Il Figlio di Davide, il Messia d’Israele
A colloquio con Padre Frédéric Manns, uno dei maggiori Biblisti esistenti. Parla della Palestina di Gesù.
Nel 2006 ha pubblicato Que sait-on de Marie et de la Nativité? E sin dal 1977, con un saggio sul giudeo-cristianesimo, ha iniziato a dare alle stampe un considerevole e qualificatissimo numero di studi, oggi fondamentali per i rapporti tra Ebrei e Cristiani. Nell’imminenza del Natale, incontriamo Padre Frédéric Manns, il noto biblista francese che vive a Gerusalemme. Frate dell’Ordine Francescano Minore, egli è uno dei massimi esperti di giudaismo, com’è facile costatare facendo riferimento, ad esempio, a due suoi noti testi sulla Bibliografia del giudéo-cristianesimo, edito nel 1979, e Giudaismo, ambiente culturale e memoria del Nuovo Testamento, pubblicato nel 1992. Il noto studioso, nato il 3 ottobre 1942, direttore della Facoltà delle scienze bibliche di Gerusalemme dal 1996 al 2001, ha approfondito le relazioni tra giudaismo e cristianesimo nei primi secoli con rigorose indagini scientifiche e ricerche esegetiche.
Padre Manns, lei insegna nella Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Nell’imminenza della nascita di Gesù, può parlarci della sua presenza nei luoghi in cui visse Gesù?
Sono stato mandato in Terra Santa per sei mesi, ma questo periodo si è poi protratto e la permanenza si è prolungata per quarantadue anni. È proprio vero che Dio scrive a suo modo la storia. Dovevo solo perfezionare i miei studi a Gerusalemme avendo già completato quelli dell’Istituto Biblico, erano stati previsti, pertanto, pochi mesi, poi il tempo è diventato davvero lunghissimo.
Il fascino di Gerusalemme è costituito dall’incanto del tramonto, delle tante esperienze religiose, da una storia importante per il mondo intero. In particolare, suscitano, molto interesse i monumenti, dal Santo Sepolcro al Muro del Pianto, dalla Via Dolorosa al Calvario, dal memoriale dell’Olocausto Yad Vashem alla Porta di Giaffa… Gli archeologi, poi, hanno tante possibilità di scavare nei siti importanti, Padre, qual è l’aspetto che più la interessa?
Gerusalemme per i biblisti è riferimento fondamentale: la lingua ebraica è parlata, si può vivere la cultura giudaica, si possono comprendere meglio feste come Sukkot, Pasqua, Pentecoste… Si scopre un popolo ancora vivo che continua a sperimentare la vocazione di Abramo. In secondo luogo, si costata che in Terra Santa è stupefacente, straordinaria per l’archeologia. Si nota che la Scrittura non è semplice composizione di generi letterari, ma testimonianza di una realtà che gli archeologi stanno scoprendo ogni giorno. Uno degli ultimi scavi, ad esempio, ha interessato la città di Magdala, rinvenuta con la sinagoga, il foro, i bagni rituali, il porto, stupenda meraviglia. Gli Ebrei ne hanno cercato sempre la parte del periodo di Davide, perché interessa dimostrare che la Terra promessa è stata data a loro già in quel periodo… Invece, dei resti dell’epoca del re Davide essi rinvengono quelli che riguardano il Figlio di Davide, con documentazione archeologica che si riferisce ai tempi di Gesù, cioè al periodo romano; ancora prima di trovare livelli più antichi. È questo il fascino di stare a Gerusalemme. Ogni anno ci sono scoperte archeologiche e si appura sempre più che il testo della Scrittura appartiene davvero alla terra e alla storia d’Israele. E che quindi c’è realmente una storia biblica, come una geografia biblica, molto importante e sempre di più svelata e conosciuta.
Dal 1972 è stato docente di esegesi neotestamentaria in un ateneo molto specializzato. Gerusalemme rimane ancora molto qualificata nella ricerca biblica?
Sì, vi sono, innanzi tutto, tre diverse facoltà di teologia. C’è l’università ebraica, dove si preparano anche i rabbini alla lettura giudaica della Scrittura e c’è un centro di studio del Nuovo Testamento. I Padri Domenicani gestiscono l’École Biblique, ben nota per la celebre Bibbia di Gerusalemme; essi hanno compiuto pure un lavoro eccezionale riguardo ai testi di Qumran, che consentono di conoscere gli Esseni, una piccola comunità del deserto di Giuda. Dal 2002, poi, la Santa Sede ha voluto che i Francescani s’impegnassero nell’istituzione di un istituto biblico, come quello di Roma. Quest’anno, esso è frequentato da più di ottanta studenti, le iscrizioni femminili sono crescenti. Obiettivo è la conoscenza approfondita della Parola. S’inizia introducendo bene alla conoscenza delle lingue bibliche e ogni giovedì si compiono escursioni archeologiche al fine di far conoscere la geografia biblica e la storia delle tradizioni. I nostri studenti impiegano cinque semestri per conseguire il titolo accademico della licenza e successivamente possono ottenere il dottorato.
La situazione di Gerusalemme resta condizionata da un perdurante dissidio tra i residenti e non di rado da repentini fatti di violenza, data la conflittualità in Gaza e Cisgiordania. Non mancano azioni avverse nei confronti degli stranieri.
Noi non svolgiamo attività politica, per cui, nonostante l’attuale situazione molto tesa e il fatto che viviamo nella città vecchia, l’attività accademica si svolge secondo i programmi e possiamo continuare gli studi normalmente, senza grande difficoltà…
Jésus, Fils de David, è un suo testo pubblicato nel 1994. Oltre al rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, lei ha trattato più specificatamente il Vangelo di Giovanni. E, soprattutto, segue da vicino gli studi su Gesù…
Gli stessi studiosi dell’Università ebraica hanno compreso che i testi del Nuovo Testamento sono stati scritti da Ebrei per convincere gli Ebrei che Gesù è il messia d’Israele: anche loro, quindi, cominciano ad aprirsi, poiché persino gli archeologi ebrei, quando scavano e trovano rinvenimenti archeologici, devono prendere in mano le fonti letterarie del Nuovo Testamento.
A cura di Alberto Taurino e Christian Tarantino

















