beni culturali. Si dirà che la finanza pubblica è ridotta sul lastrico, e questo non aiuta, sicché non dovrebbe mancare la collaborazione della mano privata. Si potrà aggiungere il grave disagio dei collegamenti ferroviari, che sono la causa di non trascurabili rinunzie, specie tra i meno giovani, a raggiungere la nostra ridente Penisola. La battaglia di questi giorni per il Frecciarossa è indiscutibile e sacrosanta. Ci aiuti Domineddio.
Salvatore Spedicato
















