Pubblicato in: Ven, Mar 13th, 2015

Il Patrimonio offeso/La Memoria è ciò che ci ricorda

Convinti come non mai che vive­re il presente ed immaginare il futuro non può prescindere dalla conoscenza e dalla condivisione del passato, ma ancor più che la memoria non è ciò che ricordiamo ma tutto ciò che ci ricorda, siamo ogni giorno colpiti dallo stato di abbandono in cui langue la quasi totalità del patrimonio artistico italiano, che, da nord a sud/da est ad ovest e viceversa, cade a pezzi giorno dopo giorno, sollecitando urgenti terapie e ignorando del tutto il termine prevenzione. Di chi la colpa? Ovviamente di nessuno, considerando che solo nel momento in cui ci sono da attribuirsi meriti si verifica il sovrapporsi caotico e ad alta voce della frase “io, c’ero”, e quindi di tutti e di tutto. Prima inter pares una “formazione” (alta o bassa che sia) carente sotto tutti i punti di vista che sembra aver abdicato al suo ruolo didattico e formatore, e, subito dopo e/o nello stesso tempo, la logica e conseguente gestione della res publica, regolata sovente dal principio di Peter. Ma quanto potrà durare, ancora, questo bellissimo paese, vero ed inestimabile museo all’aperto? Quanto potrà resistere il nostro barocco alle intemperie atmosferiche e alle perturbazioni gestionali?

ricordo

Basta andar per chie­se e per palazzi, per piazzette e per conventi, per rendersi conto della continua e molteplice aggressione a cui sono sottoposte queste ecce­zionali ricchezze, che appartengono al mondo e che mostrano le ferite del tempo e le offese ad opera degli uomini contemporanei. Quella pietra che si frantuma e polverizza sotto mol­teplici assalti. Cosa fare, allora? Restaurare, restaurare, restaurare, direbbe e dice qualcuno! Quindi, è solo questione di fondi? A ben guardare, riteniamo che non sia del tutto così. Fondamentali, a nostro avviso, sono le competenze e la passione, ovvero la capacità di far nascere una disponibi­lità all’ascolto e quindi di informare e coinvolgere una quantità sempre più ampia di gente, superando le diffidenze e le contrarietà. Ovvero, insegnare ad amare il nostro passato per consegnarlo al futuro. E questo a partire dalla più tenera infanzia. Impegniamoci tutti, allora, nella costruzione di un “progetto”, e crediamoci. A meno che non si voglia cancellare il ricordo. 

Toti Carpentieri

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