IL DONO DELL’ARCIVESCOVO PER LA FESTA DELLA CHIESA LOCALE
LA DEDICAZIONE/E AL VESCOVO SI REGALAVA LA ‘SPASA DI MONSIGNORE’
LA RICONSACRAZIONE DOPO LO “SPOSTAMENTO DEI MURI”
Più volte è comparsa su questo foglio di casa nostra questa data senza dubbio solenne per la nostra arcidiocesi; nel ricordo della dedicazione del suo Duomo, Madre di tutte le Chiese della sede metropolitana che ci accoglie. “Deo dicata” in onore di Maria SS. Assunta e dei nostri Santi Patroni. Perché non il 17 dicembre del 1670, quando fu aperta al culto, frettolosamente, per le esequie di mons. Luigi Pappacoda che l’aveva voluta e realizzata? Forse non ancora completa nelle rifiniture del suo odierno splendore che attira tanti turisti venuti a visitare Lecce. La ragione storica sta nel fatto che in questi 87 anni di attesa si dubitava se fosse necessaria una “riconsacrazione” della seconda Cattedrale dedicata dal Vescovo Roberto Volturico nel 1213 per il crollo della prima edificata nel 1114 dal Vescovo Formoso Bene.
Tomba di Mons. Alfonso Sozy Carafa – Cattedrale di Lecce
Il dubbio lo risolse in favore dell’ultima data (1757) il Vescovo Alfonso Sozy Carafa, (beneventano) già presule di Vico Equense (1751 – ‘83), in favore della riconsacrazione ritenendo “spostati” i muri perimetrali che richiedevano assolutamente una riconsacrazione. Fino al ‘913, quando S. Pio X riformò la liturgia santorale trasferendo dalla domenica seguente la data di ogni celebrazione liturgica annuale. Ma per quanto ci riguarda, ciò avvenne soltanto per la celebrazione “interna” alla Chiesa. Quella di Piazza Duomo, invece, rimase alla “prima” domenica di novembre col “paniere del Vescovato”, anticamente chiamato la “spasa di Monsignore”: un omaggio che si faceva al Vescovo in una guantiera per l’ospitalità della piazza. E ciò fino ad oltre la metà del ‘900, quando fu sospesa la vendita dei carretti di legno, trascinati con un’asta dai bambini. E per i quali molti vecchi falegnami non di lusso che in vista di quella data avevano lavorato un anno intero. Il “paniere” si inaugurava con la benedizione, in piviale e mitria, che impartiva il canonico eddomadario che poi celebrava in Cattedrale la messa in canto della domenica senza mitria o altro indumento episcopale. Un rito insolito che iniziava in forma pontificale e poi proseguiva fino alla fine in forma presbiteriale.
Oronzo De Simone
















